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Coperto al ristorante: va pagato?

CRONACA
Coperto al ristorante: va pagato?

(Fotogramma)

Spesso, quando ci presentano il conto al ristorante, la cifra finale non corrisponde alle aspettative. Ecco che, dopo averci ragionato con tranquillità e rifatto i calcoli, si capisce che quegli euro in più sono dovuti al coperto, ossia dello spazio con tutti gli oggetti che vengono predisposti per un singolo commensale: stoviglie, posate, bicchieri, tovaglia, tovagliolo e, nel caso di apparecchiature formali, molti altri pezzi.

A ciò va anche aggiunto, come spiega il portale 'laleggepertutti.it', il costo necessario per la successiva pulizia e il pane, in modo da dare una maggiore giustificazione al costo aggiuntivo richiesto. Il coperto include inoltre la tipologia qualitativa del servizio reso, intendendo con questa espressione la particolarità del ristorante stesso, la professionalità del personale e gli ulteriori servizi non quantificati nel conto. Una sorta di 'tassa' cui le origini risalgono al Medioevo, quando con essa si intendeva il contributo che versavano al proprietario della locanda i commensali che consumavano il cibo portato da casa servendosi di tavoli, sedie e posate del locale. Allora, se si consumavano cibi preparati dal locandiere, il coperto era già incluso nel conto finale.

In realtà, negli anni, il concetto è stato molto rivisitato: ad esempio, nell'ambito delle mense scolastiche, sono stati molti i genitori che hanno lamentato i costi troppo alti del servizio, sostenendo il diritto dei bambini di portarsi il pranzo da casa e di consumarlo durante gli orari della mensa scolastica, usufruendo del tavolo, dell'acqua e del pane. In questo modo di provvede autonomamente al pasto dei proprio figli, senza, però, emarginarli dalla ristorazione scolastica.

Da non confondere, a ogni modo, il coperto con il servizio, che varia dal 15 al 20% del totale e trae origine dal passato quando non c'erano i contratti di lavoro e il personale veniva pagato a percentuale sulle ordinazioni dei clienti e dei tavoli che serviva. All'epoca il servizio era la retribuzione dei camerieri. Ma il coperto è davvero legale?

Trattandosi di un addebito che può sembrare pretestuoso, nessuna norma lo vieta, a patto che sia specificato nel listino prezzi. La questione deve essere regolarizzata a livello locale, dalle regioni o dalle amministrazioni comunali: alcune se ne sono occupate, altre no. A Roma, ad esempio, un'ordinanza del sindaco del 1995 vietava di imporre la voce 'coperto', mentre consentiva di indicare le voci 'pane' e 'servizio'.

Una successiva legge regionale del 2006 vieta, tuttora, il cosiddetto 'pane e coperto', ma consente la voce 'servizio': se il servizio di somministrazione viene effettuato al tavolo, il listino prezzi deve essere posto a disposizione dei clienti prima dell'ordinazione e deve indicare l'eventuale componente del servizio con modalità tali da rendere il prezzo chiaramente e facilmente comprensibile al pubblico, vietando di applicare costi aggiuntivi per il coperto. A livello nazionale, invece, la regola è che gli esercenti devono esporre nel locale, in un luogo visibile al pubblico la licenza, l'autorizzazione e la tariffa dei prezzi.

Tra le domande più frequenti dei consumatori c'è quella che riguarda il pagamento del coperto: va pagato o no? Nel 2017, rimarca 'laleggepertutti', entrerà in vigore il cosiddetto decreto 'contro-coperto' e diventerà illegale farlo pagare. Pesanti sanzioni sono quindi previste per i proprietari dei locali in caso di violazioni. Fino ad allora, il coperto dovrà essere pagato, fermo restando che, se si ha il sospetto di illeciti posti in essere dai ristoratori, dovrà essere presentata eventuale denuncia ai vigili urbani.

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