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Bologna: in Regione ebrei, cattolici e musulmani uniti per la pace

le tre religioni presenti all'inaugurazione della mostra fotografica sulla Shoah

CRONACA
Bologna: in Regione ebrei, cattolici e musulmani uniti per la pace

Da sinistra: Monsignore Stefano Ottani, Simonetta Saliera, Daniele De Paz, Yassine Lafram.

Rimanere uniti per dire 'no' al terrore e al terrorismo e lasciare le porte aperte alla conoscenza e al dialogo in nome dei valori comuni e per la pace. È questa, in sintesi, la posizione condivisa dai presidenti delle Comunità ebraica e islamica di Bologna, rispettivamente Daniele De Paz e Yassine Lafram, assieme a Monsignor Stefano Ottani, in rappresentanza della Curia di Bologna, presenti oggi in Assemblea legislativa regionale all'inaugurazione della mostra fotografica 'Besa, un codice d'onore', dedicata agli albanesi di fede musulmana che salvarono gli ebrei dalla Shoah nell'Albania occupata dai nazisti negli anni '40 del Novecento.

"La mostra racconta un pezzo di storia vera, molto concreta, che ben rappresenta quello che dovrebbe essere l'approccio con il quale affrontare il rispetto e la conoscenza tra le diverse culture - ha osservato De Paz - l'aupicio è che possa essere vista da tante persone proprio per il messaggio che porta. Bisogna conoscersi e studiare insieme i principi e i valori e la cultura delle tre religioni monoteistiche, e non solo, per costruire quei tasselli con i quali ciascuno di noi può dare un contributo di pace alle nostre comunità".

"Questa esposizione cade in un momento delicato per tutti - ha ricordato Lafram - i portatori del male non perdono una giornata per terrorizzarci ma noi che ci riteniamo persone per bene dobbiamo fare il nostro meglio". "Abbiamo bisogno di ritrovare la nostra umanità e di ritrovarci tutti assieme - ha esortato - perché la nascita di questi fenomeni non è riconducibile a una fede o a un'etnia".

(Adnkronos) - "Chi pensa che la comunità islamica sia collusa fa il gioco dei terroristi, non dobbiamo cadere in questo tranello" ha sottolineato, ricordando poi che "quelli che vanno a combattere l'Isis petto contro petto in Paesi come la Siria sono soprattutto musulmani". "L'Isis è un cancro che va estirpato, è una malattia che colpisce tutto il mondo. Bisogna trovare valori universali - ha concluso Lafram - riavvicinare i popoli e non demordere, continuando la strada del dialogo e della convivenza. Questo è il momento in cui rimanere tutti uniti contro il terrore, il momento della solidarietà".

L'ospitalità del codice di Besa "ha radici profonde nel nostro padre comune Abramo ed è capace ancora oggi di dare frutti straordinari", ha affermato monsignor Stefano Ottani, che ha ricordato in proposito una sua personale esperienza nei villaggi dell'Albania negli anni '90 dove, "straniero e cristiano, mi capitò di essere accolto con la lavanda dei piedi. Ciascuno è chiamato ad un impegno personale e non delegabile. Questo è l'esempio che cerchiamo di portare avanti".

Infine, la presidente dell'Assemblea legislativa regionale Simonetta Saliera ha sottolineato come la mostra sia "un invito al dialogo, alla conoscenza e al rispetto". "I protagonisti di questa vicenda agirono nel nome di un codice d'onore onore che è una promessa, convinti che salvare le persone apra le porte del paradiso - ha concluso - Cosa ben diversa da chi in nome di una fede religiosa oggi semina il terrore, così come in passato si è fatto nel nome della razza". La mostra è visibile fino al 28 dicembre.

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