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Eid di sangue, da Gaza alla Libia le armi non stanno in silenzio

POLITICA
Eid di sangue, da Gaza alla Libia le armi non stanno in silenzio

(Infophoto)

Le bombe, i razzi e il sangue. La morte, il pianto e la fuga. Qualcuno l'ha chiamato "Eid dei martiri". Dalla Striscia di Gaza alla Siria, passando per l'Iraq, dalla Libia all'Afghanistan: non c'è pace durante l'Eid al-Fitr, la festa che segna la fine del mese sacro di Ramadan. L'Eid è per i musulmani, in un certo senso, quello che per i cristiani è il Natale. E per molti quella che si avvia alla conclusione è stata una 'festa' in guerra.

"La nostra festa sarà il giorno in cui saremo liberi", ha detto il premier del governo di unità palestinese, Rami Hamdallah. Nella Striscia di Gaza prosegue intanto l'operazione israeliana avviata l'8 luglio e dalla Striscia di Gaza prosegue il lancio di razzi contro Israele. Lo Stato ebraico ha colpito oltre quattromila obiettivi nell'enclave palestinese; dalla Striscia sono partiti più di 2.600 razzi contro Israele.

A Gaza, secondo il bilancio del ministero della Salute palestinese, i morti sono almeno 1.283, i feriti 7.150. Stando all'Unicef, tra le vittime ci sono 239 minori palestinesi, 166 dei quali hanno meno di 12 anni. Tredici palestinesi, secondo B'Tselem, sono morti in scontri con le forze di sicurezza israeliane in Cisgiordania. Bombe, razzi e artiglieria hanno costretto 240mila persone a lasciare le proprie case nella Striscia e a rifugiarsi nelle scuole gestite dall'Unrwa. Nell'enclave palestinese, secondo l'Ocha, sono ormai almeno 747 le case distrutte. E da ieri il 90% degli 1,8 milioni degli abitanti della Striscia di Gaza è senza elettricità dopo che è stata colpita l'unica centrale elettrica.

Da parte israeliana, dall'avvio dell'offensiva, 53 soldati e due civili sono rimasti uccisi. In Israele è morto anche un cittadino della Thailandia colpito in un attacco con razzi dalla Striscia.

Lunedì scorso, primo giorno di Eid al-Fitr, una chiesa di un vicolo stretto di Gaza era piena di musulmani riuniti in preghiera. Nella Chiesa di San Porfirio di Gaza, ha testimoniato al-Jazeera, hanno trovato rifugio decine di famiglie musulmane in fuga dai combattimenti. Per il primo giorno di Eid i palestinesi non hanno sfoggiato abiti nuovi, come tradizione, ma magliette nere con la scritta 'Siamo tutti Gaza' e al posto dei dolci con cui si festeggia tradizionalmente l'Eid i palestinesi hanno consumato caffè nero. Il primo giorno di 'festa' è stato segnato dall'attacco contro un parco giochi in un campo profughi di Gaza. "E' stato il peggior Eid della mia vita": queste le poche parole affidate all'agenzia di stampa Dpa da Abu Nadscha, ex poliziotto 45enne.

I siriani non conoscono pace per l'Eid ormai dal 2011. Il conflitto scoppiato nel Paese arabo, dopo l'esplosione nel marzo di quell'anno di inedite proteste antigovernative, ha fatto decine e decine di migliaia di morti. Il bilancio dell'Osservatorio siriano per i diritti umani parla di oltre 170mila morti, un terzo dei quali civili. Secondo la Rete siriana per i diritti umani, solo durante il mese di Ramadan - iniziato il 28 giugno e terminato domenica scorsa - sono rimaste uccise 2.378 persone. Si tratta, in entrambi i casi, di informazioni non possono essere verificate in modo indipendente.

Il governo di Assad, da parte sua, prosegue la "lotta al terrorismo". E non è 'festa' neanche per i siriani, ormai più di un milione, che si sono rifugiati nel vicino Libano. L'Eid della Siria è stato anche segnato dagli appelli a un anno dalla scomparsa del gesuita padre Paolo Dall'Oglio, che sarebbe stato rapito dall'Isil e sulla cui sorte non si hanno notizie.

Al di là del confine, in Iraq, gli attacchi continuano a essere all'ordine del giorno. Lunedì, nel primo giorno di 'celebrazioni', la polizia irachena ha trovato a Baghdad i corpi senza vita di 15 persone, comprese tre donne, tutte apparentemente freddate a colpi d'arma da fuoco. Questo Eid scorre tra paure e incertezze dopo l'avanzata nel nord dei miliziani sunniti dell'Isil e nel mezzo della battaglia politica per la formazione del nuovo governo. Secondo l'Iraq Body Count, solo a luglio sono morti 1.387 civili. Nel Paese che fu di Saddam Hussein, luglio è stato anche il mese della fuga dei cristiani da Mosul. Dopo la disponibilità del governo francese a concedere il diritto di asilo ai cristiani iracheni, Andrea Riccardi, fondatore della Comunità di S.Egidio, ha chiesto un'iniziativa internazionale per assistere i cristiani in fuga da Mosul, sfollati nella piana di Ninive o profughi in Kurdistan.

La Libia, a tre anni dalla caduta di Muammar Gheddafi, è ormai precipitata nel caos ed è preda delle milizie. A Tripoli milizie rivali si contendono il controllo dell'aeroporto e nelle ultime ore a Bengasi le milizie hanno conquistato il quartier generale delle forze speciali dell'esercito libico. L'ex vice premier Mustapha Abushagur è stato protagonista di un sequestro lampo a Tripoli e la capitale è sotto la minaccia del grave incendio divampato domenica dopo che un razzo ha colpito un deposito di carburante. Le ultime ore sono state segnate dalla fuga degli occidentali della Libia.

Dall'altra parte dell''atlante dei conflitti' nell'Afghanistan martoriato da decenni di guerre, nell'Afghanistan in cui gli attacchi sono all'ordine del giorno, anche quest'anno l'Eid è stato macchiato di sangue. Hashmat Karzai, cugino del presidente afghano Hamid Karzai e membro del consiglio provinciale di Kandahar, è stato ucciso nella sua casa di Kandahar dall'abbraccio mortale di 'auguri' di un attentatore suicida con una carica esplosiva nascosta sotto al turbante.

"Passare dal digiuno dal cibo e dalle bevande al digiuno dalle armi e dalla violenza": questo era stato, prima della fine del Ramadan, l'auspicio in vista dell'Eid dell'imam Yahya Pallavicini, vice presidente di Coreis (Comunità religiosa islamica Italiana).

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