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Menasse vince 'Deutscher Buchpreis', Sellerio acquista i diritti del romanzo

CULTURA
Menasse vince 'Deutscher Buchpreis', Sellerio acquista i diritti del romanzo

Roberto Menasse

Il vincitore del Deutscher Buchpreis di quest'anno è Robert Menasse. Il suo romanzo Die Hauptstadt (Suhrkamp) – i cui diritti per l’Italia sono appena stati acquisiti da Sellerio – ha ottenuto questa sera il più importante riconoscimento letterario tedesco. Ecco la ma motivazione della giuria: "Ciò che è umano è sempre auspicabile ma mai dato per certo: che questo principio sia anche applicabile all'Unione Europea, ci dimostra in modo persuasivo Robert Menasse con il suo romanzo La capitale. Con abilità drammaturgica scava a mano leggera nelle profondità del mondo che siamo abituati a chiamare "nostro". Ma soprattutto ci dimostra in modo inequivocabile che l'economia di per se non ci garantirà un futuro di pace…". Con 'La capitale' Menasse si rivolge alle generazioni future affinché possano comprendere la nostra epoca.

La capitale è un romanzo che si svolge nei nostri giorni soprattutto a Bruxelles, con alcuni pagine ambientate in Polonia ed altre in Austria. Ciò che mette in moto la complessa vicenda de La capitale è l’esigenza di trovare un’idea adeguata alla realizzazione di una grande manifestazione che celebra la fondazione della Comunità europea, allo scopo di rilanciarne gli ideali costitutivi, percepiti come fortemente in calo.

"Mai più Auschwitz!" era stato il motto a cui si erano ispirati Monnet e Hallstein nel caldeggiare la fondazione della UE per prevenire la rinascita dei nazionalismi sul suolo europeo. Ed è intorno ad Auschwitz – dopo uno spunto accidentale, offerto dal viaggio compiuto da un rappresentante comunitario di second’ordine in occasione dell’anniversario della liberazione del campo di concentramento nazista tedesco – che comincia a ruotare la girandola di proposte per utilizzare quel luogo simbolo per un grandioso festeggiamento che rinverdisca l’idea europea.

Fra le tante soluzioni alternative o di ripiego spicca poi quella di costruire ex novo ad Auschwitz (un po’ come Brasilia) la vera capitale di un’Europa né multinazionale né internazionale, ma finalmente sovranazionale. Eccezion fatta per un vecchio professore di politologia, l’idea comunque è agitata soprattutto da funzionari che, se mai dovesse avere un esito positivo, sperano di ricavarne una maggiore visibilità e conseguenti vantaggi di carriera. Per lo stesso motivo è boicottata, più o meno sotto traccia, dai loro concorrenti e avversari. Mentre, sia nell’uno che nell’altro caso, risulta più che evidente come gli ideali fondanti della UE non interessino più a nessuno degli addetti ai lavori, a differenza degli accordi commerciali bilaterali (con la Cina per la carne di maiale, ad es.), che favoriscono l’uno o l’altro degli stati membri in aperta concorrenza fra di loro.

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