Itinerari

Puglia: il Salento, l’antica terra d’Otranto
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(Pronto Italia) - Partiamo da Porto Cesareo sullo Jonio, all’estremità sud-est del Golfo di Taranto, nel Salento: la via più breve per arrivarci è prendere la fine tronco della A14, poi imboccare la SS 7 in direzione Massafra-Taranto, quindi la SS 7/ter in direzione Taranto-Manduria, e infine, al bivio per Manduria, puntare su Porto Cesareo con la 174. Porto Cesareo è un borgo di circa cinquemila abitanti, l’attività prevalente è la pesca. Ci sono una stazione di biologia e un museo talassografico. A nord-ovest Torre Chianca, a sud-est Torre Squillate, in mezzo una costa bassa resa bellissima anche da alcune isolette che creano giochi di luce straordinari, acqua trasparente.
Riprendiamo la strada in direzione Leverano. Quella di Leverano è una DOC riconosciuta il 12 febbraio 1979 per il vino prodotto nel territorio del comune: bianco da una Malvasia bianca in purezza o con l’eventuale aggiunta di Bombino bianco e Trebbiano toscano fino a un massimo del 35%; rosso e rosato dalle uve di Negroamaro, con aggiunta di Malvasia nera di Lecce, Sangiovese, Montepulciano, fino a un massimo del 35%, e Malvasia bianco fino a un massimo del 10%. Con due anni di invecchiamento e 12,5 gradi può fregiarsi del titolo di riserva.
Da Leverano arriviamo a Copertino, con il suo castello del 1540 e la Collegiata. Copertino DOC: il disciplinare del 29 gennaio 1977 indica i territori di altri cinque comuni in provincia di Lecce e fissa le uve sia per il rosso che per il rosato, in questi termini 70 % Negroamaro; Montepulciano e Malvasia nera di Brindisi o di Lecce 30% massimo; Sangiovese 15% massimo. Con affinamento in rovere per almeno due anni e 12,5 gradi può fregiarsi del titolo di Riserva. E’ prodotto da oltre duecento aziende e, nella versione Rosso Riserva, è uno dei vini pugliesi più interessanti: ottimo abbinamento con carni alla brace e arrosti. Lo si può trovare alla cantina sociale di Copertino.
Arriviamo a Nardò (45 metri sul livello del mare). Deliziosa città che nel corso del Seicento rivaleggiò con Lecce per il primato artistico e culturale. Da visitare con calma: la cattedrale ha una facciata settecentesca e una struttura romanico-medievale; all’interno vedrete archi a tutto sesto e a sesto acuto; piazza Salandra con begli edifici barocchi, la guglia dell’Immacolata, San domenico, Osanna. Nardò DOC: dal 6 aprile 1987 ne fanno parte i comuni di Nardò e Porto Cesareo. Il disciplinare riconosce un rosato e un rosso da uve Negroamaro, con eventuali aggiunte di Malvasia nera di Lecce e Brindisi e Montepulciano. Il rosso con gradazione 12,5 e due anni di invecchiamento può fregiarsi della qualificazione Riserva. Nardò è vicina al mare e perciò puntiamo su Santa Caterina.
Da qui, seguendo la litoranea, ci dirigiamo a sud: Santa Maria al bagno, Lido delle Conchiglie, Rivabella, fino ad arrivare a Gallipoli (12 metri sul livello del mare). Seguendo il lungomare Guglielmo Marconi si sfiora la città nuova, si può parcheggiare prima del ponte Civico, attraversando il quale si arriva all’isoletta di calcare; sulla sinistra il castello che controlla il porto, da cui inizia una serie di belle passeggiate: si può seguire il perimetro della città. La Riviera che assume via via nomi diversi, oppure addentrarsi, spalle al castello, verso la cattedrale e girare il centro a caso seguendo le stradine dove molte chiese, palazzi e scorci sono da vedere. Ad Alezio, a pochi minuti da Gallipoli, c’è Rosa del Golfo: Mino Calò, con la stessa fantasia creativa dei maestri scalpellini che hanno realizzato il barocco leccese, realizza con i vitigni tradizionali straordinari vini “moderni” per morbidezza: ultima creatura il Portulano. Alezio, con disciplinare del 26 settembre 1983, ha ottenuto con Gallipoli e Tuglie la DOC Alezio: vini rosati e rossi con un uvaggio 80 % Negroamaro e un 20 % di Malvasia nera di Lecce, Sangiovese e Montepulciano. Con gradazione 12,5 e due anni di invecchiamento è concesso l’appellativo Riserva.
