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Al Palaexpo inscenata performance contro il commissariamento di Roma

L'hanno allestita un gruppo di attivisti, lavoratori e lavoratrici della cultura e dello spettacolo

CRONACA
Al Palaexpo inscenata performance contro il commissariamento di Roma

Oggi pomeriggio un gruppo di attivisti, cittadini e cittadine, lavoratori e lavoratrici della cultura e dello spettacolo, sono entrati a Palazzo delle Esposizioni, mettendo in scena, con un'azione performativa, "il temuto arrivo in città di un fantomatico Commissario" dal titolo 'Dimagrire, con giudizio'. "Mafia Capitale paralizza la città - scrivono in una nota i protagonisti della performance - Cosa accadrà a Roma? Il Comune verrà sciolto? Commissariato? Commissariato in parte? Quello che sappiamo è che Roma è in mano alle mafie e che le decisioni sul futuro della città saranno prese sulla base di equilibrismi di partiti, di poteri politici e di polizia".

"L’attenzione dei media - denunciano - in questi mesi si è focalizzata sulla questione della legalità, ma ciò che sta accadendo a Roma è un problema politico. Lo scandalo di Mafia Capitale svela una modalità istituzionale di gestione del potere parallela a quella del potere ufficiale. È il sistema nella sua interezza ad essere in crisi. Mentre l’istituzione 'ufficiale' sprofonda nell'immobilismo, opera un sistema di potere molto attivo che fa uso privato delle risorse pubbliche e gestisce materialmente soldi, cariche politiche e infrastrutture. L’abbiamo visto in azione in tutto il paese dai piccoli comuni alle Grandi Opere".

Secondo i lavoratori dello spettacolo, autori della performance, il Palazzo delle Esposizioni è l'"emblema" di questa situazione: "Un Cda dimissionario dichiara che è 'impossibile fare cultura' nella Capitale a causa dei tagli insostenibili, e il Comune nomina un Commissario". E ricordano che Fedrculture nel suo ultimo rapporto "ha definito la capitale il 'fanalino di coda' d'Italia", sottolineando come secondo l'Associazione presieduta da Roberto Grossi, "anche il sistema di investimenti privati non funzioni granché: tra il 2008 e il 2014 gli interventi delle Fondazione bancarie in arte e cultura sono calati del 49% (-12% solo dal 2013 al 2014), le donazioni liberali da privati e imprese al sistema culturale del 41% (-18,6% nel giro solo dell’ultimo anno)".

I manifestanti puntano il dito contro una realtà che vede a Roma "storiche sale teatrali che stentano a sopravvivere, cinema che chiudono. Sembra impossibile immaginare una progettazione culturale a lungo termine". E fanno l'esempio di "'Deliberiamo Roma', quattro delibere scritte e proposte su iniziativa popolare e bocciate senza che si sia mai aperta una reale discussione in merito".

Il j'accuse dei manifestanti non risparmia neppure i bandi che, sostengono, "sembrano essere la risposta a tutti i mali" e che "oltre ad essere per loro stessa natura improntati alla logica del ribasso e della competizione, finiscono per accontentare i soliti pochi e per risultare inaccessibili alle realtà territoriali che pure svolgono un lavoro prezioso".

"La latitanza politica di questa amministrazione è totale - proseguono - manca una visione sul presente e sul futuro, mentre le soluzioni proposte sono dannose e inefficaci: bandi a pioggia, svendita del patrimonio, privatizzazione dei servizi". Secondo lavoratori e lavoratrici dello spettacolo "a Roma esistono esperienze innovative importanti che nascono dal basso, che sperimentano modelli nuovi di gestione condivisa e democratica di spazi e di risorse ed elaborano strumenti giuridici innovativi. Un fare comune che costituisce l'unico antidoto al sistema della malavita organizzata. L’unica democrazia reale è quella partecipativa", concludono.

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