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Milano, questore: "No a città blindata"

CRONACA
Milano, questore: No a città blindata

Questore di Milano, Marcello Cardona

Accoglienza "chiara", vicinanza ai cittadini che devono vedere la polizia come "un punto di riferimento" e sentirsi sicuri, lotta al terrorismo "ma senza blindare" la città, lotta alle infiltrazioni mafiose "per preservare gli investimenti leciti". Queste la parole chiave di Marcello Cardona, nuovo questore di Milano. Si tratta di un ritorno: negli uffici di via Fatebenefratelli ha lavorato a complesse indagini sul crimine organizzato dal 1982 al 1995 e "a Milano ho imparato a diventare poliziotto".

Un legame forte con la città come ha raccontato al sindaco Giuseppe Sala e al prefetto Luciana Lamorgese, incontrati stamane. Nel 1996 approda a Roma, all'Ucigos, dove si occupa di terrorismo internazionale e di gruppi eversivi di estrema destra. Il suo percorso lo porta come questore a Varese, Livorno e Catania, prima di assumere l'incarico nel capoluogo lombardo, una questura considerata come "un'università" per chi indossa la divisa. "Produrre sicurezza significa vivere meglio, noi dobbiamo farlo ogni giorno. Cercheremo di parlare con la gente: i Commissariati devono essere un punto di riferimento non coercitivo dove andare, chiedere e ottenere immediatamente sicurezza", dice.

Sicurezza. "Dobbiamo intercettare il linguaggio dei giovani perché la parola prossimità non deve sere solo uno slogan, tutti e principalmente chi non ha voce ha il diritto ad avere una sicurezza vera". Una città, Milano, in cui il numero di reati è diminuito di quasi il 6% nell'ultimo anno. "Sono buoni risultati, ora si tratta di proseguire con umiltà su questa strada. Dobbiamo essere nei confronti dei milanesi sempre pronti e disponibili. Abbiamo un palese con segno meno per i reati, ma è innegabile che la percezione a volte è diversa.

Lotta al terrorismo. Per il questore "Occorre lavorare insieme alle altre istituzioni affinché la gente si senta più sicura. E' un momento particolarmente difficile, viviamo sfide complesse, ma su Milano dobbiamo garantire un senso di sicurezza". Farlo "Non significa che dobbiamo blindare le città o blindare i quartieri". E' accoglienza, la parola chiave per il questore. "Produrre sicurezza, credo che intanto sia un dovere istituzionale, ma produrre sicurezza anche per gli stranieri che hanno il diritto di avere loro sicurezza. Dobbiamo far sì che anche attraverso la sicurezza si trovi un punto di incontro tra religioni, costumi e modi di essere", sottolinea Cardona.

L'obiettivo è "entrare in sinergia profonda, umana, con queste persone" perché questo "significa anche poter avere indicazioni, segnalazioni. Ciò non toglie che i problemi del terrorismo ci sono e sono importanti", ma "un'accoglienza chiara, ben fatta, serve ad avere una sicurezza maggiore", dice ricordando gli sbarchi a cui ogni giorno ha assistito a Catania. "Oggi il nostro Paese richiede sicurezza in più, ogni istituzione la deve fare con consapevolezza e professionalità. Io sono molto fiducioso e ottimista: nella nostra città, nella nostra provincia, nei nostri territori si possono realizzare veramente dei progetti e dei modelli importanti da esportare anche a livello europeo", sottolinea il questore il cui motto è 'Prima facciamo poi diciamo'.

Contrasto alle mafie. Milano è una città che deve anche fare i conti con le infiltrazioni criminali che mirano a conquistare "gli investimenti importanti che ci sono su questi territori" e aggredire i patrimoni è la strada da perseguire anche in vista della Brexit "che può portare a Milano delle attrazioni importanti", in termini di attività finanziarie. Un lavoro da fare "insieme ai magistrati che hanno fatto la storia" di questo settore. "Al Sud c'è una grande evidenza di questo problema, qui c'è una visione forse un po' sommersa, ma - conclude Cardona - va assolutamente scavata con un rigore ancora più forte perché qui bisogna preservare i grandi investimenti".

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