Itinerari

Toscana: l'alto Valdarno e il Casentino
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(Pronto Italia) - Sette Ponti: di epoca romana, così chiamata per i sette ponti che scavalcano i sette ruscelli che dal Pratomagno scendevano verso l'Arno. Dopo qualche chilometro, tra querce secolari - in autunno inoltrato la strada di Setteponti è un trionfo di colori: grandi querce a valle e castagneti a monte inframezzati, sia a monte che a valle, dai terrazzamenti degli olivi - si arriva a Ponte Buriano. L'Arno qui rallenta la sua corsa, quasi si ferma, si allarga e forma una specie di laghetto impaludato. La vegetazione è un incanto in tutte le stagioni: canneti, ontani, pioppi, salici, querce che, con l'alternarsi delle stagioni, cambiano colore: verde, giallo, oro, argento; in inverno, data l'umidità, non è rara la galaverna. Nel 1989 si arrivò a novembre inoltrato senza vento; poi improvvisamente l'11 novembre si alzò un gran vento e in dieci minuti le foglie di oro puro caddero dagli alberi e dorarono l'Arno. A questo punto si può intuire come non sia stato difficile far credere che il paesaggio dipinto da Leonardo sullo sfondo della Gioconda fosse questo.
Si prosegue, lentamente, per godere dei bei terrazzamenti fatti con pietre squadrate e per guardare il panorama, che sulla sinistra, verso la valle, cambia continuamente. Salvo che nelle giornate di nebbia, quando in basso c'è una coltre bianca, compatta, uguale, forata da due pennacchi di vapore che escono dalle torri di raffreddamento della centrale termoelettrica di Castelnuovo dei Sabbioni. A Castiglion Fibocchi si può girare a sinistra per Laterina: bei panorami, bel paese sviluppatosi nel Medioevo; conserva una produzione di laterizi (dal latino later) ancora oggi fatti a mano nelle forme più varie. All'altezza di San Giustino si gira a sinistra per il Borro, piccolo, delizioso villaggio costruito su una torre di pietra molto morbida che si erge come una isola in un mare di vegetazione verdissima. Già proprietà degli Aosta, appartiene adesso a una famiglia di imprenditori fiorentini, i Ferragamo, che l'hanno restaurato con maniacale perfezione e accurata scelta dei materiali. Bello, magico, anzi fatato.
Da Setteponti a Terranova Bracciolini, dove in località Cicogna c'è una splendida sequoia di circa 35 metri di altezza. Si prosegue per Loro Ciuffenna (328 metri sul livello del mare), naturalmente deviando a destra per la pieve di San Pietro a Gropina: pieve romanica di rara bellezza e importanza, costruita intorno al Mille. L'interno, come l'esterno, è affascinante e magico (questa è terra etrusca): pulpito, capitelli uno diverso dall'altro, abside e colonne. Eccoci a Loro Ciuffenna: di origine etrusca, fu anche romana, longobarda e dal 936 è ricordata con l'attuale nome. Il centro, costruito su uno sperone di roccia isolato dal corso affascinante del torrente Ciuffenna, è di chiara impronta medioevale. Da dicembre in questi luoghi si può acquistare la migliore farina di castagne del mondo.
Da qui, attraverso Anciolina, salendo sulle pendici del Pratomagno, tra boschi e bei prati si arriva a Talla, terra natale di Guido Monaco. Da visitare i resti della Badia di Santa Trinità in Alpi e la cooperativa zootecnica del Pratomagno: pecorini, ricotte e, da gennaio a giugno, il ravaggiolo, che si consuma freschissimo e perciò va ordinato il giorno prima. Vale la pena una deviazione verso Terranova Bracciolini, interamente distrutta dai nazisti, salvo due torri e metà delle mura. Si prosegue per Castelfranco di Sopra (280 metri sul livello del mare), costruita dalla Repubblica fiorentina per tenere a bada i suoi nemici. Come Terranova Bracciolini, si ritiene che sia sorta su progetto di Arnolfo di Cambio. Per Pian di Scò dove, prima di uscire dal paese, si può vedere l'abside della pieve di Santa Maria con la facciata che guarda sulla valle. Il primo documento che parla di questa pieve è del 12 marzo 1008.
