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Nell'immagine Castellaneta, posta su una  cima delle gravine delle murge

Puglia: le Murge




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(Pronto Italia) - Per secoli gli scambi commerciali e culturali, le tensioni, le guerre, le paci sono stati e sono il legame della Puglia con il suo Oriente: Grecia, Bisanzio, Albania, Turchia. La gente pugliese ha avuto, giustamente, il plauso di tutto il mondo per l’accoglienza umana verso i profughi in fuga. E’ un plauso che va esteso anche alle generazioni precedenti, sempre pronte ad accogliere persone, idee. Può apparire perciò strano che il periodo più luminoso della storia dell’architettura pugliese, e uno dei più grandi del nostro Paese, il romanico pugliese, inizi sul finire dell’XI secolo con la completa cacciata dei Bizantini da parte dei Normanni e la conseguente possibilità, da parte della Chiesa cattolica, di latinizzare genti di cultura con forti accenti greci.

E’ il periodo d’oro delle cattedrali (Bari, Giovinazzo, Bisceglie, Trani, Bitonto), continuato con Federico II a Ruvo di Puglia e, sul finire del Duecento, con la basilica del Santo Sepolcro di Barletta, mentre rimangono, e lo abbiamo già segnalato in altra occasione, ricordi e impronte bizantine: per esempio, nel Duomo Vecchio di Molfetta del XII secolo, le cupole hanno una forte impronta bizantina, così come la cattedrale di Canosa. E tra queste architetture un unicum assoluto: Castel del Monte di Federico II.

Mi sono lasciato trasportare, ma ho una scusante: il cibo come fatto culturale nasce e vive con una determinata cultura ed è sottoposto o partecipe o attore di tante influenze più o meno forti. Di più, questi straordinari monumenti, pensati da eminenti architetti e artisti, per essere realizzati avevano bisogno di numerosi e straordinari artigiani, frutto di una cultura che però – grazie a Dio - veniva influenzata dalle idee dei grandi artisti: ecco il circolo vitale artista–artigiano. Togliete all’Italia gli artigiani: diventerebbe un Paese qualsiasi.

Usciamo dalla A14 a Bari al castello di Bari nord e puntiamo a nord-ovest per Bitonto (116 metri sul livello del mare) dove è da vedere la cattedrale dell’XII secolo a piazza Cavour, costruita sul modello di San Nicola a Bari. A Villa Pannone, sempre a Bitonto, c’è un gigantesco pino di Aleppo di 3,9 metri di diametro per 25 di altezza; in località Murgia Ragadeo c’è un altro pino di Aleppo di 4 metri di diametro per 14 di altezza. Vedremo oliveti bellissimi a sinistra e a destra; infine Giovinazzo, con una cattedrale dell’XII secolo (poi rimaneggiata tra il Cinque e il Settecento) posta nel cuore del centro storico, chiuso da mura quattrocentesche. Sempre tra gli olivi proseguiamo per Molfetta. E’ del 1148 il patto stipulato tra Molfetta e Ragusa (oggi Dubrovnik) dall’altra parte dell’Adriatico, su pesca e commerci. Il centro storico, in cui sono necessari restauri, è sul promontorio corto e largo di fianco al porto, dove si affaccia il Duomo Vecchio. Da visitare il centro con le sue strade che seguono, in lungo, la curvatura del promontorio. La Cattedrale Nuova del Seicento è fuori dal promontorio, alle spalle del quale, ordinatamente, è cresciuta la città. Da visitare, vicino alla città, tra la SS 16 per Bisceglie e la strada per Ruvo di Puglia, il Pulo, una cavità a forma di imbuto (35 metri di profondità e 130 di larghezza) dovuta all’erosione del terreno calcareo; in età neolitica, sulle sue pareti furono scavate grotte. Tra gli olivi si prosegue per Bisceglie, fondata nel 1042 da un vassallo di Roberto il Guiscardo. Da visitare la cattedrale romanica la piccola chiesa romanica in piazza del Mercato e le due torri superstiti di un castello normanno. Il dolmen di Chianca si trova sulla strada per Corato, all’incrocio con la A14 a sinistra.

