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Spazio, Nespoli torna sulla Iss nel 2017: "Non è un mondo sconosciuto"

CRONACA
Spazio, Nespoli torna sulla Iss nel 2017: Non è un mondo sconosciuto

Paolo Nespoli dopo l'atterraggio nel 2011 (Foto ESA)

Sarà il prossimo astronauta italiano dell'Esa ad andare sulla Iss con una missione programmata per il 2017, ma Paolo Nespoli, ingegnere e ufficiale dell'esercito italiano, non è un esordiente delle missioni spaziali e si dice pronto alla sua nuova sfida. Per lui è il terzo appuntamento con la Stazione Spaziale e si sta preparando a tornare sulla Iss mettendo a frutto tutte le sue competenze perchè, "rispetto alla prima missione, qualcosa cambia, in quanto l'esperienza insegna molto" spiega all'Adnkronos, svelando come ci si addestra alla vita nello spazio e come un astronauta affronta i rischi di un ambiente così estremo per l'uomo.

"Andare sulla Iss per la prima volta significa andare in un mondo sconosciuto. Come astronauti siamo addestrati tecnicamente a tutto, ma la prima volta non siamo comunque consapevoli di come vivremo l'esperienza di vita in un ambiente estremo, quale quello della microgravità" dice Nespoli che sulla Iss ha già realizzato la missione 'Esperia' dal 23 ottobre al 7 novembre 2007 e la missione MagISStra di lunga durata dal 15 dicembre 2010 al 24 maggio 2011, trascorrendo così 159 giorni in orbita.

Assegnato il 26 giugno scorso all'equipaggio di Expedition 52/53 che partirà tra poco più di un anno, Nespoli si trova in pieno addestramento a Star City, a Mosca, e ricorda molto bene le sensazioni dei 'primi passi' sulla Iss. "Quando arrivi nello spazio -racconta- devi re-imparare tutto: a mangiare, a camminare-volando, ad andare in bagno, poiché tutto è estremamente diverso da come si è abituati sulla Terra. Serve infatti un mese, un mese e mezzo per adattarsi e diventare 'extraterrestre'. Devi agire e muoverti in modo diverso".

Un impegno, aggiunge Nespoli, che diventa un indispensabile bagaglio nelle successive missioni, perché "avere già vissuto questa esperienza è un vantaggio" e "la seconda missione è quindi più 'semplice' sotto questi aspetti". "Personalmente -afferma l'astronauta dell'Esa- mi sono trovato benissimo, mi sono adattato in un mese e, dopo averne combinate di tutti i colori, ho sperimentato nuove procedure di adattamento che poi gli esperti di Houston hanno definito 'standard'. Ciò vuol dire che, sebbene nuove, queste procedure erano corrette".

Molti i rischi e gli imprevisti che si devono affrontare durante una missione spaziale, ma tutto, spiega, è studiato nel minimo dettaglio. "Ci sono diversi livelli di gestione del rischio". "Le agenzie spaziali -sottolinea- sono consapevoli di mandare gli astronauti in un luogo ostile. Per questo motivo, c'è innanzitutto un'analisi estremamente dettagliata delle situazioni che possono incorrere per avere un'altissima valutazione dei rischi".

"Quando si parla di satelliti, se qualcosa non va, è un problema serio ovviamente, ma quando si parla di astronauti, la situazione diventa più grave e complicata. E la chiave di lettura per arginare il rischio -riferisce l'astronauta- è proporzionale a quante informazioni si hanno: più informazioni possiedi e più si abbatte il rischio che accadano incidenti".

"Nelle aziende, per esempio, la situazione non è paragonabile. Quando si prendono decisioni, -afferma Nespoli- spesso si va avanti a 'testa bassa' senza valutare con attenzione i problemi di contorno. Se intercorre un problema, questo è quindi sintomo di uno scollamento tra coloro che impostano le procedure e coloro che invece le devono applicare".

"Nello spazio -osserva- ciò non può accadere, perché il rischio si gestisce lasciando meno lati oscuri possibili. Occorre pianificare ogni dettaglio tenendo conto di tutti gli aspetti. E questa è una pratica che si impara nel corso di addestramento che tutti gli astronauti intraprendono". Durante l'addestramento, infatti, "si analizzano tutti gli aspetti di una missione, l'astronauta è addestrato a risolvere tutti i problemi che si trova a dover affrontare".

Insomma, nulla può essere lasciato al caso. Tecnicamente, "nello spazio, inoltre, devono sempre esserci ridondanze triple. Per esempio, se un astronauta lavora troppe ore, il rischio che faccia errori aumenta: sono pertanto previsti continui ricambi". Dunque, in vista della prossima missione, Nespoli sta ripercorrendo i delicati passaggi previsti dal training. E, soddisfatto di tornare nello spazio, non si sente preoccupato di possibili incidenti, assicurando che "per diminuire al massimo il rischio di incidente, sono previsti sistemi di protezione sulle tecnologie che vengono utilizzate in missione", anche, taglia corto, "usando per esempio sistemi di filtri che bloccano un errore commesso".

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