Da Alezio potete tornare sulla 107 passando per Sannicola, dove potrete ammirare vecchie vigne ad alberello. Lasciamo a malincuore Gallipoli e con la 101 puntiamo su Galatina, sostando prima a Galatone per visitare il santuario del Crocefisso e ammirare i begli edifici barocchi; a maggio la processione del Carroccio, in costumi d’epoca, ricorda la vittoria di Costantino. Galatina (75 metri sul livello del mare) è da visitare con calma e la vostra guida: Santa Caterina d’Alessandria, della fine del XVI secolo, è una chiesa a cinque navate di straordinaria bellezza; ma da vedere sono anche San Pietro e Paolo, palazzo Gorgoni Nazzo in via Cavour e palazzo Congedo in piazza della Libertà. Si lascia Galatina puntando su Corigliano d’Otranto, magari allungando un po’ la strada per passare da Cutrufiano, dove i fratelli Colì realizzano belle ceramiche a mano. La lingua di Corigliano ha tracce di parlata greca; da visitare la parrocchiale e il Castello de’ Monti. E si arriva a Maglie (81 metri sul livello del mare). Da vedere il Museo paleontologico e le botteghe artigiane. A Maglie valgono una visita la caffetteria, pasticceria, gelateria, rosticceria Capece. Da vedere, a mio parere, anche tre belle querce spinose (Quercus coccifera L.). Due in località Cavalieri e una in località Franito.
Con la SS 275 arriviamo direttamente al Capo di Santa Maria di Leuca, l’estremità del Salento tra Jonio e Adriatico, dove finiscono i grandi oliveti che ci hanno accompagnato: da vedere la grotta di Treporte sullo Jonio e il santuario De Finibus Terrae. Il mare è bellissimo. Cominciamo a risalire seguendo la 173 litoranea e all’altezza del bivio di Tricase facciamo la breve deviazione verso il paese e il suo castello; per chi è interessato, sono da vedere due belle Quercus aegylops L. (in italiano vallonea) rispettivamente una di 3 metri di diametro per 22 di altezza a Finocchiaro Serra, e una di 4 metri di diametro per 15 di altezza in località Madonna del Carmine.
Torniamo quindi sulla 173 litoranea e arriviamo a Castro Marina, in un’insenatura dominata da Castro, col castello cinquecentesco e la cattedrale. Qui, al porto di Castro Marina, si può affittare una barca (potete farlo anche a Santa Cesarea Terme per visitare le grotte: Rotundella, Zinzulusa, Romanelli. Santa Cesarea Terme (25 metri sul livello del mare) è su un ripiano dell’alta scogliera e le acque termali sorgono da quattro grotte a picco sul mare. Da Santa Cesarea Terme o da Castro, verso l’interno, si può raggiungere Surano.
Sempre seguendo la litoranea arriviamo a Otranto: bizantina, frequentata da Veneziani, Greci, Armeni, Ebrei, nel 1480 fu occupata, dopo un assedio, dai Turchi di Maometto; alcune centinaia di abitanti furono uccisi barbaramente perché rifiutarono di convertirsi all’Islam. Nell’anno seguente Alfonso d’Aragona riconquistò Otranto e fece costruire le possenti mura e la bella porta, porta Alfonsina. La cattedrale, la più grande di Puglia, aperta al culto nell’anno 1000, ha un mosaico sul pavimento a tema religioso: l’unico esistente nel Mezzogiorno. Il Museo diocesano San Pietro, piccolo gioiello bizantino, può essere visitato a richiesta: il castello, oltre che bello da vedere, offre panorami bellissimi dai tre torrioni cilindrici e dai bastioni a forma di lancia: la visita si chiede al municipio.
Otranto conta 5300 abitanti e oggi non è facile rendersi conto che questo borgo ebbe un’importanza e un peso storico straordinari: già in età angioina Terra d’Otranto era una delle parti della Puglia che, grosso modo, comprendeva l’attuale provincia di Lecce, parti di quella di Taranto e di quella di Brindisi, quindi il Salento più altri territori a nord–est e nord-ovest. A Otranto, i classici fischietti salentini e terracotte firmate presso l’Angolo.
