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Gervaso: "Racconto l'Italia come in un film di Vanzina"

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Gervaso: Racconto l'Italia come in un film di Vanzina

Roberto Gervaso (Foto AdnKronos)

"Il mio racconto dell'Italia è la sceneggiatura di un film, scritta apposta per il mio amico Vanzina". Roberto Gervaso riassume così la sua ultima fatica, il romanzo 'Le cose come stanno. L'Italia spiegata alle persone di buon senso' (Mondadori), che ha presentato stasera a Roma nello Spazio Mastai del Palazzo dell'Informazione Adnkronos. Una presentazione scoppiettante, durante la quale non ha risparmiato nessuno, nemmeno se stesso, con tutto l'acume affinato nei suoi 80 anni compiuti anzi, come dice lui, "più che fatti sfatti". Il libro è un pass-partout che consente al giornalista e scrittore, romano di nascita ma cresciuto a Torino, di parlare di qualunque cosa, sollecitato dal suo 'partner' per la serata, il giornalista Emilio Albertario: 'Le cose come stanno' è infatti l'Italia di ieri e di oggi spiegata da un travet del romanissimo quartiere Prenestino a un amico del bar che poi è una spia statunitense, inizio di un percorso che porterà il borghesuccio capitolino nelle grazie del presidente statunitense Donald Trump.

Il protagonista si chiama Cesaretto Mericoni, ovvio rimando al protagonista del film di Steno 'Un americano a Roma', quell'Alberto Sordi che, dice Gervaso, "non ho mai capito se si chiamasse Mericoni o Moriconi" e qui lo scrittore chiede l'expertise dell'amico regista, e figlio di Steno, Enrico Vanzina, in sala fra tanti altri ascoltatori noti come Remo Girone, Caltagirone, Gasparri, Sacconi, Minzolini, Monorchio, Pecoraro. La 'sentenza' è che il personaggio di Sordi si chiamava "Moriconi, e lo dico ufficialmente", risponde sorridendo Vanzina. L'Italia che esce dalla penna di Gervaso è "quella nazione dove si possono tranquillamente dire le cose come sono tanto nessuno ti crede" ma volendo "si può usare al meglio la lingua italiana che è fatta apposta per dire le cose come non stanno", scandisce lo scrittore ed è subito chiaro che ciascuno deve arrangiarsi per distinguere le sue opinioni vere dalle sue prese in giro.

"Vorrei essere come Cesaretto, semplice, senza paraocchi ideologici e preconcetti politici", proclama Gervaso e subito si lancia in giudizi e battute tutti 'politici': "Trump? a me piace perchè ha le palle, dice dollaro al dollaro e Obama ad Obama", e poi, ancora l'Italia, "un Paese che non crede in Dio ma nei Santi, a condizione che facciano i miracoli che gli vengono chiesti". E Roma, vissuta a lungo poi abbandonata per Milano, che città è? "Una città con delle belle, bellissime buche, un mio collega è caduto in una buca tre mesi fa ed è ancora lì", insomma "Roma mi piace perchè è un gran casino ma purtroppo senza maitresse, e per questo è diventata una misera baldracca che puoi pagare in qualsiasi modo".

Nel libro, attraverso la semplicità ma anche l'acume di Cesaretto, afferma Gervaso, "racconto l'Italia vera, non quella che si legge nei fondi dei giornali", un'Italia che nella realtà "non si spiega, si ama e si subisce e io - aggiunge - la amo più a morsi che a baci, più a morsi che a carezze, ma non andrei da nessun'altra parte". E il 'suo' Cesaretto cosa direbbe dell'Italia di oggi, in campagna elettorale, a Trump? "Di non venirci. Quando l'Italia è in campagna elettorale anche gli italiani farebbero bene ad andarsene, in vacanza, almeno per una settimana". Le ultime bordate di ironia Gervaso, 'provocato' da Albertario, le riserva a Matteo Renzi e Silvio Berlusconi messi a confronto, ed a Papa Francesco: "Mentre Renzi vende fumo in Technicolor, lui non è un capo, è uno che fa il capo, il Cavaliere è un capo che non ama la politica ma il potere e la sua forza è vendere l'arrosto anche ai vegani, e poi mi ha regalato una penna di Cartier che ho riciclato". Quanto al Papa: "Da laico stoico a me questo Papa piace. Mi piace più un Papa su una Panda che su una sedia gestatoria, ma per me il grande pontefice è stato Pio XII. Papa Francesco che si mette in testa il sombrero a me, ripeto, da laico piace, ma il Vaticano non è il Bagaglino", dice Gervaso, con gli occhi che ridono.

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