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Migranti, allarme Unicef: "22mila bambini bloccati in Grecia"

CRONACA
Migranti, allarme Unicef: 22mila bambini bloccati in Grecia

A syrian father and two of his children get warm by a fire between train tracks at the Greek-Macedonian border near the Greek village of Idomeni on March 10, 2016, where thousands of refugees and migrants are trapped by the Balkan border blockade. The German and Greek leaders blasted Balkan countries for shutting their borders to migrants ahead of an EU ministers meeting on March 10. Greek authorities said there were 41,973 asylum seekers in the country, including some 12,000 stuck at Idomeni on the closed Macedonian border. / AFP / DANIEL MIHAILESCU

"E' inaccettabile che per l'accordo Ue-Turchia ci siano oltre 22.000 bambini migranti e rifugiati bloccati in condizioni anomale in Grecia". A dirlo all'AdnKronos è Andrea Iacomini, portavoce Unicef Italia. "Abbiamo notizie di bambini che non mangiano, che vivono in condizioni drammaticamente folli tra servizi igienici carenti e mancanza di vestiario adeguato", spiega Iacomini sottolineando che 2.000 di loro sono minori non accompagnati (ma non tutti sono registrati). "Ci sono bambini chiusi per giorni in posti di polizia. Non si può rimanere indifferenti a tutto questo", aggiunge.

"Vogliamo sapere cosa accade ai bambini nei centri di detenzione - incalza Iacomini- come vivono, in quali condizioni stanno, se hanno da mangiare e da vestire. Non c'è una notizia in merito, sappiamo solo che sono ambienti chiusi e che stanno lì anche per periodi non brevi. E' normale che minori che fuggono dalle bombe si ritrovano a stare in centri di detenzione? I bambini non sono terroristi. Che siano musulmani o di qualsiasi altra religione, sono uguali a quelli nostri".

Il portavoce dell'Unicef Italia dice che la Grecia "sta facendo uno sforzo immane" ma non è più in grado di accogliere e tutelare "nel modo migliore i bambini perché la situazione è ormai al collasso". In mancanza di alloggi adeguati, molti di essi sono ospitati in centri di 'custodia protettiva temporanea', di fatto centri di detenzione. E i grandi leader mondiali che fanno? "Guardano a distanza - sottolinea Iacomini - E' papa Francesco che andrà a Lesbo ad aprile, non loro".

In tutta questa situazione il portavoce dell'Unicef Italia fa notare come la Convenzione internazionale sui diritti dell'infanzia sia il trattato "più violato" proprio da quegli Stati dell'Unione europea che nel 1989 l'hanno sottoscritto. "Qui stiamo parlando di bambini che fuggono da guerre, da matrimoni forzati, da reclutamenti, da situazione di povertà estrema e si ritrovano 'prigionieri' in una situazione in cui manca l'assistenza basilare", afferma Iacomini, a giudizio del quale, tutto questo "è una forma di indifferenza inaccettabile".

Secondo l'Unicef i bambini non accompagnati o separati sono la categoria più a rischio e rappresentano circa il 10% della popolazione migratoria minorile presente attualmente in Grecia. Fra gennaio e metà marzo di quest’anno, in Grecia sono stati registrati 1.156 minorenni non accompagnati, con un incremento del 300% rispetto al medesimo periodo del 2015.

Quanto all'Italia "bisogna essere preparati ad una nuova stagione di sbarchi, non facciamoci trovare impreparati", aggiunge Iacomini ricordando che "dal 2016 sono morti due bambini al giorno" nelle acque del Mediterraneo. "Sono minori fuggiti da una guerra per morire nel modo peggiore: annegati in una barca di carta quando invece i bambini le barche di carta le dovrebbero costruire".

"Bisogna che questi bambini siano ascoltati. Una decisione sbrigativa di rimandarli indietro può significare gettarli nuovamente in uno scenario di terrore e violenze", afferma Marie-Pierre Poirier, coordinatore Unicef per la crisi di migranti e rifugiati in Europa dicendosi preoccupato "per le notizie di minorenni che vengono reclusi a causa del loro status di migranti. Fuggire da una guerra e cercare di sopravvivere non può mai essere considerato un reato".

Nel corso di questa settimana, i partner dell’Unicef hanno monitorato al porto di Dikili, nella provincia turca di Izmil, i primi rinvii provenienti dalle isole greche. L’Unicef continuerà ad offrire assistenza umanitaria, cooperando strettamente con le autorità turche. Attualmente la Turchia ospita oltre 2,7 milioni di rifugiati siriani.

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