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Emilia Romagna: accordo per profughi impegnati nel volontariato

l'intesa in Prefettura a Bologna, Gualmini "decreto Governo conferma che qui si è lavorato bene"

CRONACA
Emilia Romagna: accordo per profughi impegnati nel volontariato

Profughi e volontariato. La firma dell'intesa in Prefettura a Bologna.

Siglato oggi sotto le Due Torri il Protocollo regionale sulle attività di volontariato per richiedenti asilo. L'intesa è stata firmata dalla vicepresidente dalla Regione Emilia Romagna Elisabetta Gualmini, dal prefetto di Bologna, Ennio Mario, dal Terzo Settore, dalle organizzazioni sindacali, dalla Cooperazione sociale e dall'Anci.

In base all'accordo, come peraltro avviene già in alcuni Comuni, i profughi potranno, in modo volontario, dare il proprio contributo alle comunità che li accolgono. Lo potranno fare pulendo strade e sentieri, curando parchi e giardini pubblici, occupandosi di trasporto sociale oppure eseguendo piccoli lavori di manutenzione nelle scuole o in altri edifici pubblici. Anche questo è un segno, hanno sottolineato i sottoscrittori, "di reciprocità e rispetto per i cittadini emiliano-romagnoli che accolgono queste persone".

Ai profughi che accetteranno di svolgere attività di volontariato verranno garantiti, oltre all’assicurazione, percorsi di orientamento e formazione, nonché eventuali strumenti, attrezzature e dispositivi di protezione individuale per l'esercizio delle attività che andranno a svolgere.

In realtà, la Regione Emilia Romagna ha costantemente promosso, già a partire dalla cosiddetta 'Emergenza Nord Africa' del 2011, la partecipazione dei richiedenti protezione internazionale, ospitati in diverse strutture di accoglienza, alla vita delle comunità, a fianco delle realtà locali del volontariato.

(Adnkronos) - Di fatto l'accordo di Bologna si pone in linea con i nuovi indirizzi nazionali, in materia, e con il dl 142/2015, che aggiorna e supera l’Intesa tra Stato, Regioni ed Enti Locali del 10 luglio scorso, fornendo norme chiare e omogenee per tutto il territorio nazionale. "Un provvedimento importantissimo - ha commentato Gualmini - che è passato in sordina nel mese di agosto e invece è il vero punto di riferimento da qui in avanti".

Non solo. "Finalmente l’Europa si fa sentire, accetta il sistema di quote obbligatorie - ha aggiunto la vicepresidente della Regione - e chiede ai governi nazionali di puntare su un sistema di accoglienza non più squilibrato tra i territori e non più improvvisato”.

"Pensare ora di svicolare o di procedere in ordine sparso – ha proseguito Gualmini – o addirittura di tirarsi indietro scaricando il problema su territori vicini, diventa sempre più difficile".

"Sono poi molto contenta che di fatto la normativa proponga lo stesso sistema di accoglienza già in vigore in Emilia Romagna, strutturato su due livelli di accoglienza ben strutturati e divisi tra di loro" ha concluso, auspicando che "ora che tutti facciano la loro parte, paesi europei e Stati Uniti compresi, e che la sfida dell’esodo di massa dai paesi in guerra sia cogestita da tutti e non solo da alcuni".

Anche Sodano ha ricordato che molte delle norme contenute nel decreto, in Emilia Romagna sono già applicate da tempo. "Se il sistema dell’accoglienza dei profughi in Emilia Romagna è stato gestito fino ad oggi in modo positivo - ha detto il prefetto - è grazie alla stretta collaborazione con la Regione e gli Enti locali, che ringrazio".

"Quello che sta succedendo in Europa - ha concluso Sodano - rende giustizia a quanto si è fatto in Italia e specialmente in questa regione: l’impianto recepito nelle linee di indirizzo parte dall’esperienza dell’Emilia Romagna, che in tal senso ha fatto scuola"

(Adnkronos) - Per quanto riguarda i numeri delle espulsioni di cittadini stranieri (non solo profughi) dall’ambito territoriale dell’Emilia Romagna, si tratta di oltre 2.500 espulsioni all’anno (2.683 nel 2013, 2.429 nel 2014 e 1555 nei primi otto mesi del 30 agosto. Solo a Bologna le espulsioni, secondo i dati del sistema di contabilità della Questura, sono 929 nel 2013, 742 nel 2014 e 424 nei primi 8 mesi del 2015.

"Le espulsioni dunque si fanno - ha precisato in proposito Gualmini - così come nel resto di Italia, ed è estremamente importante che la solidarietà dell’accoglienza si combini con la severità e l’intransigenza sui respingimenti ed espulsioni".

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