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Viaggio sull'opera di Boetti a Venezia, 'Minimum Maximum'

CULTURA
Viaggio sull'opera di Boetti a Venezia, 'Minimum Maximum'

Fino al 12 luglio un viaggio senza precedenti sull'opera di Alighiero Boetti. Ad organizzarlo sull’isola di San Giorgio a Venezia la Fondazione Giorgio Cini, in collaborazione con Tornabuoni Arte e l’Archivio Alighiero Boetti.

Curata dal direttore dell’Istituto di Storia dell’Arte della Fondazione Giorgio Cini, Luca Massimo Barbero, la mostra celebra il genio dell’artista torinese con oltre 20 opere di forte impatto selezionate per la prima volta secondo il criterio del formato, confrontando i 'minimi' e i 'massimi' delle sue serie più significative. Di qui il titolo dell'esposizione 'Alighiero Boetti: Minimum/Maximum'.

"Questa mostra offre al visitatore un percorso di rapporto, non antologico e mai scontato, unico nel suo genere, nato dalla raccolta in collezioni pubbliche e private di opere di Boetti di grandi dimensioni - spiega Luca Massimo Barbero - È un progetto organico pensato appositamente per Venezia in questo momento di grandi conferme internazionali di uno dei più importanti esponenti dell’arte italiana".

Articolata in sezioni l’esposizione include , oltre ai cicli più significativi di Boetti - 'Ricami', 'Aerei', 'Mappe', 'Tutto' e 'Biro' - alcune opere meno note come i 'Bollini colorati', la 'Storia Naturale della Moltiplicazione' e le 'Copertine', e costituisce un’occasione preziosa per presentare anche lavori di fatto sconosciuti al grande pubblico, come la grande opera con bollini colorati 'Estate 70' (1970) - prestata per quest’evento direttamente dalla famiglia dell’artista - e 'Titoli' (1978), uno dei più grandi formati del raro ciclo dei Ricami monocromi.

In mostra ci sarà anche uno dei formati più grandi, 'Mimetico', (1967), una delle prime serie di opere di Boetti, in prestito dalla Fondazione Prada. Tornando al tema del formato si tratta di un aspetto cruciale per comprendere il modo in cui Boetti ideava e realizzava i suoi lavori, ed è direttamente collegato al concetto di tempo: come in 'Estate 70', opera monumentale che apre il percorso espositivo, realizzata su un rotolo di carta lungo venti metri sul quale Boetti ha incollato migliaia di bollini autoadesivi colorati.

Un'opera, questa, unica per le dimensioni e perché introdusse in modo dirompente il tema del tempo necessario alla fruizione dell’opera. Complementari a livello di senso sono le opere di formato minimo, che rappresentano l’opposizione dialettica nella creatività di Boetti.

Non manca un progetto speciale sviluppato da Hans Ulrich Obrist e Agata Boetti sul tema della fotocopia intitolato 'Colore = Realtà B+W = Astrazione (a parte le zebre).

L'esposizione esplora queste 'applicazioni creative' di Boetti, riunendo per la prima volta un insieme di opere eseguite con la fotocopiatrice nei diversi momenti della carriera dell’artista e che sono, secondo Obrist, testimoni della passione di Boetti per le tecnologie della comunicazione (come la polaroid o l’uso del fax che, introdotto negli anni ottanta, è sintesi di posta e fotocopia) e invitano a immaginare gli usi creativi che Boetti avrebbe trovato per gli attuali mezzi di comunicazione e riproduzione delle immagini.

Al centro della sala dedicata alle fotocopie, i visitatori sono invitati a utilizzare una vera e propria fotocopiatrice, seguendo le regole del gioco appositamente create dall’artista messicano Mario Garcia Torres per rendere omaggio ad Alighiero Boetti.

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