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Immigrati, l'accoglienza nel centro Don Tonino Bello: "Otranto ce l'ha nel Dna"

Il sindaco, ospitate oltre 140 etnie diverse

CRONACA
Immigrati, l'accoglienza nel centro Don Tonino Bello: Otranto ce l'ha nel Dna/Video

Otranto (foto AdnKronos)

di Assunta Cassiano

E' il primo tetto per chi sbarca sulle coste salentine, un luogo dove trovare un pasto, una doccia, un letto per riposarsi. Il Don Tonino Bello di Otranto, nato come centro di permanenza temporanea, dismesso nel 2005 quando i flussi migratori sembravano cessati, nel 2010 con il ritorno degli sbarchi ha riaperto le sue porte come centro di primissima accoglienza e porta con se' la storia di una terra, i segni del passato e del presente di chi arriva via mare. Nel cortile del centro a memoria degli sbarchi del passato un container utilizzato al porto dai volontari durante l'arrivo degli albanesi degli anni '90. (Foto)

"Il centro di assistenza temporanea - racconta all'AdnKronos il sindaco di Otranto Luciano Cariddi - può accogliere 40-50 persone. Non essendo più un centro di accoglienza permanente serve solo per garantire le attività di identificazione e di primissimo soccorso, di servizio sanitario immediato, di rifocillamento, di pulizia, di cambio di abito". La città dei Martiri ha vissuto in prima linea l'immigrazione, dai primissimi anni '90 con i flussi provenienti dall'Albania, i profughi della guerra dei Paesi dell'ex Jugoslavia, la guerra nel Kosovo, poi i nuovi flussi dall'Albania nel '97 e da li' tutta una serie di arrivi soprattutto dal Medio oriente e dal Nord Africa. "Si conta - spiega il sindaco - che qui ad Otranto siano state ospitate oltre 140 etnie diverse".

"Sin da subito partendo da quelle prime esperienze degli anni 90 la comunità otrantina - ci tiene a sottolineare il sindaco - ha mostrato in qualche modo di possedere nel proprio dna lo spirito di accoglienza, il sentimento di solidarieta'. Siamo stati chiamati nei secoli ad avere questo rapporto aperto con l'altro. Quindi ci sembra naturale accogliere, ospitare chi bussa alle nostre porte".

"I primi flussi provenienti dall'Albania - ricorda - furono proprio accolti ospitandoli nelle case private. All'epoca non esisteva ancora l'accoglienza istituzionalizzata attraverso il governo, i ministeri. Si improvviso' molto proprio come comunita' cittadina, l'istituzione comunale e soprattutto le associazioni di volontariato e le famiglie. Molte di queste famiglie arrivate da noi vennero ospitate per giorni, mesi, anni. Ricordo la nostra esperienza privata. A casa nostra accogliemmo tre ragazzi che vissero con noi per lunghi mesi prima di attrezzarsi poi una nuova vita. C'e' sempre sembrato quasi naturale e necessario aprire le nostra braccia a quanti chiedono questo primo aiuto".

"Pian piano abbiamo anche attrezzato questo centro - spiega - una presenza discreta, che non ha mai creato particolari impatti anche nei momenti di maggiore difficolta', di vera emergenza. La struttura è un immobile messo a disposizione delle prefettura e del ministero degli Interni e quindi delle forze dell'ordine per evitare che le operazioni di riconoscimento, di identificazione e quindi di prima accoglienza avvenissero presso scuole, caserme inadatte a questo tipo di funzioni. E credo anche che venisse un po' meno la dignità che dobbiamo garantire a quanti accogliamo nelle nostre terre".

Nel centro ad ogni sbarco oltre alle forze dell'ordine intervengono i volontari che aiutano i migranti stremati dal viaggio. "Quando arriva la chiamata alla nostra associazione - racconta Francesca volontaria della Misericordia di Otranto - abbiamo venti minuti per aprire il centro. Una volta arrivati nella struttura ai migranti viene dato un numero identificativo che servirà poi per le operazioni successive. Gli viene dato del the, dei biscotti. Poi si procede alla distribuzione degli indumenti, si da' la possibilità di una doccia calda". Negli anni Francesca ha conosciuto tanti migranti e le loro storie. "Aiutiamo tante persone, e il sorriso che ci regalano i bambini - dice - ci da' la forza di andare avanti e di affrontare anche il prossimo sbarco".

Il centro "funziona in virtù di un protocollo di intesa che abbiamo sottoscritto nel 2010 - spiega il sindaco - quando si è reso necessario fornire nuovamente l'accoglienza sulle nostre coste con il ritorno di nuovi flussi questa volta provenienti dal Medio Oriente, Afghanistan, Iraq e Siria. Un protocollo sottoscritto con la Prefettura, forze dell'ordine, Asl, Provincia di Lecce e con una serie di associazioni che garantiscono anche la mediazione linguistica e culturale. Noi siamo - dice ancora il primo cittadino - chiamati a gestire questo tipo di servizi anticipando le spese sul nostro bilancio comunale rendicontandole successivamente alla Prefettura e al ministero degli interni per quanto riguarda il centro don Tonino Bello". Il costo della struttura e' di circa 100mila euro l'anno.

"Otranto - dice il sindaco - ha sempre con l'aiuto di tutti e soprattutto con l'aiuto delle forze dell'ordine e delle tante associazioni presenti, la Misericordia, la Caritas, la Fratres e altre dato una risposta credo adeguata a quelle che erano le richieste che ci arrivavano dall'esterno".

"Non abbiamo nemmeno avuto dei contraccolpi particolari per quello che riguarda il turismo. Otranto e' una città che vive ormai con una sua vocazione turistica e devo dire che aver saputo gestire al meglio senza entrare mai in un eccesso di crisi o di emergenza ci ha aiutati anche a comunicare all'esterno il clima che si viveva in città e i turisti non hanno mai vissuto l'impatto di questo fenomeno", conclude.

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