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Papa: "Al Sinodo sulla famiglia nessuna censura, i vescovi hanno parlato forte e chiaro"

CRONACA
Papa: Al Sinodo sulla famiglia nessuna censura, i vescovi hanno parlato forte e chiaro

Papa Francesco (Infophoto)

"I vescovi hanno litigato dentro il Sinodo sulla famiglia? No, litigato no. Ma che abbiano parlato forte e chiaro sì, questo è vero". E' quanto 'rivela' Papa Francesco ai fedeli riuniti in piazza San Pietro per l'udienza generale premettendo che non c'è stata nessuna censura: "ognuno poteva e doveva dire quello che aveva nel cuore". "Questa è la dimostrazione della libertà che c'è nella Chiesa - sottolinea - Tutti hanno potuto parlare e tutti hanno ascoltato, in un momento di grande libertà in cui ciascuno ha esposto il suo pensiero, con fiducia". E poi, "c'è stata una piena trasparenza, perché si sapesse cosa accadeva al suo interno". Il Pontefice quindi spiega che il Sinodo "non è un Parlamento, ma è uno spazio protetto. Non c'è stato uno scontro di fazioni, tra conservatori e progressisti come è lecito in Parlamento, ma un confronto tra vescovi dopo un lungo lavoro di preparazione, che ora proseguirà con un nuovo cammino sinodale, per il bene della famiglia e dell'intera società".

E al Sinodo straordinario dei vescovi sulla famiglia, il Papa fa osservare che "nessun intervento ha messo in discussione le verità fondamentali sul sacramento del matrimonio: l'indissolubilità, l'unità, la fedeltà, l'apertura alla vita. Nessun intervento".

MESSAGGIO PER LA PACE - Un appello perché si ponga fine ad ogni guerra è nell'incipit del messaggio del Papa per la 'Giornata mondiale della Pace', che si celebrerà il 1° gennaio sul tema 'Non più schiavi ma fratelli'. "Prego in modo particolare perché rispondiamo alla nostra comune vocazione (si rivolge soprattutto alle istituzioni, ndr) di collaborare con Dio e con tutti gli uomini di buona volontà per la promozione della concordia e della pace nel mondo". Francesco poi lamenta i diversi "volti" dello sfruttamento, definito "una piaga" e che "ferisce gravemente la vita di comunione e la vocazione a tessere relazioni interpersonali improntate a rispetto, giustizia e carità". Tra le forme contemporanee di schiavitù il Papa pensa alla POVERTA', "al sottosviluppo e all'esclusione, specialmente quando si combinano con il mancato accesso all'educazione o con una realtà caratterizzata da scarse, se non inesistenti, opportunità di lavoro". Ma "anche la corruzione di coloro che sono disposti a tutto per arricchirsi va annoverata tra le cause della schiavitù", assieme a "conflitti armati, violenze, criminalità e terrorismo".

LAVORO DIGNITOSO - Papa Francesco nel messaggio per la 'Giornata mondiale della Pace', che si celebrerà il 1° gennaio sul tema 'Non più schiavi ma fratelli', fa un altro appello agli imprenditori perché garantiscano "ai loro impiegati condizioni di lavoro dignitose e stipendi adeguati" e che vigilino "affinché forme di asservimento o traffico di persone umane non abbiano luogo nelle catene di distribuzione".

IMMIGRATI - "Spesso, osservando il fenomeno della tratta delle persone, del traffico illegale dei migranti e di altri volti conosciuti e sconosciuti della schiavitù, si ha l'impressione che esso abbia luogo nell'indifferenza generale", accusa il Papa nel messaggio per la 'Giornata mondiale della Pace'. Il Papa esorta, dunque, a "porre un termine alla piaga dello sfruttamento della persona umana. Occorre un triplice impegno a livello istituzionale di prevenzione, di protezione delle vittime e di azione giudiziaria nei confronti dei responsabili".

GLOBALIZZARE LA SOLIDARIETA' - "La globalizzazione dell'indifferenza, che oggi pesa sulle vite di tante sorelle e di tanti fratelli, chiede a tutti noi di farci artefici di una globalizzazione della solidarietà e della fraternità, che possa ridare loro la speranza e far loro riprendere con coraggio il cammino attraverso i problemi del nostro tempo e le prospettive nuove che esso porta con sé e che Dio pone nelle nostre mani". Con queste parole Francesco conclude il messaggio per la 'Giornata mondiale della Pace', esortando i fedeli "a gesti di fraternità nei confronti di coloro che sono tenuti in stato di asservimento".

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