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Ematologia italiana all'avanguardia, a Verona il punto su novità

"I nuovi, validi alleati - spiega Giovanni Pizzolo, direttore dell'Unità di Ematologia dell'Azienda ospedaliero universitaria di Verona - sono i farmaci e le molecole intelligenti"

CRONACA
Ematologia italiana all'avanguardia, a Verona il punto su novità

L'ematologia italiana è una delle migliori a livello mondiale, all'avanguardia nella conoscenza delle cure innovative che lasciano ben sperare per il futuro, considerati i 16 mila nuovi casi di malattie del sangue diagnosticate ogni anno nel nostro Paese. Il punto sulle nuove scoperte è stato fatto in dicembre a San Francisco, nel corso del meeting annuale della Società Americana di Ematologia, e ora i risultati vengono riportati a Verona, nel Meeting Educazionale 'Post-San Francisco'.

Vi hanno partecipato 400 specialisti: 50 ematologi delle varie patologie ematologiche sono chiamati a fare il punto e a discutere dei progressi recenti che stanno velocemente cambiando gli scenari riguardanti le malattie del sangue, non più nemici invincibili ma patologie con cui si può convivere e da cui, sempre più frequentemente, anche guarire.

"I nuovi, validi alleati - spiega Giovanni Pizzolo, direttore dell'Unità di Ematologia dell'Azienda ospedaliero universitaria di Verona - sono i farmaci e le molecole intelligenti, capaci di aggredire selettivamente le cellule malate e bloccare i meccanismi che le generano. Su di essi stiamo realizzando dei progetti terapeutici che consentono in casi sempre più frequenti di utilizzare delle alternative alla tradizionale chemioterapia".

Aumenta a livello mondiale l'incidenza dei tumori del sangue, responsabili di circa 200 mila decessi l'anno. Ma dal meeting internazionale dell'American Society of Ematology si aprono nuovi e incoraggianti scenari sul fronte delle terapie e delle prospettive di guarigione. La nuova frontiera è la messa a punto di terapie intelligenti, che impiegano molecole capaci di distruggere le cellule tumorali o di bloccare i meccanismi che ne determinano la crescita.

In Italia oltre 50 mila persone nel corso della loro vita ricevono una diagnosi di leucemia. Le malattie del sangue sono sempre più frequenti, anche in relazione all'aumento della popolazione anziana che risulta la fascia più colpita da leucemie, linfomi e mielomi. Tuttavia oggi una diagnosi di malattia del sangue non equivale a una prognosi infausta: lo sviluppo delle conoscenze biologiche sta aprendo nuovi scenari sul fronte delle strategie per combatterle. Più che di speranze si parla ormai di certezze all'ottavo Meeting Educazionale di Verona, che giunge dopo quello internazionale di dicembre a San Francisco, per cui si sono dati appuntamento a Verona da oggi a sabato i più autorevoli ematologi italiani.

La leucemia mieloide acuta, che fino a dieci anni fa portava a morte certa, oggi si avvia ad una reale possibilità di cura e ad un futuro di guarigione. Per il linfoma di Hodgkin si sta a tutti gli effetti aprendo una nuova era grazie, ad esempio, agli anticorpi monoclonali, i cui risultati sono tanto incoraggianti da far prevedere, fra non molti anni, cure che non prevedono l'uso di chemioterapia. Un progresso che si traduce in numeri: in virtù delle nuove cure, sperimentate sugli altri tipi di linfomi, le percentuali di guarigione possono passare dal 50 al 70%.

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