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Libia nel caos, ora anche due agenzie di stampa "ufficiali"

POLITICA
Libia nel caos, ora anche due agenzie di stampa ufficiali

Due governi, due parlamenti e ora anche due agenzie di stampa 'ufficiali': questa è la Libia a tre anni dalla morte di Muammar Gheddafi, catturato nell'ottobre del 2011 al culmine della rivoluzione partita da Bengasi. Il governo del premier Abdullah al-Thinni, riconosciuto a livello internazionale, avrà di fatto una 'nuova' agenzia di notizie o forse tornerà ad avere un suo 'megafono'. Il sito web del giornale libico al-Wasat annuncia la nomina di Mahmoud al-Ferjani come "nuovo direttore della nuova agenzia di stampa ufficiale", che si chiamerà sempre Lana.

Tutto dopo che, ricorda al-Wasat, "miliziani estremisti" hanno fatto irruzione nella sede della Lana a Tripoli, accusandola di essere di parte e sostenere il governo al-Thinni. Il direttore della 'nuova' agenzia, al-Ferjani, sarà quindi costretto al 'confino': il giornale scrive che "inizierà a lavorare provvisoriamente da Al Bayda", città della Libia settentrionale, nella regione della Cirenaica, dove si è insediata l'amministrazione guidata da al-Thinni.

"Da Tripoli continuerà comunque a trasmettere l'agenzia di stampa libica", scrive al-Wasat riferendosi alla 'vecchia' Lana, sorta dalle ceneri della Jana dell'epoca di Gheddafi. Un funzionario di alto grado del governo provvisorio, responsabile per il settore Cultura e media, ha confermato come da tempo ormai il "sito web della Lana sia fuori dal controllo del governo". "Quello che viene trasmesso - ha detto, citato da al-Wasat - rappresenta solo le opinioni di coloro che pubblicano le notizie".

La 'vecchia' Lana continuerà a essere consultabile all'indirizzo www.lana-news.ly, mentre su www.lananews.com è partito il 'countdown' per il lancio della 'nuova' Lana e, ad oggi, mancherebbero due settimane alla trasmissione della prima notizia. Nessuna differenza, quindi, né nel nome né per quanto riguarda il logo: specchio del caos politico, e non solo, che regna nella Libia del dopo-Gheddafi.

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