Itinerari

Puglia: trulli, grotte, vino, olio
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(Pronto Italia) - Al termine della A14, vicino Massafra (Taranto), prendiamo la 581 per Martina Franca (Taranto). Posta a 431 metri sul livello del mare, si sviluppò a cavallo del Due Trecento grazie alle franchigie che Filippo d’Angiò, principe di Taranto, concedeva a chi vi si trasferiva. Nelle tortuose e strette stradine medievali, nel XVIII secolo si iniziarono a costruire palazzi e palazzetti barocchi e rococò che oggi sorprendono il visitatore tanto quanto gli splendidi panorami che si aprono sulla valle d’Itria e sui suoi trulli. Da Vedere con calma. Al palazzo Ducale, della seconda metà del Seicento, begli affreschi e panorami mozzafiato; San Martino e, fuori della cinta muraria, ancora San Martino, la chiesa del Carmine e l’omonima villa; piacevole la passeggiata a piedi in via Principe Umberto. A Martina Franca ci sono tanti esemplari di alberi da vedere. In località Masseria Trasconi un bell’esemplare di Terebinto (Pistacia terebinthus L) di 1,45 metri di diametro per 8 di altezza; in località Palesi un leccio di 4,8 metri di diametro per 23 di altezza, in un gruppo di otto, e cinque fragni di cui uno con circonferenza di 3,15 metri di diametro e altezza di 16; sempre nella stessa località tre roverelle di cui una di 4,15 metri di diametro per 21 di altezza. Martina Franca (o Martina) il 19 agosto 1969 ha ottenuto la DOC, comprendente i comuni di Martina Franca (Taranto), Alberobello (Bari), Ceglie Messapica, Cisternino e Ostuni (Brindisi): le stesse uve previste per il Locorotondo.
Lasciamo a malincuore Martina Franca per addentrarci nel verde dei vigneti e degli olivi, tra il rosso della terra, il bianco delle pietre, le forme dei trulli bianchi e grigi nel cielo azzurro di un marzo ventoso e profumato, in direzione di Locorotondo. Locorotondo ha una DOC dal 19 agosto 1969 che riguarda i territori dei comuni di Locorotondo (Bari), Cisternino (Brindisi), Fasano (Brindisi). Viene ottenuto con uve Verdeca, Bianco d’Alessano ed eventuale aggiunta di Fiano, Bombino, Malvasia toscana; gradazione minima 11 gradi. Il paese di Locorotondo non vanta monumenti eccezionali e ha una pianta circolare; merita una visita attenta perché, come tutti i paesi e i borghi della valle d’Itria, è ben curato, con tanti fiori alle finestre, un centro storico ben tutelato, le case bianche a terrazza.
Da Locorotondo, sulla 172 andiamo ad Alberobello (428 metri sul livello del mare), la città dei trulli, unica, da fiaba per forme, colori, atmosfera: un po’ alterata da costruzioni più moderne, è comunque un miracolo che sia giunta a noi così. Dietro il santuario seicentesco dei Santi Cosma e Damiano, c’è l’unico trullo a due piani che si conosce, il “trullo sovrano” del XVII secolo. Begli esemplari di Quercus trojana (fragni) si possono vedere tra i bianchi muretti a secco sui pendii dell’abitato.
Andiamo verso il mare e raggiungiamo Fasano (118 metri sul livello del mare): da vedere il palazzo dell’Università, dell’inizio del Cinquecento, e la chiesa Matrice, costruita alla fine del Cinquecento. Bella la gita a Selva di Fasano, sul cui percorso si svolge una gara automobilistica in salita; e quella a Impalata, cui si arriva con una strada panoramica. Puntiamo verso Cisternino, costruita in posizione panoramica sulla valle d’Itria con deliziose, bianche case a balcone. Dirigiamo su Ostuni, scendendo però al mare a Torre Canne e poi puntando a sud-est verso Villanova e il suo castello e da qui, avendo avuto la migliore possibilità di ammirare la cittadina, dritti su Ostuni, che, bianca tra oliveti bellissimi, ci aspetta di fronte adagiata su sette colline (non colli!). La parte medievale è nella zona più alta, cinta da mura e torrioni cilindrici con stradine, scalette, gradinate, archi, volte: ma tutto quello che si vede è bianco, un colore che nella nostra memoria non è certo un colore medievale. Da visitare camminando piano, con attenzione, ogni tanto guardando anche lontano, verso il mare. Da visitare i frantoi antichi costruiti sotto il livello stradale. Marina di Ostuni, Villanova, Costa Merlata sono disposte lungo una ventina di chilometri di costa frastagliatissima (con spiaggette di sabbia ) e assolutamente particolare che si vede da Ostuni. Lasciamo Ostuni e dirigiamo su Carovigno, con le sue mura megalitiche e il castello.