Proseguendo si arriva a Reggello, dopo essere entrati nella provincia di Firenze, e Cascia dove vale la pena visitare la pieve di San Pietro, dei primi decenni dell'XI secolo. Dal 18 dicembre 1988, la pieve, straordinaria, è arricchita dal polittico di San Giovenale, opera giovanile di Masaccio - che era di queste parti, di San Giovanni Valdarno. Scendendo da Reggello, verso Bigazzi e verso Leccio, si possono ammirare le balze, magnifici fenomeni erosivi che il sole rende incandescenti all'alba e al tramonto. Qui c'è il parco della Villa di Sammezzano: la villa si trova alla sommità di una grande collina dai dolci pendii, coperta da un bel bosco; tra le tante straordinarie essenze, una sequoia che ha una circonferenza di 8,8 metri e un'altezza di 47. Da qui a Vallombrosa per scoprire splendide foreste di conifere insieme ad una altrettanto splendida abbazia. Proseguendo verso Borselli, si incontrano magnifici vigneti che danno il Chianti Rufina, così come gli estesi, splendidi vigneti dei Frescobaldi.
Da Londa e Stia, per entrare in Casentino, la cui valle corre vicino all'Arno appena nato. Si arriva a Pratovecchio, dove c'è una delle migliori pasticcerie della Toscana. Romena, il castello, la pieve di San Pietro e la parte del paese vicino all'Arno, dove c'era il porto fluviale da cui venivano messi in acqua gli abeti delle foreste camaldolesi destinati a Firenze. A Poppi si arriva da Camaldoli. Su una collina, al centro della vallata del Casentino, questo centro si sviluppò a partire dal XII secolo con i conti Guidi: il loro bel castello domina il circondario, compreso Campaldino, luogo della celebre battaglia tra i fiorentini e aretini, alla quale partecipò anche Dante, che in Cesentino era di casa. Da vedere anche la Badia di San Fedele, costruita intorno al 1190, il tempietto seicentesco della Madonna del Morbo (la peste) e il centro medievale. Di queste parti è il "casentino", tessuto pesante in lana dai caratteristici riccioli, nei tradizionali colori arancio, nero, marrone-rosso, verde (il bianco in Toscana non è mai stato accettato). Attraversando Rassina, Pieve di Socona, Capolona, Ponte alla Chiassa, si rientra ad Arezzo, città ricca di antiquari, artigiani, orafi. Piazza Grande, la Giostra del Saracino, gli affreschi di Piero della Francesca, il Museo archeologico con i vasi corallini etruschi, propri di questa zona.
Si prosegue, lentamente, per godere dei bei terrazzamenti fatti con pietre squadrate e per guardare il panorama, che sulla sinistra, verso la valle, cambia continuamente. Salvo che nelle giornate di nebbia, quando in basso c'è una coltre bianca, compatta, uguale, forata da due pennacchi di vapore che escono dalle torri di raffreddamento della centrale termoelettrica di Castelnuovo dei Sabbioni. A Castiglion Fibocchi si può girare a sinistra per Laterina: bei panorami, bel paese sviluppatosi nel Medioevo; conserva una produzione di laterizi (dal latino later) ancora oggi fatti a mano nelle forme più varie. All'altezza di San Giustino si gira a sinistra per il Borro, piccolo, delizioso villaggio costruito su una torre di pietra molto morbida che si erge come una isola in un mare di vegetazione verdissima. Già proprietà degli Aosta, appartiene adesso a una famiglia di imprenditori fiorentini, i Ferragamo, che l'hanno restaurato con maniacale perfezione e accurata scelta dei materiali. Bello, magico, anzi fatato.