Continuiamo verso nord, sempre sulla litoranea, e, poco dopo, ci troviamo sulla sinistra i laghi Alimini; superiamo Frassinito, Torre dell’Orso e arriviamo a San Cataldo, il lido di Lecce: da vedere i resti del porto, voluto dall’imperatore romano Adriano. Pochi chilometri prima di arrivare a San Cataldo, a sinistra c’è una deviazione per Acacia, borgo rinascimentale fortificato raccolto intorno al castello. Si prosegue verso nord sempre sulla litoranea: poco dopo Torre Rinalda si gira a sinistra per l’abbazia di Santa Maria di Cerrate (XII-XIII secolo), da vedere con calma.
Proseguiamo per Squinzano; la DOC Squinzano fu riconosciuta il 31 agosto 1966 e comprende anche i comuni di San Pietro Vernotico, Torchiarolo e Novoli e parte di territorio di quelli di Campi Salentina, Cellino San Marco, Trepuzzi, Surbo e Lecce. La DOC è riservata ai rossi e ai rosati, da uve Negroamaro in purezza o, minimo 70 %, con aggiunta di Malvasia nera di Brindisi o di Lecce, e Sangiovese, che non deve superare il 15 %; con due anni di invecchiamento e almeno 13 gradi è concessa la qualificazione di Riserva.
Lasciata Squinzano si punta su Salice Salentino. Anche qui una DOC del 25 agosto 1976; oltre a Salice Salentino ne fanno parte i comuni di Guagnano, San Pancrazio, San Donaci, Veglia, Cellino San Marco e Campi Salentina. Sono previsti i seguenti vini: rosso e rosato, Negroamaro 80% e Malvasia nera di Brindisi o di Lecce; Aleatico dolce dall’omonimo vitigno in purezza, o con 15% di Negroamaro; con due anni di invecchiamento è Riserva; Aleatico dolce liquoroso, lo stesso vino di cui sopra con 18,5 gradi, anche questo dopo due anni di invecchiamento può fregiarsi del titolo Riserva; bianco da uve Chardonnay con massimo 30% di uve locali a bacca bianca; Pinot bianco da uve omonime, minimo 85% con aggiunta di Chardonnay o Sauvignon. La DOC Salice Salentino, grazie alla presenza di aziende che hanno puntato sulla qualità, è estremamente interessante. Da Guagnano si punta su Manduria (con eventuale sosta a Veglie), Taranto e Massafra, dove riprendiamo la A14.
Riprendiamo la strada in direzione Leverano. Quella di Leverano è una DOC riconosciuta il 12 febbraio 1979 per il vino prodotto nel territorio del comune: bianco da una Malvasia bianca in purezza o con l’eventuale aggiunta di Bombino bianco e Trebbiano toscano fino a un massimo del 35%; rosso e rosato dalle uve di Negroamaro, con aggiunta di Malvasia nera di Lecce, Sangiovese, Montepulciano, fino a un massimo del 35%, e Malvasia bianco fino a un massimo del 10%. Con due anni di invecchiamento e 12,5 gradi può fregiarsi del titolo di riserva.
Da Leverano arriviamo a Copertino, con il suo castello del 1540 e la Collegiata. Copertino DOC: il disciplinare del 29 gennaio 1977 indica i territori di altri cinque comuni in provincia di Lecce e fissa le uve sia per il rosso che per il rosato, in questi termini 70 % Negroamaro; Montepulciano e Malvasia nera di Brindisi o di Lecce 30% massimo; Sangiovese 15% massimo. Con affinamento in rovere per almeno due anni e 12,5 gradi può fregiarsi del titolo di Riserva. E’ prodotto da oltre duecento aziende e, nella versione Rosso Riserva, è uno dei vini pugliesi più interessanti: ottimo abbinamento con carni alla brace e arrosti. Lo si può trovare alla cantina sociale di Copertino.
