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‘Ndrangheta: freddato dai sicari a tre anni, la storia di Cocò

("'Ndrangheta: bimbo ucciso e bruciato a Cassano, due arresti)

CRONACA
‘Ndrangheta: freddato dai sicari a tre anni, la storia di Cocò

Freddato dai sicari a tre anni. E' l'agghiacciante storia di Cocò, il bimbo ucciso e poi bruciato in un'auto il 16 gennaio 2014 a Cassano allo Ionio insieme al nonno Giuseppe Iannicelli e alla compagna di quest'ultino, la marocchina Ibtissam Touss. Per la strage oggi i Carabinieri del Ros hanno arrestato due persone, Cosimo Donato e Faustino Campilongo. Ma non si esclude che le indagini possano portare a nuovi fermi.

Nicola Campolongo - questo il vero nome del bimbo - quel giorno si trovava insieme al nonno perché sia la madre che il padre erano in carcere. La famiglia di origine del bambino ha infatti numerosi precedenti penali per reati di droga. Il bambino aveva vissuto qualche periodo di tempo nell’istituto penitenziario di Castrovillari insieme alla madre, poi era stato affidato ai familiari.

Nell’agosto del 2013 la madre Antonia Iannicelli si trovava agli arresti domiciliari e contravvenendo alle prescrizioni portò Cocò e le due sorelline a Catanzaro a far visita al padre, detenuto in carcere. Dopo questo episodio venne arrestata nuovamente e da allora Cocò passava le sue giornate insieme al nonno Giuseppe Iannicelli, ancora attivo nel traffico di droga sulla Sibaritide.

Secondo quanto accertato dalle indagini dei Carabinieri, l’uomo lo portava sempre con sé sicuro che nessuno lo avrebbe sfiorato perché nella ‘ndrangheta i bambini non si toccano, ma questa volta si sbagliava.

Gli inquirenti sostengono che Iannicelli, sospettato dal clan di essere in procinto di diventare un collaboratore di giustizia, sia stato attirato in una trappola dai suoi amici, che il bambino conosceva bene. I due erano infatti spacciatori che agivano sotto le direttive di Iannicelli e l'uomo, quando andava a Firmo con Cocò, alloggiava a casa di Donato. Faustino Campilongo, invece, aveva sposato fittiziamente la compagna di Iannicelli, Ibtissam Touss, per farle avere la cittadinanza.

Sarebbe stato proprio il timore che il piccolo potesse riconoscerli a determinare nei killer la decisione di ucciderlo.

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