Da Setteponti a Terranova Bracciolini, dove in località Cicogna c'è una splendida sequoia di circa 35 metri di altezza. Si prosegue per Loro Ciuffenna (328 metri sul livello del mare), naturalmente deviando a destra per la pieve di San Pietro a Gropina: pieve romanica di rara bellezza e importanza, costruita intorno al Mille. L'interno, come l'esterno, è affascinante e magico (questa è terra etrusca): pulpito, capitelli uno diverso dall'altro, abside e colonne. Eccoci a Loro Ciuffenna: di origine etrusca, fu anche romana, longobarda e dal 936 è ricordata con l'attuale nome. Il centro, costruito su uno sperone di roccia isolato dal corso affascinante del torrente Ciuffenna, è di chiara impronta medioevale. Da dicembre in questi luoghi si può acquistare la migliore farina di castagne del mondo.
Da qui, attraverso Anciolina, salendo sulle pendici del Pratomagno, tra boschi e bei prati si arriva a Talla, terra natale di Guido Monaco. Da visitare i resti della Badia di Santa Trinità in Alpi e la cooperativa zootecnica del Pratomagno: pecorini, ricotte e, da gennaio a giugno, il ravaggiolo, che si consuma freschissimo e perciò va ordinato il giorno prima. Vale la pena una deviazione verso Terranova Bracciolini, interamente distrutta dai nazisti, salvo due torri e metà delle mura. Si prosegue per Castelfranco di Sopra (280 metri sul livello del mare), costruita dalla Repubblica fiorentina per tenere a bada i suoi nemici. Come Terranova Bracciolini, si ritiene che sia sorta su progetto di Arnolfo di Cambio. Per Pian di Scò dove, prima di uscire dal paese, si può vedere l'abside della pieve di Santa Maria con la facciata che guarda sulla valle. Il primo documento che parla di questa pieve è del 12 marzo 1008.
Proseguendo si arriva a Reggello, dopo essere entrati nella provincia di Firenze, e Cascia dove vale la pena visitare la pieve di San Pietro, dei primi decenni dell'XI secolo. Dal 18 dicembre 1988, la pieve, straordinaria, è arricchita dal polittico di San Giovenale, opera giovanile di Masaccio - che era di queste parti, di San Giovanni Valdarno. Scendendo da Reggello, verso Bigazzi e verso Leccio, si possono ammirare le balze, magnifici fenomeni erosivi che il sole rende incandescenti all'alba e al tramonto. Qui c'è il parco della Villa di Sammezzano: la villa si trova alla sommità di una grande collina dai dolci pendii, coperta da un bel bosco; tra le tante straordinarie essenze, una sequoia che ha una circonferenza di 8,8 metri e un'altezza di 47. Da qui a Vallombrosa per scoprire splendide foreste di conifere insieme ad una altrettanto splendida abbazia. Proseguendo verso Borselli, si incontrano magnifici vigneti che danno il Chianti Rufina, così come gli estesi, splendidi vigneti dei Frescobaldi.
Da Londa e Stia, per entrare in Casentino, la cui valle corre vicino all'Arno appena nato. Si arriva a Pratovecchio, dove c'è una delle migliori pasticcerie della Toscana. Romena, il castello, la pieve di San Pietro e la parte del paese vicino all'Arno, dove c'era il porto fluviale da cui venivano messi in acqua gli abeti delle foreste camaldolesi destinati a Firenze. A Poppi si arriva da Camaldoli. Su una collina, al centro della vallata del Casentino, questo centro si sviluppò a partire dal XII secolo con i conti Guidi: il loro bel castello domina il circondario, compreso Campaldino, luogo della celebre battaglia tra i fiorentini e aretini, alla quale partecipò anche Dante, che in Cesentino era di casa. Da vedere anche la Badia di San Fedele, costruita intorno al 1190, il tempietto seicentesco della Madonna del Morbo (la peste) e il centro medievale. Di queste parti è il "casentino", tessuto pesante in lana dai caratteristici riccioli, nei tradizionali colori arancio, nero, marrone-rosso, verde (il bianco in Toscana non è mai stato accettato). Attraversando Rassina, Pieve di Socona, Capolona, Ponte alla Chiassa, si rientra ad Arezzo, città ricca di antiquari, artigiani, orafi. Piazza Grande, la Giostra del Saracino, gli affreschi di Piero della Francesca, il Museo archeologico con i vasi corallini etruschi, propri di questa zona.
 














