Notiziario

I giovani criticano il sistema del lavoro in Italia
Una critica forte al sistema che caratterizza il mondo del lavoro in Italia posto in contrapposizione con quello vigente all’estero che è diventato, in questi ultimi anni, bacino di destinazione di tanti giovani italiani in cerca di occupazione nei diversi settori imprenditoriali e universitari. Questa la posizione che ha caratterizzato gli interventi di alcuni dei giovani italiani nel mondo membri della Commissione tematica ''Mondo del lavoro e lavoro nel mondo'', espressi oggi a Roma presso la sede della Fao.
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Roma, 12 dic. - (Pronto Italia) - Una critica forte al sistema che caratterizza il mondo del lavoro in Italia posto in contrapposizione con quello vigente all’estero che è diventato, in questi ultimi anni, bacino di destinazione di tanti giovani italiani in cerca di occupazione nei diversi settori imprenditoriali e universitari. Questa la posizione che ha caratterizzato gli interventi di alcuni dei giovani italiani nel mondo membri della Commissione tematica ''Mondo del lavoro e lavoro nel mondo'', espressi oggi a Roma presso la sede della Fao.
''Lavoro in Inghilterra, ho 34 anni, dirigo un gruppo di 4 persone delle quali un belga e due cinesi. Chi lavora nel mio gruppo guadagna 2.500 euro al mese. Mi spiace fare l'esterofilo, ma l'immagine dell'Italia è quella di un Paese dove le cose funzionano poco. L'accademia straniera -ha dichiarato Giandomenico Iannetti, ricercatore all’Università di Oxford- vede quella italiana con sospetto. Manca la meritocrazia. In Italia bisogna denunciare con criticità e coraggio e proporre delle soluzioni serie. Un esempio lampante è dato dall'enorme risonanza che ha avuto all'estero un caso come quello del libro di Saviano''.
Critica anche la posizione espressa da Vasco Molini, delegato dell’Olanda. ''Da questo Paese sono stato costretto ad andarmene. L'etichetta dell'Italia è ‘crisi economica’. Questo -ha sottolineato Vasco Molini- è un Paese asfittico. Io figlio di non laureati non sarei mai potuto diventare un professore universitario in Italia. Questo è un Paese classista. Assistiamo anche alla crisi della politica. Quello che ci ha dato questo Paese in questi gironi è un siparietto. Dico al ministro Meloni che mi sento italiano il 25 aprile. Noi italiani all'estero abbiamo già pagato questa crisi e per questo ce ne siamo andati''.
Abituati a vivere momenti di crisi economica, i giovani italiani residenti in America Latina hanno sottolineato la necessità di sviluppare soluzioni imprenditoriali che puntino sulla creatività facendo fronte alla generalizzata mancanza di finanziamenti. Esempio che secondo Pierre Garcia, delegato dell’ Equador potrebbe essere seguito anche in Italia. ''Ho studiato un anno in Italia. Adesso mi accorgo -ha spiegato Pierre Garcia- che molti miei compagni vanno all'estero perché non hanno reali opportunità in Italia. In questa patria non trovano possibilità di sviluppo professionale. Noi italiani di seconda e terza generazione viviamo in modo diverso. In America Latina la crisi la sentiamo ogni 10 anni. Abbiamo sviluppato una capacità imprenditoriale molto forte perchè viviamo nell'instabilità politica e sociale. Non dobbiamo creare nuove istituzioni ma nuove sinergie tra quelle già esistenti. Queste oggi lavorano in una forma molto isolata, a volte in sovrapposizioni di ruoli''.
''Lavoro in Inghilterra, ho 34 anni, dirigo un gruppo di 4 persone delle quali un belga e due cinesi. Chi lavora nel mio gruppo guadagna 2.500 euro al mese. Mi spiace fare l'esterofilo, ma l'immagine dell'Italia è quella di un Paese dove le cose funzionano poco. L'accademia straniera -ha dichiarato Giandomenico Iannetti, ricercatore all’Università di Oxford- vede quella italiana con sospetto. Manca la meritocrazia. In Italia bisogna denunciare con criticità e coraggio e proporre delle soluzioni serie. Un esempio lampante è dato dall'enorme risonanza che ha avuto all'estero un caso come quello del libro di Saviano''.
Critica anche la posizione espressa da Vasco Molini, delegato dell’Olanda. ''Da questo Paese sono stato costretto ad andarmene. L'etichetta dell'Italia è ‘crisi economica’. Questo -ha sottolineato Vasco Molini- è un Paese asfittico. Io figlio di non laureati non sarei mai potuto diventare un professore universitario in Italia. Questo è un Paese classista. Assistiamo anche alla crisi della politica. Quello che ci ha dato questo Paese in questi gironi è un siparietto. Dico al ministro Meloni che mi sento italiano il 25 aprile. Noi italiani all'estero abbiamo già pagato questa crisi e per questo ce ne siamo andati''.
Abituati a vivere momenti di crisi economica, i giovani italiani residenti in America Latina hanno sottolineato la necessità di sviluppare soluzioni imprenditoriali che puntino sulla creatività facendo fronte alla generalizzata mancanza di finanziamenti. Esempio che secondo Pierre Garcia, delegato dell’ Equador potrebbe essere seguito anche in Italia. ''Ho studiato un anno in Italia. Adesso mi accorgo -ha spiegato Pierre Garcia- che molti miei compagni vanno all'estero perché non hanno reali opportunità in Italia. In questa patria non trovano possibilità di sviluppo professionale. Noi italiani di seconda e terza generazione viviamo in modo diverso. In America Latina la crisi la sentiamo ogni 10 anni. Abbiamo sviluppato una capacità imprenditoriale molto forte perchè viviamo nell'instabilità politica e sociale. Non dobbiamo creare nuove istituzioni ma nuove sinergie tra quelle già esistenti. Queste oggi lavorano in una forma molto isolata, a volte in sovrapposizioni di ruoli''.
 














