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Pompei, manufatti negli scarti di vecchi scavi

CULTURA
Pompei, manufatti negli scarti di vecchi scavi

Gli ultimi ritrovamenti di manufatti a Pompei sono avvenuti 'controllando' la terra di risulta di vecchie campagne di scavo. E' questo il più sorprendente dei risultati conseguiti fino ad ora dai nuovi scavi avviati nella Regio V della città, su una superficie di oltre 1.000 metri quadrati, il cosiddetto 'cuneo', posto tra la casa delle Nozze d’Argento e la casa di Marco Lucrezio Frontone. Il primo intervento nell'area è consistito nella rimozione di tutta quella parte di terreno proveniente dagli scavi di fine ‘800 e ‘900, che veniva riversato nella zona del 'cuneo'. Proprio durante questa fase è stato rinvenuto un gran numero di reperti, quali antefisse e decorazioni fittili, frammenti di affreschi e di stucchi, frammenti di anfore e mattoni bollati. Il tutto nella terra di risulta proveniente dagli scavi ottocenteschi e primo-novecenteschi svolti nelle adiacenze. Probabilmente all’epoca non c’era stato interesse al recupero di oggetti frammentari o non ricostruibili, che venivano pertanto scartati. Ora, nell’area logistica appositamente realizzata sul pianoro delle regiones IV e V è stato predisposto un grande deposito archeologico con annesso laboratorio, per assicurare il lavaggio, la siglatura, lo studio preliminare e la conservazione temporanea dei reperti che emergeranno.

A partire da questo momento gli scavi, proseguendo in strati mai manomessi dopo l’eruzione del 79 d.C., potranno restituire reperti che saranno oggetto di studio multidisciplinare e di nuove metodologie di analisi, intanto sono già parzialmente venuti alla luce altri elementi importanti, strutture e reperti di ambienti privati e pubblici. In adiacenza alla Casa della Soffitta, è stata individuata un’area aperta, probabilmente destinata a giardino, la cui funzione potrà essere meglio definita grazie a indagini e analisi paleobotaniche che il Parco Archeologico di Pompei condurrà contestualmente allo scavo. Nell’angolo sud-orientale di questo spazio aperto già affiorano alcune anfore, di cui si sta studiando la tipologia e il contenuto. Poco oltre, poi, sta emergendo il vicolo che partendo da via di Nola fiancheggiava la Casa delle nozze d’Argento. Leggermente in salita, si presenta nella sua originaria configurazione con lo zoccolo dei marciapiedi e gli ingressi degli edifici che vi si affacciavano. Nel Vicolo delle Nozze d’Argento stanno venendo alla luce alcune strutture archeologiche, tra le quali l’ingresso di una domus, con pareti affrescate a riquadri su fondo rosso con al centro l’immagine dipinta di una coppia di delfini.

Il punto sugli scavi nella Regio V è stato fatto oggi a Pompei in occasione dei 270 anni dalla scoperta del sito archeologico, una scoperta in due tempi: il 23 marzo 1748, dieci anni dopo la scoperta di Ercolano, un ritrovamento fortuito di alcuni reperti nella zona di Civita a Pompei, spostò l’interesse degli scavi borbonici in quest’area. Inizialmente però il sito venne ritenuto quello della città Stabiae e solo nel 1763 ci si rese conto che si trattava dell’antica città di Pompei. “Si torna a scavare a Pompei su vasta scala - ha detto Massimo Osanna, Direttore Generale del Parco archeologico di Pompei - ma soprattutto con l’impiego di strumenti di nuova tecnologia messi al servizio dell’archeologia, dal drone al georadar, e il supporto di un team interdisciplinare. Oltre ai tecnici della conservazione, anche vulcanologi, paleobotanici, antropologi e archeozoologi". Un team composito che consentirà, attraverso un "confronto costante di professionalità", di "documentare in modo approfondito ogni fase di scavo e comprendere tutti gli aspetti che contribuiscono alla ricostruzione della vita e del paesaggio vesuviano al 79 d.C..", ha aggiunto Osanna.

"La messa in sicurezza globale dei fronti di scavo e l’indagine del cuneo rappresentano il più grande intervento nell’area non scavata di Pompei, dal dopoguerra. Finora si era sempre proceduto per piccoli interventi di tamponamento nei punti più critici. Oggi si sta procedendo in maniera radicale al consolidamento dei fronti e all’individuazione di una soluzione definitiva al problema dell’acqua che si accumula nei terreni. Entro il 2019 l’area archeologica di Pompei sarà interamente consolidata", ha concluso Osanna. Il cantiere del 'cuneo' rientra infatti nel più grande intervento di messa in sicurezza dei fronti di scavo, che delimitano l’area non scavata di Pompei, di circa 22 ettari; con esso oltre 2,5 chilometri di muri antichi saranno messi in sicurezza, mentre l’area non scavata alle spalle dei fronti di scavo, nelle Regiones I-III-IV-V-IX, sarà oggetto di intervento di mitigazione del rischio idrogeologico che, assicurando un adeguato drenaggio del suolo, consentirà di ridurre la spinta del terreno sui muri antichi, problema particolarmente insistente nel periodo delle piogge. L’intervento globale su tutti i fronti della città antica rientra nel Grande Progetto Pompei e durerà circa due anni per un costo complessivo di circa 8,5 milioni di euro. I lavori procederanno per sottocantieri al fine di continuare a garantire la fruibilità del sito. Periodicamente verranno forniti aggiornamenti sull’avanzamento dei lavori. Il neo Direttore Generale del Progetto Grande Pompei, il generale Mauro Cipolletta, assicura infine che "nonostante la complessa articolazione del cantiere, la Direzione Generale di Progetto in sinergia con il Parco Archeologico di Pompei assicurerà il pieno rispetto del Protocollo di Legalità, attraverso i controlli degli accessi e dei pagamenti ed il costante monitoraggio dei flussi finanziari tra tutti i soggetti interni alla filiera, supportando il lavoro del Dipartimento per la Programmazione e il coordinamento della Politica Economica (Dipe) della Presidenza del Consiglio dei Ministri attraverso il riversamento dei dati acquisiti nel sistema informatico Monitoraggio delle Grandi Opere".

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