Interviste

Teatro: Romeo Castellucci, un italiano al Festival d’Avignone
Primo italiano scelto come 'artista associato' della manifestazione dedicata al teatro, porterà al Festival la sua trilogia dedicata alla Divina Commedia: 'Inferno, Purgatorio, Paradiso', dal 5 al 26 luglio in tre location della città-teatro che si trasformeranno in palcoscenico per il capolavoro dantesco
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Avignone, 8 lug. (Pronto Italia) – Dopo il regista tedesco Thomas Ostermeier, l’artista fiammingo Jan Fabre, il coreografo ungherese Josef Nadj e il regista francese Frédéric Fisbach, quest’anno è un italiano a ricevere l’incarico di “artista associato” al Festival di Avignone, una delle manifestazioni più importanti per lo spettacolo dal vivo contemporaneo, giunta alla sua 62esima edizione. Romeo Castellucci (nella foto), classe 1960, direttore artistico della Socìetas Raffaello Sanzio che fondò nel 1981, presenterà in anteprima mondiale proprio al festival francese la sua nuova creazione: la trilogia ispirata alla Divina Commedia, “Inferno, Purgatorio, Paradiso”. Composta da tre spettacoli, distinti e autonomi l’uno dall’altro, la trilogia andrà in scena nei luoghi della città-teatro che, ogni anno, si trasformano in palcoscenici per accogliere gli spettacoli della manifestazione. Dal 5 al 26 luglio.
“Castellucci è il primo ‘artista associato’ italiano del nostro festival – ha dichiarato Vincent Baudriller, co-direttore artistico della manifestazione – anche se, come regista, era già stato ad Avignone nel 1998 con il suo ‘Giulio Cesare’. Una presenza particolarmente apprezzata perché Castellucci è uno dei più grandi innovatori della scena contemporanea, in grado di comunicare uno sguardo unico e di portare avanti una ricerca artistica che, oggi, non ha uguali tra gli altri artisti”. Castellucci, dunque, rappresenterà l’Italia e la sua creatività in una delle manifestazioni più apprezzate del settore dello spettacolo dal vivo, un’esperienza che , per il regista, “rappresenta una tappa importante nella relazione che abbiamo instaurato con il Festival di Avignone, ma soprattutto – ha spiegato Castellucci – è l’occasione per incontrare il pubblico e per mettere in discussione il mio lavoro. Il Festival – ha spiegato il regista – è un laboratorio artistico ed umano. Qui, si può incontrare ‘l’altro’, un incontro che aiuta a comprendere il proprio mestiere”.
Per quanto riguarda lo spettacolo che porterà in scena nelle tre location della Cour d’Honneur del Palazzo dei Papi, nel Parc des Expositions-Chateaublanc e nell’Eglise des Célestins, il regista ha spiegato: “La Divina Commedia è un progetto impossibile, sia chiaro. La grandezza del libro eccede il letterario e, teatralmente parlando, lo fa girare a vuoto”. Il segreto per portare in scena il capolavoro dantesco sta, dunque, “nell’essere Dante – ha spiegato il regista – assumere il suo atteggiamento come all’inizio di un viaggio nell’ignoto. Dire l’opera come se non fosse mai stata scritta, mai detta. Assumersi questa responsabilità, questa totale esposizione al ridicolo. Bisogna fare Dante, essere Dante e non la sua opera”. Per vedere l’opera in Italia bisognerà aspettare l’autunno, quando Castellucci porterà la prima parte, “Inferno”, a Modena, nell’ambito di “Vie Scena Contemporanea Festival, il 16, il 17 e il 18 ottobre.
“Castellucci è il primo ‘artista associato’ italiano del nostro festival – ha dichiarato Vincent Baudriller, co-direttore artistico della manifestazione – anche se, come regista, era già stato ad Avignone nel 1998 con il suo ‘Giulio Cesare’. Una presenza particolarmente apprezzata perché Castellucci è uno dei più grandi innovatori della scena contemporanea, in grado di comunicare uno sguardo unico e di portare avanti una ricerca artistica che, oggi, non ha uguali tra gli altri artisti”. Castellucci, dunque, rappresenterà l’Italia e la sua creatività in una delle manifestazioni più apprezzate del settore dello spettacolo dal vivo, un’esperienza che , per il regista, “rappresenta una tappa importante nella relazione che abbiamo instaurato con il Festival di Avignone, ma soprattutto – ha spiegato Castellucci – è l’occasione per incontrare il pubblico e per mettere in discussione il mio lavoro. Il Festival – ha spiegato il regista – è un laboratorio artistico ed umano. Qui, si può incontrare ‘l’altro’, un incontro che aiuta a comprendere il proprio mestiere”.
Per quanto riguarda lo spettacolo che porterà in scena nelle tre location della Cour d’Honneur del Palazzo dei Papi, nel Parc des Expositions-Chateaublanc e nell’Eglise des Célestins, il regista ha spiegato: “La Divina Commedia è un progetto impossibile, sia chiaro. La grandezza del libro eccede il letterario e, teatralmente parlando, lo fa girare a vuoto”. Il segreto per portare in scena il capolavoro dantesco sta, dunque, “nell’essere Dante – ha spiegato il regista – assumere il suo atteggiamento come all’inizio di un viaggio nell’ignoto. Dire l’opera come se non fosse mai stata scritta, mai detta. Assumersi questa responsabilità, questa totale esposizione al ridicolo. Bisogna fare Dante, essere Dante e non la sua opera”. Per vedere l’opera in Italia bisognerà aspettare l’autunno, quando Castellucci porterà la prima parte, “Inferno”, a Modena, nell’ambito di “Vie Scena Contemporanea Festival, il 16, il 17 e il 18 ottobre.
 














