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Palermo, 2018 sotto il segno della cultura

CULTURA
Palermo, 2018 sotto il segno della cultura

Un anno di mostre

Nove mostre-eventi per festeggiare il 2018. Un viaggio lungo un anno, quello di Fondazione Sicilia, che celebra Palermo Capitale della Cultura attraverso linguaggi tradizionali ma anche con l'esordio dell'arte contemporanea tra le proprie iniziative. Un percorso che intreccia grandi temi, come la valorizzazione delle collezioni di Palazzo Branciforte e Villa Zito e quella del territorio siciliano, ma anche il tema del viaggio e del ritorno. Come nel caso di Donna Franca Florio, che rivive attraverso il leggendario quadro di Boldini, di nuovo a Palermo dopo lunghe e alterne vicende. Il territorio torna protagonista con la bellezza classica del kouros e le rappresentazioni cartografiche del bacino del Mediterraneo, con l'icona di Guglielmo II Odigitria e la Palermo arabo-normanna.

Spazio ai grandi classici, come i caravaggeschi, da Ribera a Luca Giordano, che tanto hanno dato all'Italia meridionale e al mondo, ma anche ai linguaggi contemporanei, che dialogano con le collezioni permanenti, e a luoghi magici e lontanissimi nel tempo, come l'Ecuador e i suoi manufatti millenari.

“Abbiamo voluto celebrare quest'anno dando alle nostre iniziative un respiro nazionale, con un occhio come sempre attento alla valorizzazione della Sicilia e del Mediterraneo – dice il presidente di Fondazione Sicilia, Raffaele Bonsignore – ma anche a civiltà lontane solo nello spazio, proprio perché riconosciamo alla nostra isola la straordinaria capacità di dialogare con linguaggi, culture ed epoche diverse”.

Dopo le mostre di Palazzo Branciforte, Sua Altezza Palermo e Maiolica. Il corredo dello speziale, XVII e XVIII secolo, l'anno che vede la città capitale della cultura si apre il 16 febbraio con l'esposizione a Villa Zito Da Ribera a Luca Giordano. Caravaggeschi e altri pittori della Fondazione Roberto Longhi e della Fondazione Sicilia, a cura di Maria Cristina Bandera. Dedicata ai pittori che nel primo Seicento hanno operato nell'Italia meridionale ispirandosi a Caravaggio, la mostra, fruibile fino al 10 giugno, comprende anche la straordinaria tela di Valentin di Boulogne, La negazione di Pietro, interessante declinazione del caravaggismo di Bartolomeo Manfredi.

Si prosegue, ancora a Villa Zito, con Incursioni contemporanee, a cura di Sergio Troisi, dal 9 marzo a febbraio 2019. Una rassegna dedicata alla contaminazione tra le collezioni pittoriche della Fondazione Sicilia e ai linguaggi contemporanei. In mostra le opere degli artisti palermitani Daniele Franzella, Fulvio Di Piazza, Sandro Scalia, Francesco De Grandi e Croce Taravella, che dialogheranno con le opere della collezione pittorica permanente.

Dal 16 marzo al 13 maggio, un evento attesissimo: il ritorno in città di un'opera simbolo di un'epoca e della sola donna chiamata significativamente dal kaiser Guglielmo II “stella d'Italia”. Il ritorno di Donna Franca Florio, a cura di Matteo Smolizza, a Villa Zito con il celebre dipinto che Ignazio Florio commissionò a Giovanni Boldini nel 1901 (fu portato a termine soltanto nel 1924). La sua messa in vendita aveva suscitato un vero e proprio turbamento, non soltanto nei palermitani. Da marzo a maggio, l'opera sarà di nuovo visibile grazie al sensibile e generoso intervento dei marchesi Annibale e Marida Berlingieri, nuovi proprietari del quadro.

Sarà ancora Villa Zito ad ospitare, da maggio a marzo 2019, Intermezzo 2018, la rassegna di video installazioni a cura di Agata Polizzi, con uno stretto legame con l'attualità. In particolare, Alfredo Pirri affronterà il tema dell'importanza di archiviare nei processi creativi; Serena Vestrucci quello dell'osservazione della realtà; Stefania Galegati Shine dialogherà con le visioni alternative dello spazio urbano; Alessandro Plangiamore esplorerà il rapporto tra immagine e identità dei luoghi e Domenico Mangano quello con il linguaggio. La suggestiva atmosfera carica di storia del monte dei pegni di Santa Rosalia accoglierà, dal 6 aprile al 3 giugno, L'icona di Guglielmo II Odigitria di Monreale restaurata dalla Fondazione Sicilia, a cura di Maria Concetta di Natale e Mauro Sebastianelli. Custodita nel Duomo di Monreale, l'antica icona di Guglielmo II Odigitria, è stata di recente è stata oggetto di approfonditi studi e di un importante intervento di restauro, realizzati con il sostegno di Fondazione Sicilia. In occasione della mostra sarà presentato il catalogo della collana editoriale sui restauri promossi dalla Fondazione.

Dal 13 aprile al 10 giugno, la cavallerizza di Palazzo Branciforte ospiterà la mostra Il kouros ritrovato, a cura di Sebastiano Tusa. Studi recenti hanno ritenuto pertinenti allo stesso manufatto il torso acefalo di kouros, acquistato da Paolo Orsi nel 1924 – e oggi esposto al museo archeologico regionale Paolo Orsi di Siracusa – e la testa di kouros, proveniente da Leontinoi e oggi esposta al museo civico di Castello Ursino di Catania. In questa occasione, per la prima volta, la statua tornerà alla propria interezza e dialogherà con la collezione archeologica della Fondazione Sicilia. La mostra Linea di costa/terra di me, a cura di Giovanna Bianco- e Pino Valente, è invece in programma a Palazzo Branciforte dal 14 giugno al 30 settembre.

Si tratta di un progetto espositivo che comprende sia le carte geografiche antiche della collezione di Fondazione Sicilia che rielaborazioni contemporanee e installazioni. Al centro di questo viaggio, l'immaginario collettivo e il racconti delle diversità, che caratterizzano il Mediterraneo e che partono proprio dalle rappresentazioni cartografiche. La Fondazione Patrimonio Unesco Sicilia curerà invece la mostra Palermo arabo-normanna e le cattedrali di Cefalù e Monreale. Un viaggio per immagini dal Grand Tour al riconoscimento Unesco, a Villa Zito dal 12 ottobre al 16 dicembre. L'esposizione esplora le diverse produzioni figurative che hanno per soggetto i monumenti arabo-normanni di Palermo per il periodo che va dal Grand Tour agli anni Quaranta del secolo scorso. L'obiettivo è ripercorrere i momenti artistici di maggior fortuna nel lungo processo storico di riscoperta, rivalutazione e restauro di questi monumenti, culminato con l'iscrizione nella World Heritage List nel 2015.

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