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La burocrazia blocca la nascita di un villaggio Alzheimer nella capitale

'Pronto a costruire senza permessi', la denuncia del presidente della Fondazione Roma

CRONACA
La burocrazia blocca la nascita di un villaggio Alzheimer nella capitale /Video

(Infophoto)

Tre anni di inutile attesa per le autorizzazione alla costruzione di un villaggio Alzheimer a Roma, un progetto innovativo senza scopo di lucro, che punta su un'assistenza 'aperta', a misura di malato, in grado di garantire una vita normale nonostante la malattia. "Ma ora basta. Non sono più disposto a celebrale la giornata dell'Alzheimer solo con le parole. E' assurdo che si neghi la possibilità di assistenza ai malati in questo modo, non concedendo l'autorizzazioni ad un progetto per il quale non si chiedono soldi e si offre assistenza gratuitamente e senza fini di lucro. In questo Paese si è smarrito il senso dell'umanità". E' lo sfogo di Emmanuele Francesco Maria Emanuele, presidente della Fondazione Roma che, in un commosso intervento al convegno "Alzheimer XVII. Scienza e coscienza per una comunità amichevole" , ha denunciato il blocco del progetto.

"E' una vicenda incredibile", ha detto con visibile emozione Emanuele. "Mi è stato persino chiesta la previsione delle piene del Tevere per i prossimi 200 anni. Ma alla Bufalotta (quartiere dove la Fondazione Roma ha acquistato il terreno per la costruzione) il Tevere non si vede. In questo Paese la collaborazione pubblico-privato non esiste. E si sta smarrendo il senso della solidarietà. Ma società' non cammina se non si aiutano le persone che hanno bisogno di sostegno", ha aggiunto il presidente della Fondazione Roma, deciso ad un 'atto forte'.

"Così io non continuo. Oppure andrò avanti lo stesso, senza permessi. Personalmente andrei io stesso con la cazzuola a costruire il villaggio. Vedremo cosa deciderà il Consiglio della Fondazione", ha precisato dopo aver lasciato il palco con un lungo applauso e tante strette di mano.

Il progetto nasce sul modello dell'esperienza olandese del villaggio per la demenza De Hogewyek ed è affidato proprio a uno dei pionieri della fortunata esperienza, Eloy van Hal, che ha spiegato all'Adnkronos Salute come l'idea è costruire, anche a Roma, un luogo di normalità per i malati, declinando 'all'italiana' la sperimentazione, un posto sicuro, dove non ci sono chiavi alle porte e nulla fa pensare a una casa di cura. Per van Hal la questione delle autorizzazioni è spiacevole ma, ammette, i problemi di burocrazia non esistono solo in Italia. "Quando si tratta di innovazioni si fa sempre molta fatica a farsi sentire", ha concluso.

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