Sanità


Perito Tribunale, senza interventi rapidi all'Ilva aumento patologie gravi


Triassi sull'emergenza a Taranto, il nostro lavoro ha esaminato casi 20 anni

(Adnkronos Salute) - All'Ilva di Taranto occorrono ''interventi rapidi'' per evitare un ''incremento di patiologie gravi''. A sottolinearlo è Maria Triassi, componete del team di esperti nominato dal tribunale di taranto e che ha lavorato per 6 mesi alla perizia medico-epidemiologica sull'Ilva di Taranto raccogleindo dati, ambientali e di sorveglianza sanitaria (ricoveri ospedalieri e decessi), ricollegabili ai risultati dell'inquinamento registrati dall'Arpa e prodotti dallacciaieria. "E' chiaro che servono lavori di adeguamento dell'Ilva. Questo tipo di impianti siderurgici - spiega all'Adnkronos Salute Maria Triassi, che anche direttrice dipartimento igiene e sicurezza degli ambienti di lavoro dell'università Federico II di Napoli- producono emissioni di inquinanti atmosferici, come Pm10 o diossina, che se negli anni non vengono abbattute da sistemi di controllo possono creare un incremento di gravi patologie nella popolazione. Nel nostro lavoro - precisa la specialista, che non può entrare nei particolari del provvedimento - abbiamo esaminato una coorte restrospettiva di casi di 20 anni". "Sarebbe opportuna - prosegue l'esperta - una sinergia tra la magistratura, gli enti locali e i responsabili dell'Ilva, oltre che ad un confronto tra i ministeri dell'Ambiente e della Salute, perchè se si interviene con alcune modifiche in materia di inquinamento ambientale alcuni risultati si possono ottenere anche da subito". Ora il lavoro dei periti è terminato "è stata un'esperienza molto interessante, ma temo le conseguenze che possano aprirsi con questo lavoro anche su altri siti. Ovvero che si decida di spostare fuori dall'Italia la produzione, mentre basterebbe più impegno contro l'inquinamento per abbattere i rischi per la salute", avverte Triassi. Il team che ha redatto la perizia, oltre alla Triassi, è composto da Annibale Biggeri, docente ordinario all’Università di Firenze e direttore del centro per lo studio e la prevenzione oncologica e da Francesco Forastiere, direttore del dipartimento di Epidemiologia della Asl Roma E


 

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