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Diritti umani, le attiviste italiane Butera e Baresi intervenute al Consiglio Onu di Ginevra

Le due attiviste hanno parlato dei campi di Tindouf e delle donne di Saharawi

CRONACA
Diritti umani, le attiviste italiane Butera e Baresi intervenute al Consiglio Onu di Ginevra

Le due attiviste italiane all'Onu

“Purtroppo ancora nel 2017 abbiamo casi nel mondo in cuile persone sono stimate per il numero, classe e ipotesi non verificate. Il primo esempio è rappresentato dai Campi di Tindouf in cui le persone non sono identificati. Il censimento della popolazione non è solo un dovere civico, ma un diritto del cittadino di essere riconosciuto e rispettato nella loro individualità e le loro esigenze". E' quanto affermato da Sara Baresi, Presidente Protea Human Rights, intervenuta alla 34esima "Session du Conseil Droits de l’Homme delle Nazioni Unite" a Ginevra con Giorgia Butera, Presidente Mete Onlus. Le due palermitane sono intervenute, durante l’Item 8, nella Grande Sala davanti al Presidente del CDH, dei Paesi in ascolto e delle Ong presenti.

"Per noi, professionisti ed attivisti dei diritti umani, il censimento della popolazione è uno strumento essenziale per la protezione e la salvaguardia della dignità umana, per questo ragione ne chiedo il censimento - dice Baresi - In base a “La Dichiarazione di Vienna” l’Algeria - come paese ospitante - e nel conflitto del Sahara occidentale è responsabile per la popolazione su queste terre”, conclude la Presidente di Protea Human Rights. Sara Baresi, mediatrice culturale, educatrice e formatrice nella mediazione etnoclinica per l’inclusione sociale, ha espresso "quale sia il compito di chi opera in ambito psicologico, educativo e psicosociale, ovvero, mettere l'individuo “al centro”, con la sua identità, le sue ambizioni, i suoi bisogni e gli aspetti di vulnerabilità".

Giorgia Butera, occupandosi di matrimoni precoci, forzati e temporanei attraverso la Comunità Internazionale “Sono Bambina, Non Una Sposa”, ha espresso "preoccupazione per i casi di cinquanta giovani donne Saharawi, neutralizzate in Spagna". "Succede che le ragazze alla maggiore età si sono recate a Tindouf per incontrare le loro famiglie d’origine, con la certezza di far rientro in Spagna, ma questo non è avvenuto. Le giovani donne Saharawi sono arrivate in Spagna, qualche anno fa, attraverso un programma di vacanza per essere successivamente adottate da famiglie del luogo", denuncia Butera.

“Chi è il responsabile – si chiede la Presidente Butera - ogni donna ha il diritto di scegliere la propria vita, ed ogni paese ha la responsabilità di proteggere i diritti delle persone all'interno del proprio territorio, come l’Algeria, in questo caso. Per questo chiedo il rilascio di Nadjiba, Koria, Darya e tutte le altre persone che sono costrette a vivere in uno stato di costrizione", ha concluso la Butera.

In occasione del 34esimo Consiglio dei Diritti Umani delle Nazioni Unite, le due attiviste italiane hanno presentato un documento sia al Presidente del Consiglio dei Diritti Umani, Joaquín Alexander Maza Martelli, sia a François Crépeau, Special Rapporteur (incaricato per i temi riguardanti la migrazione all’interno del Consiglio). Attraverso il documento è stata presentata l’attività svolta, si legge nel documento: “(…) La nostra attività verte su questioni di estrema criticità e centralità quali, il rispetto dei Diritti Umani, della dignità umana, dell’inclusione sociale e della convivenza civile. Da Advocacy abbiamo ideato e condotto diverse attività e campagne sociali nate come messaggi di civiltà divenute attuazioni progettuali di buone (...)”.

Particolare attenzione è stata rivolta – nel Dossier presentato- al focus della migrazione, "essendo il nostro Paese coinvolto in primis nell’accoglienza di migranti e rifugiati". Paese, l’Italia, al quale è stato è stato rivolto un ringraziamento per il totale impegno in materia di accoglienza migranti. Nel 2016 sono arrivati oltre 180.000 migranti in Italia, con una forte incidenza di minori stranieri non accompagnati. Si continua a leggere nel testo: “Di recente emanazione vi è un avviso pubblico per la messa in atto di un Protocollo a tutela dei minori stranieri non accompagnati ideato e promosso dal Giudice Fabio Pilato del Tribunale dei Minori di Palermo. In tema di Accoglienza e di Tutela della dignità della persona, il Sindaco di Palermo, Professor Leoluca Orlando ha promosso e realizzato la “Carta di Palermo” documento plurivalente che ambisce ad abolire il permesso di soggiorno, ed a riconoscere l’individuo migrante come “persona”. Il Sindaco Orlando ha ufficialmente incaricato noi di diffondere i valori della “Carta di Palermo”.

E’ stato citato il Corso “Accoglienza ai Migranti” attività di formazione professionale di figure preparate e preposte all’accoglienza ed al sostegno ai migranti in collaborazione con l’Istituto HFC Forensic Psychology di Roma ed il suo direttore Nicola Boccola. Ed infine, “Il Razzismo non è Un Punto di Vista ma un Crimine” pubblicazione editoriale a cura della dott.ssa Valentina Vivona, Psicologa Sprar (Servizio di Protezione per Richiedenti Asilo e Rifugiati) di Palermo. La Dottoressa Vivova, nel ruolo di Advocacy ha trasformato la pubblicazione in Campagna Sociale. Il documento si è concluso, chiedendo ufficialmente un incontro in occasione della prossima Sessione del Consiglio dei Diritti Umani delle Nazioni Unite di Ginevra.

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