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Barzani, l'indipendenza dei curdi è più vicina che mai

Il presidente curdo ritiene sia necessario un nuovo accordo sul Medioriente

POLITICA
Barzani, l'indipendenza dei curdi è più vicina che mai

L'indipendenza nei curdi, la nascita di uno stato curdo sono ''più vicini che mai''. Lo sostiene il presidente del governo del Kurdistan regionale iracheno Massoud Barzani in un'intervista al Guardian, nella quale invita la comunità internazionale a un nuovo patto sul Medioriente che riconosca l'entità curda, sostenendo il fallimento di quello che è passato alla storia come l'accordo di Sykes-Picot. La comunità internazionale sta cominciando ad accettare che Iraq e Siria non possono essere paesi unificati e che la ''coesistenza forzata'' nella regione è stata un errore. Riferendosi ai leader mondiali, Barzani pensa che ''siano giunti alla conclusione che l'era di Sykes-Picot sia finita. Che lo dicano o no, che lo accettino o meno, la realtà sul terreno è questa. Ma si sa, i diplomatici sono dei conservatori e talvolta non tengono il passo con gli sviluppi''.

La mappa politica dell'Iraq settentrionale è drasticamente cambiata in 18 mesi, ovvero da quando il sedicente Stato Islamico (Is) ha conquistato Mosul, la seconda città del Paese dopo la capitale. Ora i curdi hanno preso il pieno controllo di Kirkuk e Sinjar, che i peshmerga hanno liberato dall'Is, come di altre zone un tempo in mano a Baghdad. Secondo Barzani continuare a voler mantenere lo status quo rispetto all'accordo siglato da Francia e Gran Bretagna dopo la Prima Guerra mondiale comporterà un'ulteriore frammentazione regionale.

L'indipendenza dei curdi è ''ora più vicina che mai'', sostiene Barzani, secondo il quale definire i confini di un governo regionale potrebbe contribuire a far chiarezza. Il presidente curdo ritiene che ora i poteri regionali e globali necessitano di firmare un nuovo accordo che protegga le comunità in Iraq e in Siria, dove le tensioni si sono inasprite su basi socio-religiose e settarie. ''Ci deve essere un nuovo accordo, è importante vedere di che si tratta, se porta a formalizzazioni. E' illogico continuare o insistere nella ripetizione di un esperimento sbagliato portato avanti per cento anni e che non sta portando a niente'', ha detto.

''Al momento, l'Iraq è diviso. La responsabilità non è nostra. Al contrario, abbiamo fatto del nostro meglio per tutelare l'untà irachena e la sua democrazia - ha affermato Barzani - Nel 1991 siamo andati in Iraq e negoziato con i criminali che erano responsabili di bombardamenti chimici, della campagna di Anfal'' lanciata da Saddam Hussein contro i curdi. ''Si parla della riconciliazione nazionale in Sudafrica. Con tutto il rispetto per quello che hanno vissuto, a noi curdi è successo prima. Dopo il 2003 siamo andati a Baghdad e cercato di fare del nostro meglio per il processo costituzionale. Ma la cultura irachena non è quella della coesistenza''. Barzani conclude: ''per cui, se non possiamo vivere insieme, dobbiamo trovare un'alternativa''.

Dopo decenni di lotta armata, guerra civile e trasferimenti forzati, il primo luglio del 2014 Barzani ha annunciato l'intenzione di andare avanti con il progetto per l'indipendenza del popolo curdo. La prima volta di un leader curdo, che ha annunciato un referendum, ma che poi è stato fermato dall'avanzata dell'Is verso Erbil e dal peggioramento della crisi in Iraq e in Siria. Al Guardian, Barzani dice comunque che alcuni Paesi vicini vedono la regione del Kurdistan come a una fonte di stabilità nella regione dominata dal caos geopolitico. ''Tutti coloro che si oppongono a noi hanno una percezione sbagliata. La regione del Kurdistan non è una minaccia per alcuno dei nostri vicini. Siamo un elemento di stabilità, come dimostra la nostra esperienza degli ultimi 15 anni'', ha detto.

Ma i Paesi vicini hanno spesso temuto uno Stato curdo sovrano. La Turchia, in particolare, combatte da quarant'anni contro i militanti curdi accusati di voler creare una regione autonoma nel sudest del Paese. ''Non dobbiamo parlarne con la Turchia. Non penso'' che si opporranno alla sovranità curda, sostiene Barzani, ribadendo che ''non siamo una minaccia per nessuno, ma non chiederemo il permesso di esercitare i nostri diritti''.

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