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Lotta alla propaganda dell'Is, Usa ed Emirati in prima linea in guerra mediatica

CULTURA E MEDIA
Lotta alla propaganda dell'Is, Usa ed Emirati in prima linea in guerra mediatica

Passa anche attraverso la propaganda mediatica il successo dello Stato Islamico (Is), che ha saputo utilizzare i social media e far propri mezzi di comunicazione occidentali per diffondere il messaggio dell'autoproclamato Califfato, aumentare i propri adepti, arruolare combattenti e attirare spose del jihad. Per questo, per combattere l'Is sul piano mediatico, i governi di Stati Uniti ed Emirati Arabi hanno creato Sawab Center, la prima di una serie di prossimi centri regionali per contrastare la presenza dei jihadisti sulle radio e sui social media. ''Abbiamo bisogno di vari punti di azione contro la minaccia posta da Daesh'', ha detto l'ex coordinatore dell'antiterrorismo del Dipartimento di Stato Usa, Alberto Fernandez, all'agenzia dell'Onu Irin. ''L'idea non è un solo centro, ma diverse vie per mandare messaggi contro l'Is. Il centro di Abu Dhabi è pionieristico'', ha aggiunto.

L'Is diffonde la sua propaganda attraverso migliaia di account in varie lingue e attraverso utenti non pagati, ma 'spontanei'. "L'Is non ha divulgatori ufficiali che usano Twitter in suo nome", ha detto Charlie Winter, autore di uno studio sulla propaganda dell'Is pubblicato questa settimana dalla Quilliam Foundation. Per contrastare la potenza mediatica jihadista, che secondo stime conta su 45mila - 90mila account di social media, "sarà necessario provare di tutto'', ha detto Winter, che analizzando la propaganda dell'Is rilevato che la maggior parte dei messaggi si concentra su temi quali la misericordia, l'appartenenza e l'utopia, il che fa breccia soprattutto nelle comunità che si sentono private ​​dei diritti civili.

Finora la risposta anti-Is è stata mirata a fornire un'immagine molto più cupa e terrificante della vita nel Califfato rispetto alla visione a tinte rosee riprodotta dagli estremiste. Ma questo tipo di campagna negativa non conquista cuori e menti. "E' facile dire quanto orribile qualcosa, ma questo è solo l'inizio di una conversazione - ha detto Fernandez -. Non è sufficiente dire 'non farlo'. Devi dire 'invece' e la coalizione non ha insistito abbastanza su quest'ultima parte". In Siria, per esempio, secondo Fernandez l'Is è diventato l'unica alternativa in molte regioni rispetto al governo di Bashar al-Assad, che a sua volta ha effettuato innumerevoli atrocità contro i civili. I siriani, insomma, rispondono alla coalizione guidata dagli usa che ''ok, l'Is è male, ma Assad è peggio e voi non state facendo nulla".

L'Is ha anche il vantaggio di essere molto più snello rispetto alla coalizione, guidata dagli Usa e costituita da 60 paesi, ognuno con i propri governi e burocrazie. I singoli Stati hanno lanciato i propri centri per inviare messaggi antiterrorismo, ma finora non sono stati condivisi obiettivi e risultati.

Creato da Emirati Arabi Uniti e Stati Uniti, il Sawab Center analizzerà i messaggi dell'Is "utilizzati per reclutare combattenti stranieri, raccogliere fondi per le attività illecite, intimidire e terrorizzare le popolazioni locali", secondo un comunicato del Dipartimento di Stato Usa. "Il Centro aprirà una nuova comunità online per la popolazione della regione e del mondo, offrendo l'occasione per lanciare e condividere contenuti - testi, grafica, video e animazioni - per contrastare la propaganda grottesca dell'Is'', hanno scritto il ministro degli Esteri degli Emirati Mohammed Gargash e il sottosegretario di Stato Usa per la diplomazia Richard Stengel in un editoriale congiunto pubblicato su The National.

Esperti di terrorismo suggeriscono che per funzionare servirebbero messaggi ricchi di sfumature emotive. "L'Is è molto bravo a semplificare tutto in modo binario, bianco e nero. L'Is offre risposte semplici a tutte le vostre domande", ha notato l'analista esperto di terrorismo JM Berger. Il messaggio della sofferenza umanitaria è un esempio che potrebbe portare i militanti e i simpatizzanti a pensare due volte alla vera nobiltà della loro causa.

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