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Vite ad alberello, le 'radici' in Calabria

CULTURA
Vite ad alberello, le 'radici' in Calabria

(FOTOGRAMMA/IPA)

Enotria, terra della vite e del vino. E non solo. Dalla Calabria, partendo molti secoli prima della Magna Grecia, il settore vitivinicolo vuole portare avanti un progetto di riscoperta di un periodo considerato tappa fondamentale per il retroterra storico, culturale e agroalimentare della Regione. Viti e vini - come anche l'olio - sono infatti elementi fondanti della Dieta Mediterranea, riconosciuta Patrimonio immateriale dell'Umanità Unesco, i quali oggi vanno ancora a caratterizzare e a comporre il paesaggio agricolo, con radici profonde nella civiltà degli Enotri.

L'etimologia della parola non si ricollega solo a 'oinos' (vino) ma soprattutto a 'oinotron' (palo secco della vite). Tema che Massimo Tigani Sava e Salvatore Gaetano, assieme ad esponenti del mondo del vino calabrese, hanno voluto portare al Vinitaly 2018 e che viene raccontato nel volume 'Alberello Enotrio con Palo Secco' per "restituire forza, identità, personalità e storicità a una straordinaria cultura della coltivazione della vite e della produzione del vino che ha segnato i secoli che hanno preceduto la fondazione delle colonie magno-greche".

"L'allevamento con palo secco (morto) dalla vite (palo ligneo o una semplice canna) - raccontano nel libro in cui sono riportate estratti da 'Cucina Calabrese. Ricette, Prodotti Tipici, Identità' - rappresenta una rivoluzione epocale nella storia della vitivinicoltura mondiale", che significa "solo due cose: fu inventato dagli Enotri in Calabria e Lucania, oppure in questi stessi territori gli eredi di Enotro portarono la tecnica dell'alberello con palo secco al suo sviluppo più alto, fissando una tappa di importanza assoluta, che ancora oggi è degna di rivalutazione".

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