Caso Consip, i punti chiave dell'inchiesta

di Federica Mochi e Manuela Montebello

Si torna a parlare dell'inchiesta Consip dopo la diffusione del contenuto di una telefonata tra Matteo Renzi e il padre Tiziano. Nell'intercettazione, pubblicata nel libro 'Di padre in figlio' di Marco Lillo e anticipata oggi dal 'Fatto Quotidiano', l'ex premier si rivolge in maniera dura al padre, indagato nell'ambito dell'inchiesta per traffico di influenze, chiedendogli di dire la verità. Il segretario del Pd, commentando la pubblicazione della telefonata, si dice oggi umanamente ferito ma anche certo che "politicamente parlando" le intercettazioni rese note siano per lui "un regalo". Ma come si è arrivati a questo punto? Quali sono i punti chiave del caso Consip?

COS'E' L'INCHIESTA CONSIP - Si tratta di un'inchiesta condotta in un primo momento dalla procura di Napoli e in seguito di concerto con la Procura di Roma, che riguarda l'assegnazione degli appalti nella Pubblica Amministrazione. L'inchiesta giudiziaria che coinvolge la Consip è iniziata con una gara d'appalto, la Facility Management (FM4), che si occupa della fornitura di servizi (come la pulizia e la manutenzione) per gli uffici della pubblica amministrazione e che è stata bandita dalla centrale acquisti nel 2014. Il suo valore complessivo ammonta a circa 2,7 miliardi di euro e il bando è stato suddiviso in lotti. La Facility Management è finita al centro del 'Caso Consip' in seguito all'inchiesta nata a Napoli, e condotta dai pm della Dda Henry John Woodcock e Celeste Carrano su presunte irregolarità nell'assegnazione di alcuni appalti come quello per il servizio di pulizia all'ospedale Cardarelli. Da quest'inchiesta è nato poi il filone che si concentra sulla centrale acquisti della pubblica amministrazione italiana, andata alla Procura di Roma per competenza territoriale. Tra i protagonisti principali del caso Consip, l'imprenditore campano Alfredo Romeo nei confronti del quale è stata contestata l'accusa di corruzione per il fatto che l'imprenditore, per acquisire i servigi del dirigente Consip Marco Gasparri, gli avrebbe consegnato in più occasioni somme di denaro per complessivi 100mila euro, ora sequestrati al manager. Nel mirino dell'imprenditore, secondo la procura, c'era l'idea di avere a disposizione da parte di Marco Gasparri informazioni utili per la sua attività e particolarmente all'assegnazione dei lotti compresi nell'appalto FM4.

DI COSA SI OCCUPA LA CONSIP - Consip (acronimo di Concessionaria Servizi Informativi Pubblici) è la centrale acquisti della pubblica amministrazione italiana e il suo azionista unico è il ministero dell'Economia e delle Finanza (Mef), del quale è una società in-house. Per legge è previsto che operi nell'esclusivo interesse dello Stato. Consip nasce nel 1997 per gestire i servizi informatici dell'allora ministero del Tesoro, del Bilancio e della Programmazione Economica. Per la centrale degli acquisti passa una somma ingente di denaro. Il preconsuntivo dell'attività del programma acquisti del 2016 parla di 48 miliardi di euro, ma quelli effettivamente eseguiti da Consip sono meno, circa 8 miliardi.

I NOMI E I RUOLI DELL'INCHIESTA - Tante le pedine che si muovono nel filone dell'inchiesta Consip, a partire da Alfredo Romeo, arrestato con l'accusa di corruzione. L'imprenditore campano avrebbe consegnato in più occasioni al dirigente Consip Marco Gasparri somme di denaro per complessivi 100mila euro per ottenere agevolazioni nei suoi appalti.

Carlo Russo: imprenditore farmaceutico di Scandicci, toscano come il padre dell'ex premier Tiziano Renzi, di cui è amico. E' indagato dalla Procura di Roma per traffico di influenze.

Marco Gasparri: dirigente di Consip, indagato per corruzione. Ha ammesso di aver ricevuto denaro da Romeo per passargli 'dritte' sugli appalti.

Luigi Marroni: amministratore delegato di Consip, nell'inchiesta è un teste. Fece rimuovere le 'cimici' piazzate dai pm negli uffici Consip.

Filippo Vannoni: presidente di Publiacqua, società del servizio idrico, vicino a Renzi e Lotti. Ha detto ai pm di aver saputo delle 'cimici' da Lotti.

Italo Bocchino: ex deputato di Alleanza Nazionale, consulente di Romeo. E' indagato per corruzione e associazione a delinquere, come l'imprenditore.

Tullio Del Sette: comandante dei carabinieri, è indagato per rivelazione di segreti d'ufficio: avrebbe svelato che c'era un'inchiesta sugli appalti Consip.

Giampaolo Scafarto - E' il capitano del Noe indagato per falso dalla procura di Roma.

COSA C'ENTRA TIZIANO RENZI - Il padre dell'ex premier Matteo Renzi è indagato per traffico di influenze. Il suo obiettivo sarebbe stato favorire Alfredo Romeo nell'ottenere appalti Consip. Secondo l'ipotesi accusatoria fatta dal procuratore aggiunto Paolo Ielo e dal pm Mario Palazzi, Tiziano Renzi e anche l'imprenditore Carlo Russo avrebbero indotto l'imprenditore Alfredo Romeo a promettere somme di denaro mensilmente in cambio di interessarsi per lui con l'ex amministratore delegato della Consip, Luigi Marroni, con riferimento ad alcune gare di appalto. Un'accusa che Tiziano Renzi ha sempre respinto.

IL PRESUNTO FALSO NELL'INFORMATIVA - Ad aprile viene indagato per falso dalla procura di Roma il capitano del Noe Giampaolo Scafarto. Secondo l'accusa avrebbe alterato un brano di intercettazione relativo al padre dell'ex premier attribuendo a Romeo, anziché al suo consulente Italo Bocchino, la frase: "Renzi...l'ultima volta che l'ho incontrato". A Scafarto viene contestato inoltre di aver riferito in un'informativa della presenza di soggetti legati ai servizi segreti nel corpo di accertamenti svolti nell'ambito dell'inchiesta.

COS'E' IL REATO DI TRAFFICO DI INFLUENZE - Il reato per cui è indagato il padre di Renzi si configura quando, sfruttando i rapporti con un pubblico ufficiale, il reo si fa dare o promettere per sé o per altri denaro - o qualunque altro vantaggio patrimoniale - da un privato per istigare il pubblico ufficiale a compiere un atto contrario ai doveri d'ufficio (o all'omissione o al ritardo di un atto del suo ufficio), in favore del privato da cui ha ricevuto denaro. Il reato è punito con la reclusione da uno a tre anni, la pena è aumentata qualora chi compie il reato rivesta anche la funzione di pubblico ufficiale.

PERCHE' E' COINVOLTO LUCA LOTTI - Il ministro dello Sport e braccio destro di Matteo Renzi, Luca Lotti, è indagato per rivelazioni di segreto d'ufficio. Secondo i pm sapeva che era in corso un'indagine sulla centrale acquisiti della Pubblica Amministrazione e lo rivelò ai dirigenti Consip. "Non ho mai avvisato Marroni né nessun altro di una indagine su Consip, né mai passato altra informazione. Mai", ha detto Lotti al Senato, dove la mozione di sfiducia nei suoi confronti è stata respinta.