Scegliendo la strada lungo il mare arriviamo a Trani. Nel Medioevo fu il porto mercantile più importante, vegliato dalla cattedrale; gli ordinamenta maris a prescindere dalla data (secondo una parte degli studiosi il 1603) sono un importante codice di navigazione. Da visitare con cura. Come con cura è da visitare il centro storico, il castello di Federico II, l’unico sul mare. La parte nuova della città si è sviluppata ordinatamente verso terra. Pochi minuti e siamo a Barletta. Da visitare con grande cura: il Colosseo, la chiesa del Santo Sepolcro, il duomo, il castello, piazza della Sfida (come si fa a non parlare, ricordo ancora “La disfatta di Barletta” visto al cinema – teatro di Terranova Bracciolini, il mio paese), il Museo civico con, tra l’altro, 170 opere di Giuseppe de Nittis, nato proprio qui a Barletta, e il busto duecentesco di Federico II.

Con la 93 puntiamo a occidente: sulla destra apparirà, dopo pochi chilometri, il castello di Canne della Battaglia, a Canne, vicino l’Ofanto, dove Annibale sconfisse i Romani nel 216 avanti Cristo. Torniamo indietro, riprendiamo la 93 e arriviamo a Canosa di Puglia (105 metri sul livello del mare), che dal suo declivio guarda la valle dell’Ofanto e il Tavoliere. Da visitare con cura e con la vostra guida personale: la cattedrale dell’XI secolo la tomba di Boemondo, il battistero di San Giovanni, il Museo civico, gli ipogei Lagrasta, la basilica di San Leucio e, nei dintorni, Santa Sofia, il ponte romano a monte di quello moderno sull’Ofanto. Da Canosa ad Andria sulle pendici delle Murge: da visitare la cattedrale, il palazzo Ducale, la chiesa di Santa Maria dei Miracoli e il monumento della Disfida di Barletta sulla strada per Corato, dopo 6 chilometri. Ad Andria, il conte Onofrio Spagnoletti Zeuli produce un eccellente olio extra vergine di oliva Terre di Bari DOP, da olive proprie frante in azienda e da vino Castel del Monte DOC. Merita una visita.

Da Andria a Castel del Monte, su una bella strada tra le colline dolci ornate di oliveti e vigneti. Il castello di Federico II (540 metri sul livello del mare) è, come la figura del suo signore, un’inattesa, straordinaria, benefica novità. Visitatelo con calma e rivolgete un pensiero al Settembre andriese, quando nel cortile del castello si tengono concerti di musica classica. Castel del Monte DOC (26 luglio 1971) comprende sette comuni in provincia di Bari. Numerose le sottodenominazioni, alcune indicanti vini monovarietali, altre uvaggi: in questo caso abbiamo il bianco, il rosso, il rosato. Il bianco: uve Pampanuto e altre a bacca bianca. Il rosato: Bombino nero e, fino a un massimo del 35%, uva di Troia più Sangiovese, Montepulciano, Aglianico, Pinot Nero. Rivera produce varie tipologiie di Castel del Monte DOC, in particolare monovarietali Pinot Bianco Chardonnay, Sauvignon, Aglianico Rosato. Santa Lucia produce Castel del Monte DOC Rosso da uva di Troia come base. Per quanto riguarda l’olio extra-vergine di oliva, sono da segnalare, con felicità, i produttori che in questa bellissima Regione producono un olio veramente sublime. L’olio extra-vergine di oliva di Andria, in genere, si ricava dalla varietà Coratina: colore oro-verde intenso, fruttato; ben diverso dall’olio di Bitonto (a pochi chilometri), che è ottenuto dalla varietà Cima di Bitonto, altrove nota come Ogliarola, color verde oro, profumi mediterranei, gusto pieno, maturo, quasi dolce, che chiude con un caratteristico sentore di mandorle: due oli extra-vergine di oliva che onorano la Puglia e il nostro Paese.