Proseguiamo per San Vito dei Normanni, con mura a tratti merlate, il castello del XII secolo e Santa Maria della Vittoria, chiesa eretta per celebrare la vittoria di Lepanto; e arriviamo a Ceglie Messapica (a ovest), con il suo bel castello quattrocentesco. Lungo la strada tra Ceglie Messapica e Francavilla Fontana, dopo aver incontrato sulla destra la masseria Castelluzzo, troviamo, a poche decine di metri dalla strada, sulla sinistra, la Specchia Mano, una torre messapica in pietra a secco, circolare, con diametro di venti metri e altezza di undici. Dopo circa otto chilometri siamo a Francavilla Fontana. Anche in questo caso, come per Martina Franca, il “franca” deriva dalla decisione di Filippo d’Angiò, principe di Taranto, di concedere franchigie per attirare abitanti (1310); da vedere palazzo Imperiali.
Proseguiamo in direzione Latiano e Mesagne. A Latiano, a pochi minuti dall’Appia Antica, c’è un Museo delle arti e tradizioni popolari e una biblioteca civica. E poi Mesagne, circondata da uliveti, vigneti e piantagioni di tabacco: importante il museo civico archeologico Ugo Granafei, la chiesa Madre del 1653, la vicina chiesa di Sant’Anna in stile rococò pugliese, e il castello che giunge a noi con le aggiunte del Quattrocento e del Seicento. Insieme con Brindisi, Mesagne è il territorio stabilito dal disciplinare del 23 aprile 1980 che definiva la DOC Brindisi. Lo stesso disciplinare prevede due vini, uno rosso, anche Riserva, e un rosato ottenuti dalle stesse uve in identiche percentuali: Negroamaro con Malvasia nera di Brindisi, Susumaniello, Montepulciano fino al 30% e Sangiovese fino al 10% con due anni di invecchiamento; il rosso può assumere la dicitura Riserva quando supera i 12,5 gradi. Il Brindisi DOC Rosso si può acquistare da Lamazzi e Sarli, a Latiano. Da Mesagne, attraverso Cellino San Marco, arriviamo, sempre tra vigne e olivi, a San Pietro Vernotico, uno dei comuni dello Squinzano DOC.
Poi si punta su Brindisi, dove si riprende la via Appia Antica per Taranto e poi la 7 per l’inizio dell’A14. Per chi ama l’Aleatico, vino da dessert, consiglio una breve deviazione per San Donaci. Ricordo che l’Aleatico di Puglia DOC, secondo il disciplinare del 20 agosto 1973, si produce in tutta la Puglia da uve di Aleatico con l’eventuale aggiunta (fino al 15 %) di uve locali: Negroamaro, Malvasia Nera e Primitivo. Con tre anni di invecchiamento può fregiarsi del titolo di Riserva.
Lasciamo a malincuore Martina Franca per addentrarci nel verde dei vigneti e degli olivi, tra il rosso della terra, il bianco delle pietre, le forme dei trulli bianchi e grigi nel cielo azzurro di un marzo ventoso e profumato, in direzione di Locorotondo. Locorotondo ha una DOC dal 19 agosto 1969 che riguarda i territori dei comuni di Locorotondo (Bari), Cisternino (Brindisi), Fasano (Brindisi). Viene ottenuto con uve Verdeca, Bianco d’Alessano ed eventuale aggiunta di Fiano, Bombino, Malvasia toscana; gradazione minima 11 gradi. Il paese di Locorotondo non vanta monumenti eccezionali e ha una pianta circolare; merita una visita attenta perché, come tutti i paesi e i borghi della valle d’Itria, è ben curato, con tanti fiori alle finestre, un centro storico ben tutelato, le case bianche a terrazza.
Da Locorotondo, sulla 172 andiamo ad Alberobello (428 metri sul livello del mare), la città dei trulli, unica, da fiaba per forme, colori, atmosfera: un po’ alterata da costruzioni più moderne, è comunque un miracolo che sia giunta a noi così. Dietro il santuario seicentesco dei Santi Cosma e Damiano, c’è l’unico trullo a due piani che si conosce, il “trullo sovrano” del XVII secolo. Begli esemplari di Quercus trojana (fragni) si possono vedere tra i bianchi muretti a secco sui pendii dell’abitato.
