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Nardella ad Alfano: "Militari e piano ad hoc per videosorvegliare i centri storici"

CRONACA
Nardella ad Alfano: Militari e piano ad hoc per videosorvegliare i centri storici

(Fotogramma)

"Un piano molto serio per la videosorveglianza dei centri storici delle grandi città metropolitane". A lanciare all'Adnkronos la proposta, dopo l'ennesimo caso di un atto vandalico contro un bene culturale avvenuto stavolta a Roma con lo sfregio all'Elefantino di piazza della Minerva, è il sindaco di Firenze Dario Nardella, coordinatore Città metropolitane dell'Anci, che condivide l'impostazione del ministro dei Beni culturali Dario Franceschini secondo il quale nei Comuni serve prevenzione anche con l'utilizzo di telecamere.

"Sposo la linea di Franceschini", sottolinea Nardella. "Non c'è bisogno di grandi cifre, con poche risorse - aggiunge poi il sindaco - si può fare un piano molto serio, consolidato con l'azione interforze delle forze di polizie e integrato dalla presenza dei militari, come avviene già, a tutela dei luoghi sensibili". "La collaborazione attuale tra Viminale e ministero dei Beni culturali potrebbe facilitare la messa a punto di questo piano - spiega Nardella - Noi Comuni siamo pronti a fare la nostra parte anche con investimenti adeguati e questo è uno dei temi che discuterò con Alfano che verrà a Firenze lunedì 28 novembre per un Comitato per l'ordine e la sicurezza dedicato alla nostra città".

Di questi temi Nardella ha già parlato con altri colleghi, "come ad esempio il sindaco di Venezia, ma in qualità di Coordinatore delle città metropolitane sono pronto a discuterne anche con il nuovo sindaco di Roma se vorrà collaborare".

Sul fronte della videosorveglianza, Firenze, che in passato è stata colpita da diversi atti vandalici alle proprie opere d'arte, dalla statua del Nettuno al David di Michelangelo, è già in azione. "Abbiamo già cominciato a lavorare in questa direzione a seguito di una serie di episodi gravi e inaccettabili di danni al patrimonio culturale ad opera di sbandati e ubriachi - osserva Nardella - Da ormai due anni abbiamo avviato un piano di installazione di telecamere di videosorveglianza, già in centro ci sono 250 telecamere e il nostro piano prevede l'installazione, entro due anni e mezzo, di altre 450 telecamere per un totale di 700".

"Avremo una copertura a tappeto del centro storico e in quartieri periferici anche grazie al governo perché nel 'Patto per Firenze' ci sono 5 mln di euro proprio sulla videosorveglianza che abbiamo chiesto per tutela delle persone e del patrimonio", prosegue.

Un secondo aspetto, secondo Nardella, è poi legato alla "prevenzione": "Io ho proposto di parificare i reati contro i beni culturali ai reati ambientali con un aumento delle pene perché il patrimonio culturale ha un tale valore per il nostro Paese e per la comunità che non può essere da meno del valore dell'ambiente - sottolinea - Oggi se un folle inquina una falda acquifera rischia pene molto severe, se invece danneggia il braccio di una statua probabilmente non si fa neanche un giorno di carcere".

Altro discorso poi riguarda gli aspetti legati al degrado nelle città, su cui il governo è al lavoro con il disegno di legge sulla sicurezza urbana. Un provvedimento che, secondo Nardella, "deve andare di pari passo perché ci sono molti fenomeni derubricati come semplice degrado e che costituiscono forme di microcriminalità alimentate anche dalla catena di criminalità organizzata, come l'accattonaggio molesto, l'abusivismo commerciale collegato alla contraffazione".

Riguardo al fatto che spesso gli atti vandalici hanno per protagonisti turisti in visita nelle nostre città, Nardella osserva: "L'inciviltà non conosce nazionalità né ceto sociale. Può arrivare dal turista come dal vandalo, dal tifoso ultras o dallo sbandato di turno. Questo significa che occorre, a 360 gradi, un'azione di informazione per la prevenzione nelle città turistiche".

"Usare i nostri canali di comunicazione istituzionale, alberghi, media per informare i turisti può essere una delle diverse soluzioni da mettere in campo - conclude - Alla base di tutto c'è la sfida educativa, di sensibilizzazione verso gli stranieri che non possono fare in Italia ciò che pretendono che non venga fatto nei loro Paesi".

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