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Gioia Tauro, trasbordate le armi chimiche siriane. Mogherini: "Da Italia contributo al disarmo"

CRONACA

Trasbordo effettuato. Dopo essere arrivata all'alba di mercoledì al porto di Gioia Tauro, la nave danese Ark Futura che trasporta gli agenti chimici provenienti dalla Siria lascia la città calabrese circa un'ora dopo la partenza della nave americana Cape Ray.

La Cape Ray incontra poi la Foscari della Marina Militare a due-tre miglia dall'imboccatura del porto mentre l'Ark Futura è scortata dalle motovedette della Capitaneria di porto e da imbarcazioni della Polizia di Stato fino a 12 miglia. Questa dovrà consegnare materiali anche in Germania e in Inghilterra.

Saranno necessari alcuni giorni di navigazione e poi un ulteriore periodo per la predisposizione dell'impianto prima di cominciare la distruzione delle armi chimiche siriane a bordo della Cape Ray. "L'idrolisi avverrà in acque internazionali tra la fascia di mare individuata tra la Grecia e la Libia e durerà mesi" ha spiegato il vicedirettore generale e direttore centrale per la sicurezza del Ministero degli Affari Esteri, Giovanni Brauzzi.

Le operazioni di trasbordo dei container sono iniziate verso le 10 di mattina: posti prima su un carrello, le 570 tonnellate di sostanze chimiche, tra iprite e precursori del sarin, sono state poi caricate sulla nave americana.

Con il trasbordo di materiale chimico dalla nave danese alla statunitense Cape Ray a Gioia Tauro, l'Italia ha dato un contributo determinante al disarmo della Siria, ha detto da Strasburgo il ministro degli Esteri Federica Mogherini. "L'Italia ha reso possibile, nella massima sicurezza e nel pieno rispetto delle più rigide regole di tutela ambientale, un passaggio chiave nel processo di distruzione dell'arsenale chimico siriano".

In mattinata il ministro dell'Ambiente Galletti si è recato in prefettura a Reggio Calabria. "Orgogliosi contributo Italia a sicurezza internazionale, operazione trasparente e sicura per l'ambiente'' ha scritto su Twitter.

Per l'operazione di trasbordo, l'Italia aveva già pagato all'Opac un contributo di due milioni di euro. Il dato è stato fornito da Brauzzi. Il governo italiano, ha spiegato il dirigente, aveva già deciso di dare un contributo economico per l'operazione di disarmo. "Quando successivamente - ha raccontato - abbiamo deciso di offrire un porto italiano per il trasbordo, man mano che siamo andati avanti si è posto il problema di chi paga e abbiamo chiesto e ottenuto che a valere sul contributo italiano ci sia un'assunzione di responsabilità dell'Opac a copertura di tutte le spese relative a questa operazione".

Tra le spese rientra anche l'indennizzo "per il mancato utilizzo del porto secondo valutazioni fatte sulla base delle statistiche dei traffici". Brauzzi ha sottolineato che "il contributo italiano sostanzialmente torna indietro". Non ci sono altre spese sostenute dalla Regione o dalla Provincia di Reggio Calabria. Imponente invece lo sforzo del governo in termini di uomini appartenenti alle forze dell'Ordine chiamati a occuparsi della sicurezza e dell'ordine pubblico.

Non sono infatti mancate le proteste. Alcune decine di cittadini hanno manifestato davanti al porto contro la scarsa attenzione delle istituzioni. Hanno portato anche una sedia vuota per lamentare l'assenza dei rappresentanti politici. ''Anche qui c'è la terra dei fuochi. Stiamo morendo tutti di tumore e nessuno ci dice perché''. Su uno degli striscioni ci sono le foto di alcune delle persone ammalate e morte di tumore negli ultimi anni. Gli stessi cittadini sospettano che ''vengano lavorati materiali pericolosi in quest'area. Non è un caso -racconta una signora- che mio padre e mia madre siano morti di tumore e a me hanno diagnosticato un carcinoma''.

Un'altra racconta: ''Mio marito è vissuto solo 27 giorni da quando gli hanno diagnosticato il cancro''. Drammatica anche la testimonianza di un'altra donna il cui genero ''lavora in un luogo caldo dove due colleghi su tre si sono ammalati di tumore al sangue e adesso anche lui è ammalato''.

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