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La missione dei Monuments Men italiani in Iraq, salvare tesori da furia Is

Da quattro anni si muovono nella Piana di Ninive, a poche decine di chilometri da Mosul

CULTURA E MEDIA
La missione dei Monuments Men italiani in Iraq, salvare tesori da furia Is

Da quattro anni si muovono nella Piana di Ninive, a poche decine di chilometri in linea d'aria da Mosul, nord dell'Iraq, laddove è fissato il confine del califfato e dove nessuno può entrare. Sono i 'Monuments Men' italiani, un gruppo di 20-25 persone che hanno una missione impossibile: salvare il patrimonio artistico dell'Iraq dalla furia dei jihadisti dello Stato islamico (Is).

A guidarli è Daniele Morandi, professore di Archeologia del Vicino Oriente all'Università di Udine e direttore del progetto 'Terre di Ninive' che in un'intervista ad Aki-Adnkronos International racconta il difficile lavoro suo e dei suoi colleghi, mentre è ancora forte lo shock per la devastazione jihadista nel museo archeologico di Mosul e dall'Iraq arriva la notizia che il sito archeologico di Nimrud è stato raso al suolo da una colonna di bulldozer guidata dai seguaci di Abu Bakr al-Baghdadi.

"L'obiettivo del nostro lavoro è proteggere il patrimonio culturale dal vandalismo ma anche dalla follia dell'Is e per farlo bisogna innanzitutto sapere cosa c'è da proteggere. Questa regione dell'Iraq settentrionale è ancora poco esplorata e il primo problema è proprio censire il patrimonio culturale e catalogarlo. Noi in particolare stiamo censendo il patrimonio di una regione a cavallo tra le province di Ninive e Dahuk", afferma Morandi che, assieme al professore Marco Iamoni, vice direttore del progetto 'Terre di Ninive', è in prima linea nella difesa dell'arte irachena.

Il loro lavoro - sottolinea Iamoni ad Aki - si svolge nel Kurdistan iracheno, "nello specifico nella provincia di Dahuk", e comprende "anche la valorizzazione e catalogazione delle opere d'arte dell'area". Iamoni spiega che ci sono altre missioni italiane in Iraq al momento: nel sud dell'Iraq, nella zona di Bassora, e nel Kurdistan iracheno, nella provincia di Erbil.

Ma è contro la furia cieca degli islamisti che si concentra l'azione dei 'Monuments Men' italiani. Secondo Morandi, quello che sta portando avanti l'Is è un "vero e proprio progetto di pulizia etnica". La religione "non c'entra nulla - afferma il professore - Il loro progetto prevede lo sradicamento dall'Iraq del nord di tutte le comunità non islamiche, come i cristiani, gli assiri e i caldei e la pulizia culturale è uno degli strumenti per la realizzazione della pulizia etnica. E' successo anche in Yugoslavia, si pensi alla distruzione di monumenti identitari come il ponte di Mostar".

Già nelle scorse settimane, rivela Morandi, il sito di Nimrud - solo l'ultimo dei monumenti iracheni scomparso per sempre - era stato oggetto di saccheggi da parte dell'Is. "Nel sito si trova un acropoli dove sorgeva il palazzo del re assiro Sur-Nazir-Abal II del IX secolo a.C.. Le pareti di questo palazzo erano decorate con rilievi di un gesso alabastrino locale. Qualche settimana fa un gruppo di militanti dell'Is è entrato nel sito e con seghe elettriche ha tagliato questi rilievi. Li hanno fatto a pezzi in modo da ridurli in porzioni commerciabili e li hanno venduti nel mercato clandestino", dichiara.

Ci sono poi ancora numerosi siti archeologici, tanto quanto Nimrud, Ninive e il museo archeologico di Mosul, che il gruppo dell'Università di Udine teme saranno l'obiettivo delle prossime azioni dello Stato islamico: come Assur, la prima capitale dell'impero assiro che si trova lungo il Tigri, non lontano da Tikrit, oppure la città di Hatra.

Cosa si può fare per evitare nuovi scempi? "Noi operiamo nel Kurdistan iracheno, al di fuori naturalmente dalla zona controllata dall'Is, per ragioni ovvie di sicurezza - evidenzia Morandi - Nella zona controllata dai jihadisti nessuno può fare nulla o meglio si potrebbe fare qualcosa ma ciò implicherebbe che l'Europa e gli Usa da un lato e la Russia dall'altro tornassero a parlarsi. Sul medio termine non è possibile fare nulla".

Morandi denuncia quindi che gran parte di questi reperti viene contrabbandata in Occidente e contribuisce a finanziare le attività terroristiche dell'organizzazione jihadista. Se i reperti vengono trafugati dalla Siria e dall'Iraq, "l'altro terminale di questa sciagura è l'Europa, ma anche gli Usa e il Giappone".

"Questi materiali arrivano tramite le piste di contrabbandieri che collegano l'Iraq e la Siria al nord alla Turchia oppure al Libano e da lì giungono in Europa, in Svizzera, dove compiacenti antiquari creano una documentazione falsa che certifica che tal reperto archeologico si trovava da più di 50 anni nella collezione privata di una tal famiglia. E' un vero e proprio riciclaggio dei reperti archeologici trafugati in maniera clandestina e illegale. La Svizzera è un grosso hub, ma non è solo la Svizzera - prosegue il professore - La filiera è ben articolata anche perché in Occidente non c'è la percezione del reato della commercializzazione dei reperti, tutti noi non ci rendiamo conto che in questo modo distruggiamo il nostro patrimonio culturale".

"Materiali di saccheggi dall'Iraq arrivano anche in Italia. Tutti siamo coinvolti e colpevoli", evidenzia Morandi, riferendo che nella primavera scorsa all'ambasciata irachena a Roma sono stati restituiti cinque importanti reperti archeologici.

La devastazione del patrimonio culturale iracheno è "una tragedia perché si cancella il passato non solo di una regione ma che appartiene un po' a tutti noi. Sono opere di tale importanza che non è possibile vedere disgiunte da un nostro comune background culturale. Quest'opera di cancellazione è frutto di una barbarie che non ha senso", è l'opinione di Iamoni. Sintetizza bene il lavoro dei 'Monuments Men una frase di Morandi: "Cerchiamo di preparare un futuro che sia migliore del presente terribile che il paese sta vivendo".

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