Andiamo verso il mare e raggiungiamo Fasano (118 metri sul livello del mare): da vedere il palazzo dell’Università, dell’inizio del Cinquecento, e la chiesa Matrice, costruita alla fine del Cinquecento. Bella la gita a Selva di Fasano, sul cui percorso si svolge una gara automobilistica in salita; e quella a Impalata, cui si arriva con una strada panoramica. Puntiamo verso Cisternino, costruita in posizione panoramica sulla valle d’Itria con deliziose, bianche case a balcone. Dirigiamo su Ostuni, scendendo però al mare a Torre Canne e poi puntando a sud-est verso Villanova e il suo castello e da qui, avendo avuto la migliore possibilità di ammirare la cittadina, dritti su Ostuni, che, bianca tra oliveti bellissimi, ci aspetta di fronte adagiata su sette colline (non colli!). La parte medievale è nella zona più alta, cinta da mura e torrioni cilindrici con stradine, scalette, gradinate, archi, volte: ma tutto quello che si vede è bianco, un colore che nella nostra memoria non è certo un colore medievale. Da visitare camminando piano, con attenzione, ogni tanto guardando anche lontano, verso il mare. Da visitare i frantoi antichi costruiti sotto il livello stradale. Marina di Ostuni, Villanova, Costa Merlata sono disposte lungo una ventina di chilometri di costa frastagliatissima (con spiaggette di sabbia ) e assolutamente particolare che si vede da Ostuni. Lasciamo Ostuni e dirigiamo su Carovigno, con le sue mura megalitiche e il castello.
Proseguiamo per San Vito dei Normanni, con mura a tratti merlate, il castello del XII secolo e Santa Maria della Vittoria, chiesa eretta per celebrare la vittoria di Lepanto; e arriviamo a Ceglie Messapica (a ovest), con il suo bel castello quattrocentesco. Lungo la strada tra Ceglie Messapica e Francavilla Fontana, dopo aver incontrato sulla destra la masseria Castelluzzo, troviamo, a poche decine di metri dalla strada, sulla sinistra, la Specchia Mano, una torre messapica in pietra a secco, circolare, con diametro di venti metri e altezza di undici. Dopo circa otto chilometri siamo a Francavilla Fontana. Anche in questo caso, come per Martina Franca, il “franca” deriva dalla decisione di Filippo d’Angiò, principe di Taranto, di concedere franchigie per attirare abitanti (1310); da vedere palazzo Imperiali.
Proseguiamo in direzione Latiano e Mesagne. A Latiano, a pochi minuti dall’Appia Antica, c’è un Museo delle arti e tradizioni popolari e una biblioteca civica. E poi Mesagne, circondata da uliveti, vigneti e piantagioni di tabacco: importante il museo civico archeologico Ugo Granafei, la chiesa Madre del 1653, la vicina chiesa di Sant’Anna in stile rococò pugliese, e il castello che giunge a noi con le aggiunte del Quattrocento e del Seicento. Insieme con Brindisi, Mesagne è il territorio stabilito dal disciplinare del 23 aprile 1980 che definiva la DOC Brindisi. Lo stesso disciplinare prevede due vini, uno rosso, anche Riserva, e un rosato ottenuti dalle stesse uve in identiche percentuali: Negroamaro con Malvasia nera di Brindisi, Susumaniello, Montepulciano fino al 30% e Sangiovese fino al 10% con due anni di invecchiamento; il rosso può assumere la dicitura Riserva quando supera i 12,5 gradi. Il Brindisi DOC Rosso si può acquistare da Lamazzi e Sarli, a Latiano. Da Mesagne, attraverso Cellino San Marco, arriviamo, sempre tra vigne e olivi, a San Pietro Vernotico, uno dei comuni dello Squinzano DOC.
Poi si punta su Brindisi, dove si riprende la via Appia Antica per Taranto e poi la 7 per l’inizio dell’A14. Per chi ama l’Aleatico, vino da dessert, consiglio una breve deviazione per San Donaci. Ricordo che l’Aleatico di Puglia DOC, secondo il disciplinare del 20 agosto 1973, si produce in tutta la Puglia da uve di Aleatico con l’eventuale aggiunta (fino al 15 %) di uve locali: Negroamaro, Malvasia Nera e Primitivo. Con tre anni di invecchiamento può fregiarsi del titolo di Riserva.
 














