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Nell'immagine il centro storico di Campobasso

Molise: la provincia di Campobasso




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(Pronto Italia) - Usciamo dalla A14 a Termoli per risalire, con molte deviazioni, la valle del Biferno fino a Bojano, nel massiccio del Matese. Termoli è da vedere con la vostra guida personale. Non mancate, comunque, di visitare il borgo antico, di impianto medievale, ancora cinto da mura, costruito su uno sperone di roccia che si affaccia sul mare. Ricordate il duomo romanico e il castello quattrocentesco, che si può visitare in occasione di mostre. Verso sud si incontra Campomarino, dove troverete alcune delle migliori produzioni del Biferno DOC, prima DOC molisana, riconosciuta nel 1983.

Da Campomarino passando per Portocannone – al pari di Ururi fondata dagli albanesi – si arriva rimanendo sulla destra del Biferno a San Martino in Pensilis, dove si possono ammirare il palazzo Baronale di epoca rinascimentale e la settecentesca chiesa di San Pietro Apostolo. Adesso si punta a nord, si attraversa il Biferno e si passa per Guglionesi, un paese dal fascino discreto: centro storico con belle chiese e un, anzi “il”, ristorante della regione: Ribo. Si arriva poi a Montenero di Bisaccia: ottimi salumi tra i quali il “saggiciotto”.

Da Montenero di Bisaccia torniamo verso il Biferno; all’altezza del lago di Guardalfiera,

passiamo per Gualdalfiera e proseguiamo lungo il Biferno finché non troviamo il bivio per Petrella Tifernina: qui lasciamo la 647 e, vicino alla 87, incontriamo Santa Maria della Strada, una chiesa romanica del XII secolo. Isolata e bellissima, è una tra le poche chiese romaniche che non abbiano subito rifacimenti. Se vi fermate a Petrulla, dominante la valle del Biferno, guardate la chiesa romanica di San Giorgio Martire, rifatta nel Settecento.

Dopo Campobasso ci dirigiamo a Ferrazzano e saliamo al paese, arroccato su un colle roccioso a quasi 1000 metri: purtroppo il castello non si può visitare, mentre si può visitare la chiesa parrocchiale che conserva un portale romanico e un pergamo trecentesco. Ritorniamo sulla 645 e percorriamo in direzione sud-est fino a sfiorare il lago di Occhito, dove giriamo a sinistra per Gambatesa: il castello di Alessandro è visitabile e dalle sue torri si godono bei panorami del lago e della valle del Tapino. Nel Cinquecento il castello fu trasformato e ci sono saloni affrescati.

Da Gambatesa a Riccia, piacevole borgo di impianto medievale adagiato tra due colline (710 metri sul livello del mare), dominato da una torre svettante. La chiesa rinascimentale della Madonna delle Grazie, la chiesa di Santa Maria Assunta e i vicini resti di un castello angioino meritano una visita. Attraverso Jelsi, da vedere, si raggiunge Cercemaggiore (930 metri sul livello del mare) e da qui si può raggiungere il Monte Saraceno, che conserva i resti di una “città” sannitica con mura di cinta a tre porte. Ci dirigiamo su Vinchiaturo e poi su Sepino: 698 metri sul livello del mare. Siamo vicini ai confini con la Campania e perciò al Matese campano, ancora bei boschi e belle perle da vedere: Saepinum, città romana del I secolo ragionevolmente ben conservata, e un po’ più a monte, su un lato del colle, la Sepino sannitica distrutta dai Romani, della quale si vedono i resti delle mura. Da vedere anche Santa Cristina.

Da Sepino si punta su Bojano (482 metri sul livello del mare), già sede vescovile. Prima di arrivare a Bojano si può lasciare la SS 87 e deviare per Campochiaro, delizioso borghetto medievale sulla cima di un colle, vicino al quale c’è un tempio italico del II secolo avanti Cristo. Bojano è da vedere. Ricordo che era un centro importante nel periodo della transumanza pianura-montagna e viceversa, e ancora oggi è importante per la produzione del fiordilatte e di altri latticini. Lasciamo Bojano e la 87 e dirigiamoci su Campitello Matese, dove si produce l’omonimo eccellente pecorino: sapore forte, persistente, piccante. Riprendiamo la 87 per Isernia, Venafro e poi la A1, oppure Venafro, Benevento e la A1.


 

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