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Fiction sugli ebrei 'buoni' del Cairo, infuria la polemica in Egitto

Primo telefilm di Ramadan che descrive in modo positivo la comunità, ma islamici insorgono

CULTURA E MEDIA
Fiction sugli ebrei 'buoni' del Cairo, infuria la polemica in Egitto

La locandina della fiction

E' un acceso dibattito quello in corso in questi primi giorni di Ramadan in Egitto, dove le tv hanno cominciato a trasmettere, tra le tante fiction che affollano i palinsesti nel mese del digiuno, la serie 'Il quartiere ebraico'. Il telefilm, per la prima volta da 60 anni, traccia un ritratto positivo degli ebrei egiziani, presentandoli come nazionalisti animati da sentimenti antisionisti. I cattivi, nella fiction, sono gli islamisti, primi tra tutti i Fratelli Musulmani.

La storia racconta la vita nel quartiere ebraico del Cairo nel 1948, nel bel mezzo della guerra tra gli arabi e il neonato Stato di Israele. La protagonista è l'ebrea egiziana Laila Horoun, innamorata di un ufficiale ed eroe di guerra musulmano e in conflitto con il fratello 'traditore' che ha deciso di trasferirsi in Israele. Nella trama è del tutto ignorato il ruolo dei militari e del futuro presidente Gamal Abdel Nasser, che secondo gran parte degli storici furono promotori della 'cacciata' degli ebrei dall'Egitto.

La serie di 30 puntate, sette delle quali sono già andate in onda, per la prima volta rappresenta gli ebrei egiziani riuniti in preghiera in sinagoga o impegnati in una cena di Sabbath. L'ambasciata israeliana al Cairo ha commentato con entusiasmo la fiction, scrivendo su Facebook che "rappresenza gli ebrei nella loro reale dimensione umana". Ma tra la popolazione il dibattito è acceso.

I 'nostalgici' hanno elogiato la produzione per come racconta il pluralismo e l'apertura della società egiziana prima dell'avvento di Nasser, nel 1952. Ma sul profilo Facebook dei produttori sono comparsi commenti fortemente critici, come quello di un utente che protesta per come "gli ebrei appaiano migliori degli egiziani". Un altro utente si dice "inorridito" per la storia di un'ebrea fidanzata con un alto ufficiale musulmano.

I più critici sono gli islamisti, secondo i quali la fiction ben rappresenta l'alleanza che il presidente Abdel Fattah al-Sisi avrebbe stretto con Israele, ai danni dei Fratelli Musulmani. La tv satellitare al-Jazeera, che in Egitto ha visto molti dei suoi giornalisti sotto processo con l'accusa di sostegno alla Fratellanza, sostiene che gli unici entusiasti della fiction sono i media israeliani, alla luce della "nuova era nei rapporti Egitto-Israele, dopo il golpe" con cui il presidente islamico Mohamed Morsi è stato destituito nel 2013.

Nella serie, Hassan al-Banna, fondatore dei Fratelli Musulmani, viene dipinto come un personaggio ridicolo, intento a portare avanti campagne inutili come quella per il divieto della Coca Cola. Mentre non si fa riferimento al ruolo dei militari e di Nasser, la Fratellanza viene indicata come la vera nemica degli ebrei d'Egitto, che prendeva di mira ancor più che lo Stato di Israele.

Anche tra le poche decine di ebrei che vivono ancora in Egitto c'è un certo scontento. Magda Haroun, la leader della piccola comunità, ha criticato alcune imprecisioni non proprio casuali, come l'assenza della Torah all'interno di una sinagoga, la descrizione esagerata del benessere degli ebrei egiziani negli anni Quaranta, l'uso di costumi troppo attillati per le donne ebree. Secondo la Haroun, inoltre, la fiction induce a pensare che i comunisti ebrei abbiano "agito sulle menti della gente per convertirla al sionismo".

Mohamed el-Adl, regista della fiction, ha difeso la produzione, affermando che il ruolo di Nasser non è raccontato perché la storia si conclude prima della sua ascesa alla presidenza e assicurando che "la serie non sostiene gli israeliani, anzi è contro di loro". "Israele - ha detto - resta il primo nemico dell'Egitto". Anche il partito liberale e nazionalista 'al-Wafd', che finì nel mirino di Nasser quando prese il potere, tende a sdrammatizzare. "La telenovela è pura fiction, non un serial storico - ha commentato Yaser Hassan, dirigente del partito, parlando con Aki-Adnkronos International - L'autore ha il diritto di usare la sua fantasia". E il fatto che Israele abbia espresso un giudizio positivo sulla telenovela, è "ingiustificato, in quanto il periodo in cui in Egitto vi erano gli ebrei è raccontato solo in modo fantasioso. Una sola telenovela non può normalizzare le relazioni tra Egitto e Israele".

Tra entusiasti e critici, la serie inchioda davanti allo schermo milioni di telespettatori, come succede per tutte le fiction di Ramadan. Le puntate andate in onda sono state ritrasmesse decine di volte su numerosi canali privati. Certo non mancano altre fiction che continuano a dipingere gli ebrei come nemici. Come fa 'La squadra di Nagy Attala', produzione del 2011 riproposta con successo in questi giorni, che racconta di una rapina in una banca israeliana organizzata per risarcire i palestinesi dell'occupazione. Ma in cima alle preferenze dei telespettatori c'è la storia di Laila. Tutti sono ansiosi di scoprire se la giovane ebrea coronerà il suo sogno di sposare l'eroe musulmano.

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