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Luca Odevaine, l'uomo del business dei rifugiati

CRONACA
Luca Odevaine, l'uomo del business dei rifugiati

Romano, 59 anni compiuti a ottobre, Luca Odevaine finisce agli arresti con l’accusa di corruzione già nella prima retata del 2 dicembre di Mafia capitale. Secondo gli inquirenti è l’uomo del business dei rifugiati, che grazie al suo ruolo al Tavolo di Coordinamento nazionale sull'accoglienza per i richiedenti asilo riesce a ''orientare'' i flussi degli immigrati, dando così ''parecchio lavoro'' alle imprese amiche. In cambio mazzette: 5mila euro al mese dalle coop rosse di Buzzi & co, 20mila da quelle bianche de La Cascina. E un vero e proprio tariffario sull’immigrato. E’ targato Odevaine quel ''facciamo un euro a profugo'', svelato nelle intercettazioni del Ros. ''Se me dai cento persone facciamo un euro a persona... Non lo so, per dire: hai capito? Ti metto 200 persone a Roma, 200 a Messina, 50 là, e le quantifichiamo".

Una carriera politica da insospettabile quella di Luca Odevaine. Formazione in Legambiente, vicecapo di gabinetto dell’ex sindaco Walter Veltroni, poi del commissario Morcone, ex capo della polizia provinciale di Roma con Nicola Zingaretti fino al salto al Tavolo di Coordinamento nazionale sull'accoglienza per i richiedenti asilo del Ministero dell’Interno. Un ruolo che gli permette di mettere a punto il 'sistema Odevaine', come lo ha ribattezzato la Procura. Pilotare, dal tavolo sui profughi, i flussi degli immigrati nei vari centri sparsi in Italia, gestiti da quelle imprese amiche che si dividono il mercato. Da una parte quelle di Buzzi, dall’altra quelle de La Cascina, la cooperativa vicina a Comunione e Liberazione da cui avrebbe intascato 20mila euro al mese per favorirla nell’emergenza profughi. Capitolo, quest’ultimo, al centro di 'Mafia capitale 2' (retata del 4 giugno 2015) che punta i riflettori anche sulla gara per la gestione del Cara (Centro di accoglienza per richiedenti asilo) di Mineo, in Sicilia.

Stimato da tutti, capace, infaticabile. Dall’organizzazione dei funerali di papa Wojtyla alle operazioni contro l’abusivismo al Celio come a Tor di Nona. 'Sceriffo' della legalità, lo chiamavano negli anni dell'era Veltroni. Uno sgombero da fare, un abuso da abbattere. Odevaine era in prima fila. Un funzionario insomma su cui mettere la mano sul fuoco. Per chi lo ha conosciuto e ci ha lavorato, è uno ''choc angoscioso e sconcertante'', scrive Veltroni in una lettera a 'Repubblica' a pochi giorni dall’arresto. ''Sono passati sette anni da quando Luca Odevaine ha cessato il suo lavoro al Campidoglio – ricorda l’ex sindaco di Roma - Se i sette anni successivi hanno fatto un'altra persona o se in quegli anni stessi ce ne era un’altra, nessuno di noi lo ha mai percepito''.

Odevaine era a libro paga del clan di Carminati &co, secondo l’accusa. Mazzette che preferiva incassare sui conti correnti bancari intestati a parenti, dall'ex moglie venezuelana al figlio. Nel 'libro nero' di Salvatore Buzzi, quello con i nomi e cognomi dei politici 'stipendiati', Luca Odevaine è a quota 5mila euro al mese. Cifra snocciolata anche nelle intercettazioni dal ras delle cooperative rosse. ''A Luca do 5000 euro al mese a un altro che mi tiene i rapporti al comune 1500...a un assessore 10mila euro al mese... ogni mese...ma rientra tutto.. noi quest’anno abbiamo chiuso con quaranta milioni di fatturato... gli utili li abbiamo fatti sugli zingari, sull’emergenza alloggiativa e sugli immigrati".

Odevaine ammette di aver ricevuto soldi da Buzzi. Un compenso, spiega nel corso di dichiarazioni spontanee, per il ruolo di ''facilitatore" che svolgeva per lui. Lo aiutava a risolvere problemi. In poche parole un semplice emulo del Mr Wolf di Quentin Tarantino. O, come scrivono i magistrati, un ''signore che attraversa, in senso verticale e orizzontale, tutte le amministrazioni pubbliche più significative nel settore dell’emergenza immigrati'' e che ha ''venduto'' la sua funzione di pubblico ufficiale al Tavolo di coordinamento per i Cara del Viminale.

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