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Papa Francesco in Sinagoga: "Siete i nostri fratelli maggiori"

CRONACA
Papa Francesco in Sinagoga: Siete i nostri fratelli maggiori /Foto

Papa Francesco in Sinagoga (Adnkronos)

"Le nostre relazioni mi stanno molto a cuore". E' quanto assicura Papa Francesco rivolgendosi agli ebrei nella Sinagoga di Roma, terzo pontefice nella storia della Chiesa a visitarla, dopo Giovanni Paolo II e Benedetto XVI (FOTO).

"Cari fratelli e sorelle - così si rivolge il Papa - sono felice di trovarmi oggi con voi in questo Tempio Maggiore. Ringrazio per le cortesi parole", che gli avevano rivolto in apertura il rabbino capo di Roma Riccardo Di Segni, la presidente della comunità ebraica romana Ruth Dureghello e il presidente dell'Ucei, l'Unione delle comunità ebraiche in Italia, Renzo Gattegna.

"Ringrazio voi tutti per la calorosa accoglienza. Nella mia prima visita a questa Sinagoga come Vescovo di Roma - prosegue il Papa - desidero esprimere a voi, estendendolo a tutte le comunità ebraiche, il saluto fraterno di pace di questa Chiesa e dell'intera Chiesa cattolica".

"Nel dialogo ebraico-cristiano c'è un legame unico e peculiare, in virtù delle radici ebraiche del cristianesimo" sottolinea Papa Francesco. "Ebrei e cristiani devono dunque sentirsi fratelli, uniti dallo stesso Dio e da un ricco patrimonio spirituale comune, sul quale basarsi e continuare a costruire il futuro", osserva il Pontefice.

"Nel dialogo interreligioso - afferma il Papa - è fondamentale che ci incontriamo come fratelli e sorelle davanti al nostro Creatore e a Lui rendiamo lode, che ci rispettiamo e apprezziamo a vicenda e cerchiamo di collaborare".

"Voi siete i nostri fratelli e le nostre sorelle maggiori, nella fede" afferma il Papa, riprendendo le storiche parole pronunciate da Giovanni Paolo II, primo pontefice a visitare la Sinagoga di Roma. "Con questa mia visita - ricorda infatti Bergoglio - seguo le orme dei miei predecessori. Papa Giovanni Paolo II venne qui trent'anni fa il 13 aprile 1986; e Papa Benedetto XVI è stato tra voi sei anni or sono. Giovanni Paolo II, in quella occasione, coniò la bella espressione 'fratelli maggiori'. Infatti, tutti quanti apparteniamo ad un'unica famiglia, la famiglia di Dio, il quale ci accompagna e ci protegge come suo popolo".

Sottolinea il Papa: "Insieme, come ebrei e come cattolici, siamo chiamati ad assumerci le nostre responsabilità per questa città, apportando il nostro contributo, anzitutto spirituale, e favorendo la risoluzione dei diversi problemi attuali. Mi auguro che crescano sempre più la vicinanza, la reciproca conoscenza e la stima tra le nostre due comunità di fede. Per questo è significativo che io sia venuto tra voi proprio oggi, 17 gennaio, quando la Conferenza Episcopale italiana celebra la Giornata del dialogo tra cattolici ed ebrei".

"La violenza dell'uomo sull'uomo è in contraddizione con ogni religione degna di questo nome e in particolare con le tre grandi religioni monoteistiche". Papa Francesco lo ribadisce nel discorso all'interno della Sinagoga di Roma. "Conflitti, guerre, violenze ed ingiustizie aprono ferite profonde nell'umanità e ci chiamano a rafforzare l'impegno per la pace e la giustizia", sottolinea il Papa. "La vita è sacra, quale dono di Dio. Il quinto comandamento del Decalogo dice 'Non uccidere', Dio è il Dio della vita e vuole sempre promuoverla e difenderla. E noi, creati a sua immagine e somiglianza, siamo tenuti a fare lo stesso".

Inoltre, "il passato ci deve servire da lezione per il presente e per il futuro: la Shoah ci insegna che occorre sempre massima vigilanza, per poter intervenire tempestivamente in difesa della dignità umana e della pace", è il monito lanciato da Papa Francesco. "Il passato ci deve servire da lezione per il presente e per il futuro: la Shoah ci insegna che occorre sempre massima vigilanza, per poter intervenire tempestivamente in difesa della dignità umana e della pace".

Giunto al Tempio Maggiore, il Pontefice ha reso omaggio alla lapide che ricorda la deportazione degli ebrei romani nel 1943 ad Auschwitz e ha deposto un mazzo di rose bianche davanti all'effige di Stefano Gai Taché, il bambino ucciso nel 1982 dall'attentato terroristico in via Catalana.

Prima dell'arrivo di Bergoglio lunghe code, anche per gli ospiti e gli invitati d'onore, davanti alla Sinagoga: controlli serrati di apparecchiature elettroniche, borse e oggetti personali da parte delle forze dell'ordine ai varchi di accesso. Bloccato il traffico sul lungotevere, nel tratto vicino al rione dello storico Ghetto ebraico.

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