Prendendo la 170 arriviamo a Ruvo di Puglia (265 metri sul livello del mare). La cattedrale, del XII-XIII secolo, è tra le più straordinarie della Puglia, da visitare con calma e con la guida: come pure la chiesa del Purgatorio e il Museo nazionale Jatta, con la collezione di reperti raccolti nell’Ottocento da Giovanni e Giulio Jatta. A Ruvo di Puglia trovate due locali per esigenze diverse. A cinque chilometri c’è Terlizzi: da visitare il Museo della civiltà contadina. Importanti attività artigianali: ceramica e terracotte. Torniamo a Ruvo e da lì rechiamoci a Corato: famose le ricotte e, come abbiamo visto sopra, il Castello del Monte DOC. Da Corato, con la 378, deviando negli ultimi chilometri e attraversando una campagna sempre bellissima in ogni stagione, arriviamo a Gravina in Puglia (338 metri sul livello del mare). Da vedere la cattedrale che svetta sulla Gravina, la chiesa del Purgatorio, San Michele scavato nella roccia e il Museo Pomarici Santomasi, nell’omonimo palazzo secentesco. Dal 24 gennaio 1984 è stata approvata la DOC. Gravina di Puglia, che comprende, oltre a Gravina, Poggiorsini, Altamura e Spinazzola. Sono consentite queste uve: Malvasia toscana 40-65% Greco di Tufo e Bianco di Alessano 35-60%, Bombino bianco, Trebbiano toscano e Verdeca fino al 10%. Sono previsti il tipo secco, asciutto, amabile.

Per avere un’idea della Fossa Premurgiana (un solco tra l’Appennino Lucano e le Murge) si può percorrere la SS 97 per qualche chilometro verso Poggiorsini: sulla destra il ciglio delle Murge, a sinistra la fossa. E’ un paesaggio particolare che dà forti sensazioni. Da Gravina ci rechiamo ad Altamura (467 metri sul livello del mare): da vedere la cattedrale, voluta da Federico II, San Nicolò dei Greci e i claustri (quasi duecento), una particolare tipologia urbanistica che sarà piacevole scoprire; belli in modo particolare il claustro Tricarico, il claustro Patella. Un tratto di mura megalitiche si può ammirare in viale Regina Margherita. A circa sette chilometri verso nord, si può vedere il Pulo di Altamura, profondo da 90 metri e largo 500. E’ ben strano, e a mio parere positivo, che, se si domanda che cosa ricorda Altamura, la stragrande maggioranza dirà il pane. In un Paese che in poco meno di trent’anni ha visto sparire il buon pane, fa piacere, insieme ai segni di ripresa del buon pane tradizionale in varie regioni, vedere che nella memoria le cose buone restano. Lo straordinario pane di Altamura si può acquistare in diversi posti o ci si può rivolgere al Consorzio di tutela del pane di Altamura.

Da Altamura arriviamo a Gioia del Colle (360 metri sul livello del mare), dove sono da visitare il castello e, all’interno di questo, il Museo nazionale. La DOC Gioia del Colle è del 23 ottobre 1987 e comprende, oltre Gioia del Colle, altri 14 paesi e una parte del territorio di Altamura. Sono previsti un bianco, un rosato, un rosso e due monovarietali Primitivo e Aleatico. Il bianco è un coupage di Trebbiano toscano (50-70 %) e altri vitigni autorizzati; il rosso e il rosato prevedono Primitivo (50-60%) e Montepulciano, Sangiovese, Negroamaro e Malvasia nera (di questa non più del 10 %), da soli o congiuntamente. Arriviamo a Noci, dove possiamo visitare la chiesa madre di santa Maria della Croce. A Noci, in località Bosco Reggio, c’è una roverella di 4 metri di diametro per 18,5 di altezza. Da Noci arriviamo a Putignano, famosa per il suo carnevale, la sua Grotta e San Pietro. A Putignano, il pastificio Sbiroli produce l’ottima pasta pugliese, secondo tradizione e con i tempi della tradizione.

Proseguiamo per Castellana Grotte, il più grande e bel complesso esistente in Italia. Dopo essere riemersi puntiamo su Conversano (219 metri sul livello del mare). Da vedere il castello, il duomo, la chiesa di San Benedetto, Santi Cosma e Damiano e Santa Caterina poco fuori dell’abitato (pianta a quadrifoglio con cupola centrale). Si passa da Rutigliano e si punta al casello più vicino dell’A14.


 

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