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Traffici marittimi, il futuro guarda all'antico: rinasce in Francia il cabotaggio a vela nella Manica e non solo

Una piccola società bretone ha 'resuscitato' nel 2009 le tradizioni della marineria in nome del trasporto a impatto zero

CRONACA
Traffici marittimi, il futuro guarda all'antico: rinasce in Francia il cabotaggio a vela nella Manica e non solo

Il lugger (in italiano: trabaccolo) "Corentin"

Può essere l'inizio di una piccola rivoluzione nel commercio marittimo: la riscoperta della navigazione mercantile a vela. Siamo in Francia, più esattamente a Brest in Bretagna, regione che ha dato i natali a generazioni di marinai tra i più forti del Vecchio Continente. Nel 2009 nasce, su iniziativa -verrebbe da dire visione- della coppia formata da Guillome Le Grand, indigeno, e Diana Mesa, colombiana di Bogotà, la Towt (Transoceanic wind transport), con un'idea ben precisa in mente: contribuire ad abbattere le emissioni utilizzando la prima fonte rinnovabile sfruttata dall'uomo, il vento: ma non per fare energia elettrica bensì per trasportare mercanzie, come per secoli s'è fatto.

"Il vento c'è, le rotte pure, le barche ci sono ancora: non ci serve altro", ripete Le Grand a chi periodicamente va ad intervistarlo, come recentemente ha fatto "Le Monde", che ha preso a cuore la possibile rinascita di una delle tradizioni più antiche di Francia, il cabotaggio sulla Manica. Considerato che il 90% delle merci viaggia, nel mondo, via nave, l'impatto ambientale delle marinerie mercantili viene calcolato come il quarto al mondo per emissioni di Co2; la Towt, anche se letteralmente una goccia nel mare, parte proprio dal recupero della tradizione per provare a ribaltare il luogo comune del progresso equivalente al motore a scoppio, un po' come sta avvenendo nelle città occidentali con la rinascita della bicicletta come mezzo di spostamento (e anche di consegna pacchi).

Anche se la data di nascita di Towt è il 2009, i primi viaggi si effettuano nel 2011, a bordo della "Biche", vecchio peschereccio a vela risalente ai primi del '900, ultimo ancora a galla di centinaia di esemplari costruiti in Bretagna prima dell'avvento dei motori. Usualmente la piccola nave trasporta birra inglese da Lorient, dove ha la base, verso Bordeaux. Lì il nuovo carico, stavolta di vino -ovviamente- ma anche conserve di pesce e sale, per risalire verso nord.

Adesso la flotta è formata da 8 navi in tutto , e le attività si spingono fino ai Caraibi e alle Azzorre, per caricare rhum cioccolata e té, sia per conto di commercianti sia per conto proprio. Ma i prezzi? Tutto sommato, competitivi: se il trasporto cargo normale incide tra lo 0,3 e l'1,6% sul costo finale del prodotto, Le Grand assicura che per una bottiglia di vino da 6 euro l'aggravio è di 20 centesimi, e senza contare il beneficio collettivo delle mancate emissioni.

E In Italia? Niente, bonaccia. La stessa Confitarma, la Confindustria degli armatori, non ha notizie di iniziative del genere. Forse qualcosa di spontaneo? Chiediamo a uno dei più attenti osservatori del Mare Nostrum, Simone Perotti, navigatore e scrittore con un passato di comunicatore, oggi impegnato nel Progetto Mediterranea -su cui torneremo-. "Non esiste niente del genere, credo proprio che se esistesse sarei venuto a saperlo", dice all'Adnkronos.

Forse la difficoltà del Mediterraneo, con frequenti salti di vento e le relative incertezze di rotta, mare che cambia all'improvviso, s'incrocia... "Ma no -risponde Perotti-, lì nella Manica c'è un mare bello duro, non è certo questo il nostro problema. Non abbiamo sviluppato la nostra millenaria tradizione velica, l'abbiamo lasciata precipitare con l'avvento del motore. L'ultimo a progettare qualcosa del genere fu Nino Bixio, il braccio destro di Garibaldi, agli albori del vapore": figurarsi. Discorso già sentito per il trasporto terrestre; anche in mare sembra replicarsi, dice Perotti, la disattenzione per "il predominio della motorizzazione. Le navi poi, e questo non lo sanno in molti, non vanno a gasolio ma a olio combustibile, e lasciano i motori accesi per tutta la loro vita: figurarsi che sputano in aria..."

Eppure "ci sarebbe bisogno di darsi una regolata, e il cabotaggio velico può essere una delle soluzioni. Il Mediterraneo ha immense difficoltà logistiche, finché si sta nei dintorni dei grossi centri nessun problema, ma raggiungere ogni punto delle sue coste può ancora essere un'impresa; ed è normalmente abbastanza difficile connettere in tanti punti di un mare così densamente popolato. Sarebbe il caso di fare una specie di 'Blabla sail', mettere le migliaia di barche 'monouso' in condivisione per le persone o a disposizione per il trasporto di pacchi non grandi, un po' come i corrieri in furgone. Chi va per mare può portare molte cose, persone, materiali. Sarebbe bello che ci volesse tanto per avere qualcosa ma arrivasse a vela e fosse gratis. Una slow sailing revolution che andasse a coprire una fetta del mercato della logistica e dei trasporti. Chissà...".

Il progetto di Perotti, "Mediterranea", potrebbe assomigliare a qualcosa del genere?: "No. Cinque anni in giro per il Mediterraneo, ora siamo a Creta, prossimamente torneremo verso le isole greche, poi verso la Siria se la Farnesina ci dà il via libera. In seguito Cipro, Libano e Israele. Ma il nostro intento è quello di mettere in connessione intellettuali, scrittori, operatori culturali, alla ricerca di un nuovo modello di relazioni mediterranee; e svolgere anche ricerche oceanografiche".

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