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Ricostruzione Gaza, comunità internazionale restia a finanziare progetti senza garanzie pace

Domenica al Cairo la Conferenza dei donatori

POLITICA
Ricostruzione Gaza, comunità internazionale restia a finanziare progetti senza garanzie pace

Rischia di essere limitato il finanziamento che la comunità internazionale si impegnerà a elargire durante la Conferenza internazionale che si terrà al Cairo il 12 ottobre per la ricostruzione della Striscia di Gaza devastata da 51 giorni di guerra tra Israele e Hamas senza garanzie da parte dello Stato ebraico e delle principali fazioni palestinesi. Si teme quindi un deja vu rispetto al 2009 e al 2012, con i 50 Paesi invitati che stanzieranno insieme una cifra ben al di sotto dei quattro/cinque miliardi di dollari stimati come necessari per la ricostruzione dell'enclave palestinese. ''Senza una svolta politica'', ovvero senza un passo in avanti concreto nei negoziati di pace tra israeliani e palestinesi, i diplomatici occidentali sono riluttanti a investire nuovi soldi a Gaza, ma disposti solo a ''rimodulare l'assistenza che già diamo'', ha spiegato un funzionario europeo a condizione di anonimato all'agenzia di stampa dell'Onu Irin.

Johan Schaar, capo della Cooperazione allo Sviluppo del Consolato della Svezia nei Territori palestinesi, ha invece spiegato che i donatori occidentali hanno un problema di responsabilità se i nuovi progetti sono finanziati senza garanzie che Israele non bombardi di nuovo Gaza e senza la fiducia in una pace duratura. "Nessuno può aspettarsi che noi torniamo per la terza volta a chiedere ai nostri contribuenti aiuti per la ricostruzione (di Gaza, ndr)", ha ammesso. La priorità è che ''Israele tolga l'embargo dando a Gaza la possibilità di ristabilire normali relazioni economiche con la Cisgiordania e il Medio Oriente. La Ue e l'Onu possono lavorare su meccanismi reali e credibili per fornire il tipo di monitoraggio necessario'' agli israeliani perché si sentano sicuri, ha detto Schaar, il cui governo sarà il primo stato Ue a riconoscere formalmente lo Stato della Palestina.

L'Unrwa, l'agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati palestinesi, stima che almeno 60mila case siano state danneggiate o distrutte nei bombardamenti aerei israeliani su Gaza, di cui 20mila completamente inabitabili. Circa 110mila abitanti di Gaza, soprattutto bambini, sono ora senzatetto, mentre il governo palestinese di Ramallah stima che siano necessari 4-5 miliardi di dollari per la ricostruzione. Tra le principali infrastrutture distrutte ci sono decine di progetti finanziati da donatori internazionali, comprese le scuole dell'Unrwa, colpite per sette volte dai caccia israeliani. Un ponte nella città settentrionale di Gaza Beit Hanoun, costruito con l'aiuto internazionale, è stato distrutto quattro volte nei recenti conflitti. Inoltre, ancora una volta, vanno aggiustati la rete elettrica, gli ospedali e le cliniche della Striscia di Gaza.

Mohammad Shtayyeh, direttore di il Consiglio economico palestinese per lo Sviluppo e la Ricostruzione e membro del Comitato centrale di al-Fatah, si mostra comunque contrario a qualsiasi meccanismo che permette di continuare il controllo israeliano sui valichi di frontiera. "Se tutto ha bisogno dell'approvazione israeliana non si faranno mai le cose in tempo", ha detto all'Irin, riscontrando che, con l'avvicinarsi dell'inverno, il bisogno di abitazioni aumenta.

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