Damien Hirst, 50 anni tra animali in formaldeide e un teschio di diamanti

L'uomo degli animali in formaldeide compie 50 anni domani. Damien Hirst, capofila del gruppo conosciuto negli anni '90 come YBAs (Young British Artists), è nato a Bristol il 7 giugno del 1965. Genio dell'arte contemporanea, l'inglese fa della morte il tema centrale delle sue opere, tra pecore e mucche imbalsamate e carcasse in cui prosperano colonie di mosche. Una passione nata da adolescente quando visitò l'obitorio di Leeds su suggerimento di un amico che studiava biologia.

Dagli anni Novanta, i suoi lavori si sono imposti all'attenzione del pubblico e, soprattutto, dei collezionisti, pronti a sborsare cifre considerevoli per accaparrarsele. Non a caso, Hirst è diventato l'artista vivente 'più caro' dopo Jasper Johns a seguito della vendita di 'The physical impossibilty of death in the mind of someone living': uno squalo tigre di oltre quattro metri, comprato per seimila dollari con una telefonata in Australia e posto in formaldeide all'interno di una vetrina.

Le opere di Hirst, tra bacheche contenenti mozziconi di sigarette e scaffalature piene di farmaci da cui l'uomo tende a essere dipendente, si caratterizzano per l'alto tasso di orrore intriso di ironia, divenendo portatrici di un messaggio trasgressivo ma d'impatto comunicativo con lo spettatore. Legato anche all'action painting e alla pop art, Hirst non ha disdegnato altre esperienze artistiche, come il dirigere piccoli spot pubblicitari e il videoclip dei Blur 'Country House'.

Obiettivo del britannico è suscitare continui shock. Un modus operandi simile a quello di Andy Warhol, che aveva smesso di credere nella manualità dell'autore, perché più intenzionato a comunicare idee. Un tratto in comune con Hirst, estremamente lucido, pronto ad assimilare ed applicare anche il 'ready made', caro a Marcel Duchamp, non su oggetti inanimati, ma su veri e propri esseri viventi. L'intento non è resuscitarli, solo 'immortalarli' in un'esistenza dedicata all'arte.

Criticato dagli animalisti, Hirst ha sempre replicato che i cadaveri vengono acquistati già morti. Nel 2007, l'artista ha così alzato il tiro, fondendo un teschio umano in platino, sormontandolo da quasi 9mila diamanti, incluso un diamante rosa a forma di goccia sulla fronte. Il teschio di diamanti, 'For the love of God', ha suscitato scandalo anche per un altro motivo: l'opera è costata 14 milioni di sterline, ma è stata messa in vendita per 50 dalla galleria White Cube di Londra.

Talento del marketing di sé stesso, con titolo ad effetto e ben studiato per ogni opera, il britannico ha spesso diviso la critica e la stampa, che lo hanno spesso inquadrato tra l'essere a metà tra l'artista e l'impostore. "È questo il mondo in cui viviamo" una delle repliche del diretto, e forse cinico, interessato, costantemente attratto dall'oscurità, perché la morte non è un evento negativo, ma un aspetto normale della vita.