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Come in un romanzo, Arthur Conan Doyle al centro di una cospirazione poliziesca

Documenti rivelano che capitano ostacolò il suo tentativo di salvare innocente condannato

CULTURA
Come in un romanzo, Arthur Conan Doyle al centro di una cospirazione poliziesca

(Infophoto)

Il creatore di Sherlock Holmes, Arthur Conan Doyle (1859-1930), fu vittima di una cospirazione poliziesca. Lo rivelano alcuni documenti e una cinquantina di lettere messe all'asta a Londra dalla casa Bonhams, relative al caso di un uomo condannato ingiustamente ai lavori forzati. Fu grazie alle caparbie indagini dello scrittore scozzese, inventore del giallo poliziesco, che fu possibile ottenere la revisione del processo e il perdono del condannato. Ma nella fase istruttoria - riferisce un articolo pubblicato sul quotidiano londinese "The Guardian" - un poliziotto fece di tutto per ostacolare la ricerca della verità da parte di Conan Doyle, fabbricando prove che screditassero il popolare romanziere.

Il caso. Nel 1903 George Edalji, 27 anni, un avvocato angloindiano, fu accusato di aver mutilato nottetempo alcuni cavalli nel villaggio di Great Wyrley, nello Staffordshire. Il capitano della polizia George Anson, dando credito anche alle più bieche e razziste voci di paese, accusò Edalji e il tribunale lo condannò a sei anni di lavori forzati. Il padre del 27enne chiese la consulenza di Conan Doyle, sull'onda del grande successo dei suoi libri polizieschi. Nel 1906 lo scrittore si recò nel villaggio del giovane condannato e condusse un'inchiesta parallela, concludendo che George Edalji era innocente.

Conan Doyle scrisse per mesi decine di lettere al capitano Anson, chiedendogli riaprire il caso facendo anche il nome del probabile vero colpevole: il giovane Roydon Sharp, noto per il suo atteggiamento razzista, proprio nei confronti di Edalji. Ma il capitano Anson non tenne in nessun conto i suggerimenti di Conan Doyle, anzi fece di tutto per ostacolare la sua inchiesta parallela.

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