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Appalti per le Grandi Opere, 4 arresti e oltre 50 indagati per corruzione

CRONACA
Appalti per le Grandi Opere, 4 arresti e oltre 50 indagati per corruzione /Video

Un "modus operandi criminale" fondato sui "reciproci rapporti di interesse illecito" tra 51 indagati, tutti accusati di concorso in tentata corruzione per induzione, corruzione per atti contrari ai doveri d'ufficio, turbata libertà degli incanti, turbata libertà del procedimento di scelta del contraente e altri reati contro la pubblica amministrazione.

Un meccanismo che sarebbe stato ben oliato nell'ambito delle cosiddette Grandi Opere dei lavori pubblici, soprattutto ferroviarie ed industriali, facendo lievitare i costi, grazie alle varianti, anche del 40% in più. E' quanto hanno accertato gli investigatori che hanno portato a termine l'operazione denominata 'Sistema', condotta dai carabinieri del Ros e diretta dalla Procura di Firenze.

Stamani all'alba è stata eseguita un'ordinanza di custodia cautelare, emessa dal Gip del Tribunale di Firenze, nei confronti di quattro indagati: Ercole Incalza, ex dirigente della struttura di missione per le Grandi Opere del ministero delle Infrastrutture, l'imprenditore Stefano Perotti, figura centrale dell'indagine, responsabile della società 'Ingegneria Spm', sono finiti in carcere; per Sandro Pacella, collaboratore di Incalza, e Francesco Cavallo, collaboratore di Perotti, sono scattati invece gli arresti domiciliari. Altri 47 sono gli indagati a piede libero, raggiunti da un'avviso di garanzia emessa dalla Procura di Firenze per gli stessi reati.

Nei confronti di tutti gli indagati sono state eseguite complessivamente oltre un centinaio di perquisizioni, che hanno interessato le loro abitazioni ma anche agli uffici di società e uffici istituzionali nella loro disponibilità. Perquisizioni pertanto sono state effettuate negli uffici della struttura di missione per le Grandi Opere al ministero delle Infrastrutture e dei trasporti, della Rete Ferroviaria Italiana, dell'Anas International Enterprises, delle Ferrovie del Sud Est srl, del Consorzio Autostrada Civitavecchia-Orte-Mestre, dell'Autostrada regionale Cispadana spa e dell'Autorità portuale Nord Sardegna.

Dall'indagine è emerso, inoltre, come Perotti abbia "influito illecitamente", secondo gli investigatori, sulla aggiudicazione dei lavori di realizzazione del cosiddetto Palazzo Italia per Expo 2015, di realizzazione della molatura delle rotaie "favorendo l'assegnazione da parte di Rfi alla società Speno International, a lui riconducibile"; della realizzazione del nuovo terminal del porto di Olbia; della realizzazione della molatura delle rotaie da parte dalla società Ferrovie del Sud Est.

In particolare l'inchiesta dei Ros ha documentato "le relazioni instaurate" da Perotti con "funzionari delle stazioni appaltanti interessate" alle opere oggetto dell'indagine, "indotti ad inserire specifiche clausole nei bandi finalizzate a determinarne l'aggiudicazione".

Oltre agli incarichi di direzione dei lavori, Perotti ha ottenuto, in favore di società a lui riconducibili, anche l'incarico di direttore dei lavori di un appalto Anas relativo a un macro lotto dell'autostrada A3 Salerno-Reggio Calabria e il conferimento dell'incarico di progettazione del nuovo centro direzionale Eni di San Donato Milanese.

Il "modus operandi criminale" delle persone arrestate e indagate era "fondato sui reciproci rapporti di interesse illecito", che prevedeva varie modalità nello scambio di favori. Secondo l'accusa, le società consortili aggiudicatarie degli appalti delle Grandi Opere sarebbero state indotte da Incalza "a conferire all'imprenditore Stefano Perotti, o a professionisti e società a lui riconducibili, incarichi di progettazione e direzione di lavori garantendo di fatto il superamento degli ostacoli burocratico-amministrativi".

L'imprenditore Perotti, quale contropartita, "avrebbe assicurato l'affidamento di incarichi di consulenza o tecnici a soggetti indicati dallo stesso Incalza", destinatario anch'egli di incarichi "lautamente retribuiti" conferiti dalla Green Field System srl, una società affidataria di direzioni lavori, gestita di fatto dai due arrestati.

Ad uno degli altri indagati, Francesco Cavallo, sempre secondo l'accusa, veniva riconosciuto da parte di Perotti, tramite società a lui riferibili, una retribuzione mensile di circa 7.000 euro "come compenso per la sua illecita mediazione". Il "sistema collussivo" messo in piedi da Incalza sfruttava una previsione normativa, contenuta nel codice degli appalti, che affida al contraente generale l'esecuzione dei lavori e la loro direzione.

La Procura di Firenze, diretta da Giuseppe Creazzo, ritiene di aver portato alla luce un vasto e articolato "sistema corruttivo" che coinvolgeva allo stesso tempo alcuni dirigenti pubblici, società aggiudicatarie di appalti e imprese esecutrici dei lavori.

L'indagine riguarda investimenti pubblici per circa 25 miliardi di euro, ha riferito il comandante del Ros, Mario Parente.

Tra i 47 indagati a piede libero ci sono anche quattro esponenti politici: Vito Bonsignore (ex Pdl), Antonio Bargone, ex sottosegretario ai lavori pubblici nei governi Prodi e D'Alema (ex Ds), Stefano Saglia, ex sottosegretario al ministero per lo sviluppo economico (ex Pdl), e Rocco Girlanda, ex sottosegretario alle Infrastrutture (ex Pdl), che ha detto all'Adnkronos di essere "totalmente estraneo a qualsiasi atto che mi viene contestato anche perché si parla di turbativa d’asta per un gara che non si è mai svolta”.

Nell’ordinanza di custodia cautelare il gip di Firenze scrive che Perotti avrebbe procurato degli incarichi di lavoro al figlio del responsabile dei Trasporti Maurizio Lupi, Luca, che non è indagato. Ma il ministro smentisce la circostanza: "Non ho mai chiesto all'ingegner Perotti né a chicchessia di far lavorare mio figlio. Non è nel mio costume e sarebbe un comportamento che riterrei profondamente sbagliato". Lupi precisa che il figlio ora lavora a New York.

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16 / 03 - 12:05 |
jammer
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Visto i grandi proclami di liberazione dal malaffare a EXPO2015? Ecco questo è l'esempio di come gestiscono gli affari sociali economici! Arrestano 2 o 3 e fanno credere che tutto sia finito, poi riprendono i loro sporchi affari.....