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Guerra etnica ed economia al collasso in Sud Sudan a 4 anni dall'indipendenza

POLITICA
Guerra etnica ed economia al collasso in Sud Sudan a 4 anni dall'indipendenza

Una guerra civile con veri e propri massacri su base etnica che va avanti da 18 mesi ed è costata la vita a migliaia di persone, 100mila quelle costrette a lasciare le loro case. Un terzo degli 11 milioni di abitanti che necessita di aiuti per sopravvivere e le accuse di stupri e violenze inaudite rivolte dall'Onu all'esercito, che non risparmia nemmeno l'uso di bambini soldato. Sono alcune delle istantanee del Sud Sudan, il Paese più 'giovane' al mondo, alla vigilia del quarto anniversario del giorno in cui ottenne l'indipendenza dal Sudan dopo una battaglia ventennale. Domani sarà il presidente Salva Kiir a guidare le celebrazioni, a ricordare quel giorno festoso presto dimenticato da un Paese precipitato in miseria e divisioni.

E' stato proprio Kiir che, il 15 dicembre del 2013, ha accusato il suo ex vice presidente e attuale capo dei ribelli Riek Machar di aver tentato un colpo di Stato. La rivalità politica si è ben presto tradotta in scontri sul campo e in una guerra tra etnie: da una parte la tribù dei Dinka, il gruppo più numeroso del Sud Sudan al quale apparitene Kiir, e dall'altra quella dei Nuer di cui fa parte Machar, rimosso dall'incarico di vice presidente nel luglio del 2013.

Scontri che però non sembrano mettere a rischio la sopravvivenza del governo di Kiir, quanto invece potrebbe farlo la disastrosa situazione economica del Paese. Secondo fonti occidentali citate dal New York Times, il governo ha quasi finito i soldi e resta a galla solo stampando valuta a un tasso apparentemente insostenibile e grazie a un recente prestito di 250 o 500 milioni di dollari ottenuto da un Paese del Medio Oriente, forse il Qatar. Inoltre negli ultimi mesi i combattimenti si sono intensificati e minacciato la principale fonte di reddito del governo: il petrolio. "Il Sud Sudan è il paese più dipendente dal petrolio del mondo", secondo la Banca Mondiale, "il petrolio rappresenta la quasi la totalità delle esportazioni'', ma ora le vendite sono a meno di dieci dollari al barile. Secondo il ministero del Petrolio di Juba, dall'inizio della guerra la produzione di greggio è diminuita di un terzo.

A crescere all'impazzata sono invece i prezzi dei beni alimentari, raddoppiati o triplicati come minimo, così come si registra un ''picco di rapine e saccheggi nelle case delle persone'', ha detto il ministro per la Sicurezza nazionale Obutu Mamur Mete. Inoltre le uniche persone sicure di ottenere la busta paga sono membri delle forze di sicurezza e i dipendenti dei ministeri. I pochi posti disponibili sono spesso a breve termine.

I continui blackout elettrici, lo scarseggiare di acqua potabile e la mancanza di servizi igienici colpiscono anche la capitale Juba. Difficile la situazione nelle scuole, dove gli insegnanti vengono pagati la metà rispetto agli addetti alla sicurezza e per questo molti hanno rinunciato all'impiego di educatore per entrare nell'esercito o nella polizia. Anche il portavoce dell'Esercito di liberazione del Sud Sudan, il colonnello Phillip Guarang, ha ammesso che la situazione economica è "difficile", con i soldi dello Stato tutti indirizzati a sostenere lo sforzo bellico.

Patrick Namakoola, 36 anni, è uno degli operai che sta lavorando per sistemare Juba in vista delle celebrazioni di domani. Ricorda il giorno della celebrazione dell'indipendenza di quattro anni fa, quando le strade erano piene di gente di ogni etnia, setta e clan. "E' stata una vera gioia - ha detto -. La gente mangiava. Hanno bevuto. Hanno ballato e cantato''. Un clima ben diverso da quello attuale, dove la Nazione è tutt'altro che unita, piuttosto divisa e in lotta.

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