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Garlasco, l'accusa: ''Stasi va condannato a 30 anni di carcere''

CRONACA
Garlasco, l'accusa: ''Stasi va condannato a 30 anni di carcere''

FOTO GREGO/INFOPHOTO

Alberto Stasi va condannato a 30 anni di carcere per aver ucciso l'ex fidanzata, è colpevole e "ha sistematicamente cercato di ostacolare le indagini con continue omissioni che sono andate ben al di la del diritto di difesa". È il giorno dell'accusa nella nuova udienza del processo d'appello 'bis' per l'omicidio di Chiara Poggi, uccisa nella sua villetta di via Pascoli a Garlasco (Pavia) il 13 agosto 2007.

Dopo una doppia assoluzione e la decisione della Cassazione di un nuovo processo per riesaminare gli elementi raccolti, il pg di Milano Laura Barbaini ha chiesto per l'ex fidanzato una condanna a trenta anni di carcere per omicidio "aggravato dalla crudeltà", il massimo per un processo abbreviato. La sentenza è prevista per il prossimo 17 dicembre, a cinque anni esatti dal verdetto di primo grado pronunciato dal gup di Vigevano Stefano Vitelli.

Nel processo d'appello 'bis', che si svolge a porte chiuse e con rito abbreviato, la pubblica accusa ha ripercorso le fasi dell'omicidio e gli elementi contro l'imputato. "In tanti anni di attività non si era mai verificato che due sentenze avessero escluso un accertamento così importante come quello sui gradini", aggiunge.

La camminata sperimentale, estesa ai gradini delle scale su cui è stato trovato il corpo della vittima, è la vera novità rispetto al precedente processo: un elemento che, secondo gli esperti, renderebbe quasi nulla la possibilità di attraversare il pavimento sporco di sangue di casa Poggi senza trattenere parte di quelle tracce ematiche sotto le scarpe. Oltre alle scarpe immacolate, nel mirino dell'accusa c'è anche la bici con i pedali 'troppo puliti', che porta a indagare su altre biciclette della famiglia Stasi, e la finestra temporale di 23 minuti che consentirebbe all'allora studente di arrivare a casa di Chiara, ucciderla, tornare a casa e continuare a lavorare al pc per la sua tesi di laurea.

Secondo il pg Stasi si lavò le mani dopo aver ucciso la fidanzata. A suggerirlo, secondo l'accusa, le impronte delle suole insanguinate trovate proprio davanti al lavandino del bagno al primo piano. Un elemento da collegare a un altro, da sempre noto: sul dispenser del sapone liquido sono state trovate tracce del Dna di Chiara miste alle impronte di Alberto. La logica, dunque, non lascerebbe dubbi: Alberto si sarebbe lavato le mani dopo aver ucciso Chiara.

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