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Lamezia Terme, 16 nov. - (Adnkronos) - Si e' concluso con otto condanne e 41 assoluzioni, davanti alla corte d'Assise del Tribunale di Cosenza, il processo ''Tamburo'' su presunte infiltrazioni mafiose negli appalti per l'adeguamento dell'autostrada Salerno-Reggio Calabria. Tra le persone assolte tutti i funzionari dell'Anas, tra cui l'attuale direttore centrale dei lavori, Michele Minenna, all'epoca dei fatti contestati direttore dei lavori dell'autostrada A-3. Sessanta anni di carcere inflitti complessivamente ad otto imputati invece dei 411 chiesti per i 49 indagati chiesti dal pubblico ministero Raffaella Sforza, sostituto procuratore della Dda di Catanzaro. Sette anni di carcere sono stati inflitti al boss Francesco Abbruzzese, mentre a 8 anni sono stati comminati a Carmine Chirillo e 9 ad Ettore Lanzino, altri esponenti della criminalita' organizzata cosentina. Altri 12 anni a Dino Posteraro, l'uomo che avrebbe consentito, secondo l'accusa, le infiltrazioni nel sistema dell'aggiudicazione degli appalti. Franco Presta, altro affiliato alle cosche cosentine, e' stato condannato a 7 anni di carcere, mentre di 8 anni e' la pena che dovra' essere espiata da Franco Rovito. Quattro anni sono stati inflitti ad Angelo Spiga. Assolti funzionari e dirigenti dell'Anas tra cui Battista Iacino, Michele Vigna, Rosa Petrella, Giuseppe Zanframundo.
Il presidente dell'Anas Vincenzo Pozzi ha espresso la sua soddisfazione ''per l'assoluzione completa e con formula piena di tutti i dirigenti e funzionari dell'Anas'' coinvolti nel processo 'Tamburo'. E chiede che ora vengano ''dissequestrati i tratti autostradali interessati dall'inchiesta, revocato l'immotivato limite di velocita' a 60 all'ora e quantificati i danni subiti dall'Azienda''. ''Quando nel novembre 2002 parti' l'inchiesta giudiziaria - ha spiegato Pozzi- la decisione del vertice dell'Anas di non consentire il linciaggio dei propri dirigenti non e' stata frutto dell'istinto, ma e' stata dettata dalla piena coscienza di due elementi: la grande fiducia nel giudizio equanime della magistratura giudicante, con la quale abbiamo sempre attivamente collaborato, e la profonda conoscenza dei dirigenti e dei funzionari dell'Anas coinvolti. Abbiamo avuto ragione -continua- ad affidarci all'imparzialita' della magistratura, che ha saputo perseguire i responsabili ed assolvere i dirigenti ed i funzionari dell'Anas.Tuttavia non possiamo dimenticare il continuo stillicidio di notizie operato in questi tre anni nei confronti dell'Anas, che ha danneggiato pesantemente non solo l'Azienda ma lo stesso Stato che essa rappresenta''.
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