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Vedova vittima strada: "Basta con questa scia di sangue, ora si investa in sicurezza'

Marina Cona perse quattro anni fa il marito in uno scontro in autostrada, lei rimase gravemente ferita

CRONACA
Vedova vittima strada: Basta con questa scia di sangue, ora si investa in sicurezza'

Marina Fontana con il marito

"Viviamo sulla nostra pelle i tanti morti per incidenti stradali, è un dolore costante, che per noi vittime e familiari di vittime decedute, si rinnova ogni volta che senti parlare di un altro incidente e di un’altra vittima. Morti che si potrebbero evitare con una maggiore presa di coscienza di quanto sia importante essere responsabili e di quanto sia indispensabile investire in sicurezza stradale e manutenzione delle strade". E' la denuncia di Marina Fontana, vedova di Roberto Cona, morto nell'estate del 2013 in un incidente stradale mentre la coppia andava in vacanza. Marina e Roberto erano felicemente sposati da appena un anno, quando in piena notte la loro auto, una Lancia Thesis, fu distrutta da un Tir "che andava troppo veloce", come spiega Marina Fontana. Lei rimase gravemente ferita e il marito, 51 anni, morì nello schianto. La donna, dopo una lunghissima convalescenza della quale porta ancora le tracce, sul corpo ma anche nell'anima, è ancora distrutta dal dolore. Ma non ha mai perso la voglia di lottare. Si è battuta per l'approvazione della legge sull'omicidio stradale. Ora Marina Fontana chiede più sicurezza sulle strade. A Palermo, e in provincia, sono 14 le vittime a Palermo in appena quattro mesi.

"L’elenco dei morti in incidenti stradali è un bollettino di guerra, e qui a Palermo ed in Sicilia i dati sono sconfortanti - si sfoga Marina Fontana con l'Adnkronos - Si dice sempre che il fattore umano è la prima causa dell’incidente stradale, e questo è vero. Ma è anche vero che strade sicure con infrastrutture adeguate e sane mitigherebbero in molti casi le conseguenze degli incidenti più gravi. Tanti gli incidenti gravi sulle strade della città trasformate in off limits per i pedoni, ovvero vere e proprie roulette russe per chi si trova ad attraversarle. Perché si deve attendere un ennesimo incidente per tentare di riflettere sui rischi che corrono giornalmente i pedoni e i ciclisti, di ogni età nella nostra città?".

"In questi giorni si osserva una recrudescenza degli incidenti stradali, nonostante anni di politiche di prevenzione, le campagne di informazione e sensibilizzazione, non si riesce ad interrompere questa scia di sangue che colora di rosso le strade e autostrade italiane - dice ancora Marina Fontana Cona - Gli incidenti avvengono per tanti motivi, la principale causa è la distrazione, soprattutto l’utilizzo scellerato dello smartphone alla guida, per parlare senza adeguati kit vivavoce, per chattare, per fare un selfie, poi a causa dell’alterazione delle percezioni dovuta all’assunzione di alcool e stupefacenti, a causa della velocità sostenuta, e anche per colpa di tante strade poco sicure, non adeguate alla viabilità e manutenute con indolenza".

"Sono una vittima della strada sopravvissuta, che ha perso il marito nello stesso incidente, circa 4 anni fa, il 27 luglio 2013 - racconta Marina Fontana - Da allora lotto perché ci sia consapevolezza di quella che deve essere la responsabilità alla guida per la propria vita e soprattutto per la vita degli altri. Insieme a tanti altri in Italia abbiamo lottato affinché esistesse una legge certa per dare vera giustizia, mai vendetta, alle vittime della strada. Adesso abbiamo da un anno la legge sul reato di omicidio stradale per i casi di alcol, droga e alta velocità , ma da sola non basta, c’è ancora tanto da fare, a livello sia di legge, per tutti quei casi di distrazione, dovuti ad esempio all’utilizzo irresponsabile del cellulare alla guida senza adeguati sistemi di controllo".

"Inoltre, si aggiunge, la lentezza dei processi, vivo sulla mia pelle il dolore della lungaggine giudiziaria, per il mio caso la sentenza di primo grado risale al 15 luglio 2015, due anni dopo l’incidente, il tribunale di Firenze ha condannato l’imputato a 3 anni di reclusione e a 4 anni di sospensione della patente, siamo ancora in attesa del completamento dell’iter giudiziario, intanto l’autista che ha ferito gravemente me, e ucciso mio marito, entrato in Italia senza carta verde, è ancora libero ed è tornato in Turchia già il giorno dopo l’incidente - racconta ancora la vedova di Roberto Cona - A Palermo le strisce pedonali sono quasi del tutte scomparse, o rese quasi del tutto invisibili agli automobilisti mettendo a rischio l’incolumità dei pedoni che le attraversano. E’ sulle strisce che avvengono la maggioranza degli incidenti mortali per i pedoni".

"Sono tutti esempi sui quali l’intervento delle istituzioni e dei responsabili amministrativi non ammette eccezioni si chiama prevenzione ed un diritto/dovere di tutti. Infrastrutture, educazione e formazione pene certe e immediate, Il rispetto delle regole deve essere una scelta consapevole a beneficio della sicurezza di tutti, ogni volta che l’infrazione di una regola diventa abitudine si rischia di creare emulazione e quindi danni irreparabili - aggiunge - Se non rispetti la regola devi sapere che rischi una vera punizione; servono maggiori controlli e sanzioni e pene adeguate e immediate, soprattutto sui comportamenti più azzardati e pericolosi per terzi. Vorrei maggiore sensibilità rispetto a questi temi, in questi ultimi anni, anche grazie ai nuovi strumenti social, qualcosa si sta muovendo, c’è tanta possibilità di passare velocemente la notizia, e anche tanta voglia di fare prevenzione, parliamo di 10 vittime al giorno, è una strage, sono quasi 4000 persone l’anno che non ci sono più per un incidente stradale".

"Abbiamo il dovere di fare qualcosa per fermare questa strage, e abbiamo il dovere di creare responsabilità in noi, e di pretenderla da parte delle istituzioni che devono tutelare noi e la sicurezza stradale - conclude - È importante che ci sia una mobilitazione da parte di tutti, anche dei ragazzi , dobbiamo aiutare le persone a capire che è necessario fare tutti un passo di responsabilità, perché tante di quelle vite potevano essere salvate. I candidati politici, dovrebbero considerare il tema della sicurezza stradale un tema “core” dei loro programmi. Ci vogliono campagne informative e preventive costanti e periodiche, ma anche atti concreti per creare maggiore sensibilità e per migliorare la viabilità e la sicurezza delle strade".

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