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2 giugno, cosa si festeggia e perché?

CRONACA
2 giugno, cosa si festeggia e perché?

Festa della Repubblica (FOTOGRAMMA)

Il 2 giugno ricorre il 71esimo anniversario della Repubblica Italiana. Il 2 giugno 1946 si è svolto infatti il referendum sulla forma istituzionale dello Stato che, con il voto popolare, ha portato alla nascita della Repubblica.

Gli italiani e per la prima volta le italiane (in 12.998.131 sono andate alle urne contro 11.949.056 uomini, ndr) hanno votato per "scegliere tra Repubblica e Monarchia e per eleggere i deputati dell’Assemblea Costituente" che ha avuto il compito di redigere "la nuova carta costituzionale" si legge sul sito del Quirinale.

"Esaurito il ventennio di dittatura fascista, per la prima volta la società italiana viveva l’esperienza di libere elezioni a suffragio universale maschile e femminile, seppure in un Paese allora ancora profondamente diviso sulla questione istituzionale - prosegue il racconto -. Esisteva una spaccatura profonda", "su basi geografiche", tra "il Nord a maggioranza repubblicana e il Sud a maggioranza monarchica, nonostante che gli eventi dell’ultimo ventennio - e in particolare la sconfitta, il proclama di armistizio reso noto l’8 settembre 1943" dal capo del governo, Pietro Badoglio, "la fuga dalla Capitale dei vertici militari, dello stesso Badoglio, del Re Vittorio Emanuele III e di suo figlio Umberto, lo stato delle forze armate italiane lasciate allo sbando, la guerra civile che divideva l’Italia - avessero oramai reso improrogabile la scelta di una profonda cesura con il passato".

Così, "il 9 maggio 1946 il re Vittorio Emanuele III (cui si imputava la responsabilità di avere consentito l’irrompere del fascismo) abdicò in favore del figlio Umberto, già nominato Luogotenente nel giugno 1944. Una decisione rivelatasi sin dal suo nascere tardiva e assolutamente inadeguata rispetto alle aspettative dei partiti aderenti al Comitato di Liberazione Nazionale".

"Fu questo il periodo - si legge sul portale del Quirinale - in cui un anelito di libertà e progresso si andarono diffondendo in Italia. Cancellate le 'leggi fascistissime' - che avevano consentito la liquidazione di tutti i partiti all’infuori di quello fascista, lo scioglimento dei sindacati socialisti e cattolici, la soppressione della libertà di stampa, fino alla trasformazione di fatto dell’ordinamento giuridico del Regno d’Italia in uno stato autoritario - risorsero le organizzazioni politiche e sindacali, i giornali si moltiplicarono con la creazione di nuove testate, le associazioni culturali ripresero vita".

L’affluenza al voto fu altissima. Nel 1946 gli aventi diritto al voto erano 28 milioni (28.005.449), i votanti furono quasi 25 milioni (24.946.878), pari all’89,08%.

I voti validi 23.437.143 e di questi 12.718.641 (pari al 54,27%) si espressero a favore della Repubblica, 10.718.502 (pari al 45,73%) a favore della Monarchia.

I giornali, e il dato è confermato dai risultati diramati dal Ministero dell’Interno, registravano un’affluenza alle urne che di provincia in provincia variava dal 75% al 90% degli aventi diritto.

In realtà, "guardando alla concretezza dei numeri, la frattura dell’elettorato sulla questione istituzionale fu radicale". Il passaggio da monarchia a Repubblica, si legge ancora, "avvenne in un clima di tensione, tra polemiche sulla regolarità del referendum, accuse di brogli, polemiche sulla stampa, ricorsi e reclami. In virtù dei risultati ed esaurita la valutazione dei ricorsi, il 18 giugno 1946 la Corte di Cassazione proclamò in modo ufficiale la nascita della Repubblica Italiana. L’Italia cessava di essere una monarchia e diventava una Repubblica".

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