Arriviamo a Nardò (45 metri sul livello del mare). Deliziosa città che nel corso del Seicento rivaleggiò con Lecce per il primato artistico e culturale. Da visitare con calma: la cattedrale ha una facciata settecentesca e una struttura romanico-medievale; all’interno vedrete archi a tutto sesto e a sesto acuto; piazza Salandra con begli edifici barocchi, la guglia dell’Immacolata, San domenico, Osanna. Nardò DOC: dal 6 aprile 1987 ne fanno parte i comuni di Nardò e Porto Cesareo. Il disciplinare riconosce un rosato e un rosso da uve Negroamaro, con eventuali aggiunte di Malvasia nera di Lecce e Brindisi e Montepulciano. Il rosso con gradazione 12,5 e due anni di invecchiamento può fregiarsi della qualificazione Riserva. Nardò è vicina al mare e perciò puntiamo su Santa Caterina.
Da qui, seguendo la litoranea, ci dirigiamo a sud: Santa Maria al bagno, Lido delle Conchiglie, Rivabella, fino ad arrivare a Gallipoli (12 metri sul livello del mare). Seguendo il lungomare Guglielmo Marconi si sfiora la città nuova, si può parcheggiare prima del ponte Civico, attraversando il quale si arriva all’isoletta di calcare; sulla sinistra il castello che controlla il porto, da cui inizia una serie di belle passeggiate: si può seguire il perimetro della città. La Riviera che assume via via nomi diversi, oppure addentrarsi, spalle al castello, verso la cattedrale e girare il centro a caso seguendo le stradine dove molte chiese, palazzi e scorci sono da vedere. Ad Alezio, a pochi minuti da Gallipoli, c’è Rosa del Golfo: Mino Calò, con la stessa fantasia creativa dei maestri scalpellini che hanno realizzato il barocco leccese, realizza con i vitigni tradizionali straordinari vini “moderni” per morbidezza: ultima creatura il Portulano. Alezio, con disciplinare del 26 settembre 1983, ha ottenuto con Gallipoli e Tuglie la DOC Alezio: vini rosati e rossi con un uvaggio 80 % Negroamaro e un 20 % di Malvasia nera di Lecce, Sangiovese e Montepulciano. Con gradazione 12,5 e due anni di invecchiamento è concesso l’appellativo Riserva.
Da Alezio potete tornare sulla 107 passando per Sannicola, dove potrete ammirare vecchie vigne ad alberello. Lasciamo a malincuore Gallipoli e con la 101 puntiamo su Galatina, sostando prima a Galatone per visitare il santuario del Crocefisso e ammirare i begli edifici barocchi; a maggio la processione del Carroccio, in costumi d’epoca, ricorda la vittoria di Costantino. Galatina (75 metri sul livello del mare) è da visitare con calma e la vostra guida: Santa Caterina d’Alessandria, della fine del XVI secolo, è una chiesa a cinque navate di straordinaria bellezza; ma da vedere sono anche San Pietro e Paolo, palazzo Gorgoni Nazzo in via Cavour e palazzo Congedo in piazza della Libertà. Si lascia Galatina puntando su Corigliano d’Otranto, magari allungando un po’ la strada per passare da Cutrufiano, dove i fratelli Colì realizzano belle ceramiche a mano. La lingua di Corigliano ha tracce di parlata greca; da visitare la parrocchiale e il Castello de’ Monti. E si arriva a Maglie (81 metri sul livello del mare). Da vedere il Museo paleontologico e le botteghe artigiane. A Maglie valgono una visita la caffetteria, pasticceria, gelateria, rosticceria Capece. Da vedere, a mio parere, anche tre belle querce spinose (Quercus coccifera L.). Due in località Cavalieri e una in località Franito.
Con la SS 275 arriviamo direttamente al Capo di Santa Maria di Leuca, l’estremità del Salento tra Jonio e Adriatico, dove finiscono i grandi oliveti che ci hanno accompagnato: da vedere la grotta di Treporte sullo Jonio e il santuario De Finibus Terrae. Il mare è bellissimo. Cominciamo a risalire seguendo la 173 litoranea e all’altezza del bivio di Tricase facciamo la breve deviazione verso il paese e il suo castello; per chi è interessato, sono da vedere due belle Quercus aegylops L. (in italiano vallonea) rispettivamente una di 3 metri di diametro per 22 di altezza a Finocchiaro Serra, e una di 4 metri di diametro per 15 di altezza in località Madonna del Carmine.
