Mafia capitale, Marino non sarĂ  'sciolto' ma 'commissariato'

Non 'sciolto' ma 'commissariato'. Sembra essere questo il destino del sindaco di Roma Ignazio Marino all'indomani del Comitato ordine e sicurezza che ha esaminato la relazione del prefetto Franco Gabrielli sulla situazione del Comune dopo la bufera scatenata dalle due tranche dell'inchiesta mafia capitale.

Alla riunione ha partecipato anche il procuratore della Repubblica di Roma, Giuseppe Pignatore, e sembrerebbe che il suo apporto sia stato fondamentale per mitigare gli effetti della relazione di Gabrielli sulla gestione dell'amministrazione. La soluzione al problema di Roma, come spesso accade, potrebbe dunque cadere nel mezzo: salvare il sindaco, ma 'commissariare' la struttura, che, evidentemente, Marino non è stato in grado di 'ripulire' adeguatamente. L'appiglio potrebbe essere l'articolo 143 del Testo Unico sugli Enti locali, che, al comma 5, rileva come "anche nei casi in cui non sia disposto lo scioglimento", su proposta del prefetto con decreto del ministro dell'Interno "è adottato ogni provvedimento utile a far cessare immediatamente il pregiudizio in atto e ricondurre alla normalità la vita amministrativa dell'ente, ivi inclusa la sospensione dall'impiego del dipendente, ovvero la sua destinazione ad altro ufficio o altra mansione".

La verità, in ogni caso, la si saprà a breve: "Entro la fine di questa settimana - recitava il comunicato della prefettura al termine della riunione - il Prefetto di Roma formulerà al ministro dell’Interno la proposta concernente le misure da adottarsi nei confronti dell’Amministrazione Capitolina". Le somme politiche, poi, toccherà al sindaco e al suo partito tirarle.