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'Ndrangheta, camorra e Casamonica a Roma: sequestrati locali vicino a San Pietro

CRONACA
'Ndrangheta, camorra e Casamonica a Roma: sequestrati locali vicino a San Pietro /Video

Ci sono anche il bar Pio Er Caffè e L’Angolo d’Oro, nonché il ristorante trattoria Hostaria Sora Franca, che si trovano nelle vicinanze del Vaticano, intestati formalmente a terzi, tra cui due cittadini cinesi, e una trattoria a Trastevere, formalmente intestata a una cittadina romena e a una cittadina ucraina, ma riconducibile a Michele Mercuri, tra i beni sequestrati nell’ambito della complessa attività di indagine di natura patrimoniale della Divisione anticrimine di Roma.

Tra i beni sequestrati c'è anche una palestra e l’impresa esercente attività di vendita di calzature a Ciampino (Roma) riconducibile alla famiglia Casamonica.

Il sequestro dei beni, emesso dal Tribunale di Roma (Sezione Misure di Prevenzione) ai sensi della normativa antimafia, riguarda Francesco Filippone, 36enne originario di Melicucco, Alessandro Bottiglieri, romano di 45 anni, Rocco Camillò, 38enne di Polistena, Marcello Giovinazzo, 46enne di Taurianova, Salvatore Casamonica, 28 anni, Roberto Giuseppe Cicivelli, 47enne di Marino, Emanuele Lucci, romano di 46 anni, Francesco Calvi, 58enne originario di Melicucco (Reggio Calabria) e Michele Mercuri, 49enne di Melicucco.

Secondo gli inquirenti gli indagati "tutti dall’elevato spessore criminale" emergono a più riprese in alcune attività investigative svolte da diversi organi inquirenti (Procura della Repubblica di Palmi, Procura Dda di Reggio Calabria, Dda di Milano e Dda di Roma) a partire dagli anni '90 e sino all’anno 2014, per delitti di particolare gravità, commessi anche in forma associativa, quali traffico e spaccio di stupefacente del tipo cocaina, proveniente dalla Calabria e destinata al mercato romano.

Se le indagini e i conseguenti provvedimenti restrittivi hanno riguardato gli indagati singolarmente e in periodi temporalmente distinti, il quadro che è emerso dall’analisi complessa e strutturata delle varie vicende, è quello di una vera e propria joint-venture criminale, eletta a sistematica fonte di profitto, attorno alla quale ruotano oltre al menzionato traffico di stupefacenti altre illecite attività, quali usura, estorsioni, riciclaggio, falso, svolte anche in modo autonomo da ciascun proposto.

Nel provvedimento il giudice ha sottolineato la sussistenza “di concreti e obiettivi elementi, fondati su circostanze di fatto, per affermare la risalente e perdurante pericolosità sociale di tutti i proposti". "Per tutti i proposti deve parlarsi di pericolosità qualificata - si legge nel provvedimento - poiché gli stessi, anche quando non siano direttamente appartenenti ad associazioni di stampo ‘ndranghetista, sono tuttavia pronti ad agevolare tali associazioni ed inoltre attuano altresì attività di riciclaggio".

"Ne emerge - scrive il giudice - un complesso sistema criminale che coinvolge non solo i soggetti proposti ma tutte le società agli stessi riconducibili, le quali fungono da contenitori per la gestione di capitali provenienti da attività delittuose le cui prerogative sono anche quelle di costituire uno schermo atto a neutralizzare eventuali azioni giudiziarie ablative, di massimizzare, se possibile, ulteriormente i profitti ed offrire un volto presentabile di colletti bianchi capaci di contrattare con l‘imprenditoria, ma anche con la pubblica amministrazione”.

L’indagine patrimoniale ha permesso di ricostruire la storia criminale, i molteplici legami e gli affari illeciti degli indagati che vengono quindi associati in quello che può essere considerato un nuovo gruppo criminale trasversale, comprendente i sopra indicati esponenti della ’ndrangheta, della camorra e della nota famiglia sinti dei Casamonica, che si accordano formando di fatto una società d’interessi illeciti, finalizzata a riciclare nella città di Roma i rispettivi profitti, di cui è stato effettuato il sequestro.

Il decreto del Tribunale di Roma, emesso in accoglimento dell’articolata proposta della divisione anticrimine di Roma, ha disposto infatti il sequestro dei seguenti beni: 10 unità immobiliari, 43 tra società e imprese individuali, 45 aziende commerciali e cooperative, 30 veicoli, svariati rapporti bancari e postali individuati finora presso 68 istituti.

Tra le aziende, che non si trovano nella Capitale, si evidenziano una cooperativa di facchinaggio in Arienzo (Caserta) e una cooperativa Onlus sita in S. Nicola La Strada (Caserta), la Serrmac sas, con sede in Budoia, per anni considerata un’eccellenza italiana nel mondo, per la costruzione di trapani a colonna e maschiatrici, acquisita a seguito di fallimento e un’azienda di somministrazione di cibi e bevande con sede in Parma. Il valore complessivo dei beni posti sotto sequestro ammonta a circa 25 milioni di euro

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