Torniamo quindi sulla 173 litoranea e arriviamo a Castro Marina, in un’insenatura dominata da Castro, col castello cinquecentesco e la cattedrale. Qui, al porto di Castro Marina, si può affittare una barca (potete farlo anche a Santa Cesarea Terme per visitare le grotte: Rotundella, Zinzulusa, Romanelli. Santa Cesarea Terme (25 metri sul livello del mare) è su un ripiano dell’alta scogliera e le acque termali sorgono da quattro grotte a picco sul mare. Da Santa Cesarea Terme o da Castro, verso l’interno, si può raggiungere Surano.
Sempre seguendo la litoranea arriviamo a Otranto: bizantina, frequentata da Veneziani, Greci, Armeni, Ebrei, nel 1480 fu occupata, dopo un assedio, dai Turchi di Maometto; alcune centinaia di abitanti furono uccisi barbaramente perché rifiutarono di convertirsi all’Islam. Nell’anno seguente Alfonso d’Aragona riconquistò Otranto e fece costruire le possenti mura e la bella porta, porta Alfonsina. La cattedrale, la più grande di Puglia, aperta al culto nell’anno 1000, ha un mosaico sul pavimento a tema religioso: l’unico esistente nel Mezzogiorno. Il Museo diocesano San Pietro, piccolo gioiello bizantino, può essere visitato a richiesta: il castello, oltre che bello da vedere, offre panorami bellissimi dai tre torrioni cilindrici e dai bastioni a forma di lancia: la visita si chiede al municipio.
Otranto conta 5300 abitanti e oggi non è facile rendersi conto che questo borgo ebbe un’importanza e un peso storico straordinari: già in età angioina Terra d’Otranto era una delle parti della Puglia che, grosso modo, comprendeva l’attuale provincia di Lecce, parti di quella di Taranto e di quella di Brindisi, quindi il Salento più altri territori a nord–est e nord-ovest. A Otranto, i classici fischietti salentini e terracotte firmate presso l’Angolo.
Continuiamo verso nord, sempre sulla litoranea, e, poco dopo, ci troviamo sulla sinistra i laghi Alimini; superiamo Frassinito, Torre dell’Orso e arriviamo a San Cataldo, il lido di Lecce: da vedere i resti del porto, voluto dall’imperatore romano Adriano. Pochi chilometri prima di arrivare a San Cataldo, a sinistra c’è una deviazione per Acacia, borgo rinascimentale fortificato raccolto intorno al castello. Si prosegue verso nord sempre sulla litoranea: poco dopo Torre Rinalda si gira a sinistra per l’abbazia di Santa Maria di Cerrate (XII-XIII secolo), da vedere con calma.
Proseguiamo per Squinzano; la DOC Squinzano fu riconosciuta il 31 agosto 1966 e comprende anche i comuni di San Pietro Vernotico, Torchiarolo e Novoli e parte di territorio di quelli di Campi Salentina, Cellino San Marco, Trepuzzi, Surbo e Lecce. La DOC è riservata ai rossi e ai rosati, da uve Negroamaro in purezza o, minimo 70 %, con aggiunta di Malvasia nera di Brindisi o di Lecce, e Sangiovese, che non deve superare il 15 %; con due anni di invecchiamento e almeno 13 gradi è concessa la qualificazione di Riserva.
Lasciata Squinzano si punta su Salice Salentino. Anche qui una DOC del 25 agosto 1976; oltre a Salice Salentino ne fanno parte i comuni di Guagnano, San Pancrazio, San Donaci, Veglia, Cellino San Marco e Campi Salentina. Sono previsti i seguenti vini: rosso e rosato, Negroamaro 80% e Malvasia nera di Brindisi o di Lecce; Aleatico dolce dall’omonimo vitigno in purezza, o con 15% di Negroamaro; con due anni di invecchiamento è Riserva; Aleatico dolce liquoroso, lo stesso vino di cui sopra con 18,5 gradi, anche questo dopo due anni di invecchiamento può fregiarsi del titolo Riserva; bianco da uve Chardonnay con massimo 30% di uve locali a bacca bianca; Pinot bianco da uve omonime, minimo 85% con aggiunta di Chardonnay o Sauvignon. La DOC Salice Salentino, grazie alla presenza di aziende che hanno puntato sulla qualità, è estremamente interessante. Da Guagnano si punta su Manduria (con eventuale sosta a Veglie), Taranto e Massafra, dove riprendiamo la A14.
 














